l palazzo, è situato in Corso Alfieri di fronte a Palazzo Ottolenghi e Via San Martino.
La costruzione sorge sul sito dell’antica casa-forte della famiglia ghibellina dei Turco.
I ghibellini Turco formavano insieme con gli Isnardi ed i Guttuari l'albergo dei De Castello, potente antagonista della non meno potente famiglia guelfa dei Solaro.
Questo antichissimo palazzo dei Turco era munito di muri massicci da renderlo una robustissima casa-forte, specialmente ad ovest, nell’angolo che esso faceva con la Via Giobert, (un tempo Via della Maddalena).
Sulla facciata verso Via San Martino, s’innalzava una torre, che probabilmente, al pari di quella del Palazzo Bestagno (ora Ottolenghi) venne abbattuta durante le disastrose vicende del XIII secolo.
La casa-forte fu acquistata nel 1442 dai Mazzetti di Frinco.
Dalla fine del XVII secolo l'edificio subì modifiche ed ampliamenti promossi dal marchese Giovanni Battista Mazzetti che culminarono con la costruzione e la decorazione della galleria al piano nobile. La facciata, l'atrio, lo scalone nonché gli ambienti ad est della galleria, sono invece il risultato della seconda ristrutturazione del palazzo, realizzata a partire dal 1751 su disegno attribuito all’architetto Benedetto Alfieri per confronti di stile. A seguito della spoliazione napoleonica, la dimora passò dopo il 1829 a Pietro Roero di Settime (nipote di Paolo Mazzetti) e nel 1846 fu acquistata dal conte Luigi Alfassio - Grimaldi di Bellino. Risalgono a questo periodo alcune modifiche della facciata su progetto dell'ingegner Michele Valessina. Una svolta importante per la sorte dell'edificio fu l'acquisto operato dalla Cassa di Risparmio di Asti nel 1937, tre anni dopo la banca concesse gli ambienti del piano nobile al Comune per allestire la Pinacoteca Civica. La fama del palazzo è attestata dai soggiorni di Giacomo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra (1717), del principe di Piemonte e futuro re di Sardegna Carlo Emanuele III (1727) e di Napoleone I (1805). Si deve allo studio di A. Bellini l'attribuzione all'Alfieri dei lavori del 1751, mentre le ricerche documentarie di G. Bosco e A.M. Dondi hanno approfondito la conoscenza della decorazione a stucco e delle maestranze attive nel cantiere degli anni 1727-1730. La facciata dell'edificio presenta una struttura architettonica semplice, con il motivo tipicamente alfieriano della nicchia che include il portale e il balcone, ornata dallo stemma dei Mazzetti sorretto da due unicorni. L'atrio presenta colonne di gusto manieristico ed è aperto sulla destra, sull'ampio scalone con stucchi rococò. Al piano nobile, il salone d'onore è il miglior esempio di una concezione unitaria tra architettura e decorazione. Notevoli gli stucchi eseguiti da maestranze ticinesi sotto la supervisione di Alfieri; di gusto ancora seicentesco sono invece quelli dell'ala situata ad ovest, databili al 1727 circa. Per quanto riguarda la decorazione ad affresco, essa è presente nella volta della galleria e del salottino est con temi allegorici e celebrativi. Vanno infine ricordati gli arredi di pertinenza del palazzo, tra cui le porte e la sopracaminiera del salottino (1700 circa), le consolles di metà Settecento, mentre di provenienza incerta sono le bellissime sovrapporte di Pietro Francesco Guala con Storie di Rinaldo e Armida (1740-1741) e quelle di Giovanni Michele Graneri (prima sala est), Carlo Filippo Brambilla (salone) e Michele Antonio Milocco (terza sala).
La pinacoteca di Palazzo Mazzetti comprende in prevalenza dipinti di scuola piemontese dal XV secolo fino ai contemporanei, da segnalare quattro tavole dipinte su ambo i lati del cosiddetto Maestro di San Martino Alfieri (fine XV-inizio XVI secolo), opere di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625) e del suo ambito, di Gian Carlo Aliberti (1670-1727), di Michelangelo Pittatore (1825-1903), di maestri del 1900 come Carlo Levi e Nicola Galante. Notevole anche la sezione dei pittori genovesi del 1600, della quale fanno parte due tele di Valerio Castello (1624-1659).
Oltre alla quadreria, altre importanti collezioni del museo sono: gli stalli lignei di Baldino da Surso datati 1477 (un tempo nel coro della Cattedrale di Asti); una raccolta di antichi tessuti; le microsculture di Giuseppe Maria Bonzanigo (1745-1820); la sezione dedicata alla storia del Risorgimento (armi, uniformi, dipinti di soggetto risorgimentale); una raccolta di oggetti orientali, dono di viaggiatori astigiani.
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