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Douja d'Or


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Nel grande Settembre astigiano legato alle
tradizioni locali, non poteva mancare una prestigiosa manifestazione
dedicata al vino. Infatti, dal 1966, ogni anno dal secondo al terzo
weekend di settembre la Camera di Commercio di Asti organizza il Concorso
Nazionale per i vini D.O.C. (Denominazione a origine controllata) e
D.O.C.G. (Denominazione a origine controllata e garantita) “Premio Douja
d´Or” una delle iniziative più prestigiose del panorama enologico
nazionale. L’ambito premio “Douja d’Or” viene assegnato ai grandi e
prestigiosi vini nazionali scelti e giudicati da un’apposita commissione
di esperti O.N.A.V., che dopo un’accurata selezione, stabiliscono quali
sono i migliori vini italiani partecipanti al Concorso e che possono
fregiarsi del riconoscimento “Premio Douja d’Or”. Durante tutto il periodo
della manifestazione, in un apposito stands allestito nell’ottocentesco
Palazzo del Collegio nel centro storico astigiano, è possibile degustare e
acquistare oltre 400 etichette di vini pregiati italiani che hanno
partecipato al concorso e che hanno ottenuto l’ambita qualifica di
“eccellente”. Completano la festa del Salone Nazionale spettacoli
musicali, concerti, percorsi culturali, mostre d’arte, incontri con
produttori affermati ed emergenti, convegni su temi di attualità legati al
mondo enologico, e iniziative di carattere enogastronomico con raffinati
menù di grande gastronomia, che ogni sera dà appuntamento ai più rinomati
chef dell’Astigiano con la rassegna “I Piatti d’Autore”. Dieci giorni da
vivere intensamente assaporando i profumi e i sapori della splendida terra
astigiana. Oggi, la “Douja d’Or è una delle manifestazioni di maggior
interesse e richiamo per i produttori di vino italiani. Grazie a ciò, ed
in considerazione del notevole significato promozionale dell’economia
locale, e per la rilevante valorizzazione di uno dei prodotti d’eccellenza
del territorio astigiano, la Manifestazione ha ottenuto nel 2001 l’Alto
Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana. La festa del vino
“Douja d’Or” prende il proprio nome da un antico recipiente, una sorta di
boccale (douja), utilizzato in passato per travasare e contenere il vino.
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Assedio di Canelli anno 1613


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Il terzo fine settimana di Giugno si svolge la Rievocazione Storica de
“L’Assedio di Canelli – anno 1613”. La manifestazione prende spunto da un
fatto storico documentato che si inquadra nell’ambito delle guerre per la
successione del Ducato di Monferrato (1613-1617). Nel 1612, alla morte di
Francesco Gonzaga, iniziò la guerra per la successione del Ducato del
Monferrato, che oppose il duca Carlo Emanuele I di Savoia, suocero di
Francesco, a Carlo Gonzaga, duca di Nevérs. Nel Giugno 1613, approfittando
della mancanza di soldati sabaudi dalle fortificazioni canellesi, Carlo
Gonzaga, duca di Nevérs, con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria
e con diversi cannoni, attraversò il fiume Belbo e pose l’assedio alla
città di Canelli, cittadina fortificata di confine, già teatro di molti
scontri. Le soverchianti truppe monferrine tentarono in più modi di
entrare in Canelli ma la piccola guarnigione rimasta fu aiutata in modo
determinante dalla popolazione che, con non pochi sacrifici, riuscì a
resistere a tutti gli attacchi e a reagire in modo decisivo, obbligando il
nemico ad una fuga precipitosa. Il Duca di Savoia per premiare gli uomini
e le donne di Canelli del loro eroico comportamento li esentò per
trent’anni, con apposito decreto, dal pagamento delle tasse. Una
memorabile vittoria che ogni anno Canelli ricorda per due giorni con una
straordinaria Rievocazione Storica, nella quale oltre tremila figuranti canellesi,
in costume d’epoca, fanno rivivere antichi duelli all’arma bianca e
battaglie con tanto di antichi cannoni e cariche di cavalleria, ricreando
per due giorni l’atmosfera e le situazioni di una città assediata,
coinvolgendo i visitatori che diventano al tempo stesso testimoni degli
eventi e protagonisti, sottostando agli obblighi ferrei del lasciapassare
(il “Tiletto”), accettare di buon grado l’eventuale inquisizione da parte
delle guardie di ronda, e rischiando la berlina se nelle osterie qualcuno
alzasse troppo il gomito; e poi odore di polvere da sparo ovunque,
tamburi, ordini concitati, ispezioni a sorpresa, momenti di relativa
tranquillità alternati a sortite improvvise, il tutto per ricreare una
straordinaria atmosfera che richiama ogni anno decine di migliaia di
visitatori. Alla manifestazione partecipano anche una ventina di osterie e
taverne, accuratamente ricostruite in stile d’epoca, che offrono menù
strettamente seicenteschi.
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Cattedrali sotterranee di Canelli


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Sotto le strade e le case di Canelli si snoda un impressionante sistema di
gallerie che, per secoli, è servito a custodire e ad affinare il vino che
si produce su queste colline. Oggi questi luoghi svelano tutti i loro
segreti più affascinanti. Il mondo misterioso e sotterraneo, delle
cantine, emblemi di quella civiltà del vino che in Piemonte ha radici
antiche, è il caso delle "cattedrali del vino" di Canelli, la capitale
mondiale dello spumante: opere d'alta ingegneria sontuose e solenni, ma
soprattutto uniche, almeno in Italia. Al punto che l'amministrazione
comunale canellese ha deciso di presentare la candidatura all'Unesco per
inserirle nella lista del Patrimonio culturale dell'umanità. Le cantine
spumantiere sono, l'aspetto meno visibile della cittadina astigiana, ben
nascoste nelle viscere della collina tufacea su cui sorge il borgo antico
dominato dal secentesco castello dei Gancia. È lì sotto che si snodano su
più piani qualcosa come 20 chilometri di gallerie, scavate nell'800 in
pieno boom del "moscato champagne", un labirinto di ambienti suggestivi
caratterizzati da strutture con volte a botte, a vela, a voltina, a una o
più navate. Dove a una temperatura costante di 12-14 gradi si affinano i
più prestigiosi spumanti canellesi, accuditi dalle cure amorevoli degli
ultimi maestri cantinieri, veri "sacerdoti" di riti antichi come il
remuage, il dégorgement, il dosage, tramandati da una generazione
all'altra, che fanno di ogni bottiglia di vino spumante un vero
capolavoro. Gran parte di queste autentiche cattedrali del vino sono
aperte al pubblico, la visita non può che cominciare dalle Cantine Gancia,
dove nel 1865 fu creato il primo spumante italiano dal capostipite Carlo
Gancia, che aveva appreso i segreti dello champagne durante un soggiorno
in Francia. Le gallerie dalle caratteristiche volte di mattoni rossi che
si estendono per centinaia di metri sotto il manto stradale assicurano il
riposo degli spumanti più pregiati della Casa, la cui storia è raccontata
con documenti e bottiglie storiche nel piccolo museo ricavato
nell'Infernot, il locale un tempo riservato all'imbottigliamento.
L'itinerario alla scoperta della Canelli sotterranea prosegue lungo Via
Giuliani che da sempre è l'indirizzo delle più rinomate aziende vinicole
della città. Un grande cancello in stile liberty introduce al mondo
ovattato delle cantine Contratto, scavate nel tufo a 32 metri di
profondità, nel cuore della collina, le cantine sono quanto di più
spettacolare ci si possa immaginare. Sotto le volte monumentali sono
allineate le pupitre, i cavalletti di legno su cui si affinano milioni di
bottiglie di spumante, mentre nelle gallerie lunghe centinaia di metri
sono schierate le barriques in cui riposano i grandi vini piemontesi come
il Barolo, il Barbaresco, il Barbera d'Asti. Punta sui grandi rossi anche
la produzione della Coppo, casa vinicola fondata nel 1892, le cui storiche
cantine di Via Alba possono essere considerate il proseguimento ideale di
quelle della Contratto, con cui quasi confinano. La gloriosa azienda
spumantiera Luigi Bosca, fondata nel 1831, ha sposato i suoi vini con
l'arte. Le sue cantine sono infatti disseminate di sculture, che culminano
nell'installazione Le Piramidi di Eugenio Guglielminetti.
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