l palazzo si trova in Via Massaia e divenne proprietà della famiglia Mazzola all’inizio del 1500.
Edificato nelle forme architettoniche del primo Rinascimento su una preesistente struttura medievale (come attestano, oltre alle fondazioni, le tre finestre ogivali occluse che si possono notare sulla parete esterna prospiciente la Via Buon Pastore), il palazzo rappresenta uno dei pochi esempi di architet-tura cinquecentesca ad Asti. Sulla finestra a croce della facciata e sui portali interni sono riportati più volte il nome e lo stemma del proprietario Francesco Mazzola giureconsulto, della famiglia Mazzola.
Filippo Mazzola nel 1710 donò il palazzo all'opera pia “Buon Pastore”. Dalla famiglia Mazzola, dopo poco più di due secoli, l'edificio passò quindi all'Istituto fondato nel 1693 e destinato ad ospitare giovani pericolanti e pericolate e bambini abbandonati. Con la soppressione dell'opera pia, avvenuta nel 1979, palazzo Mazzola è diventato, dal 1980, sede prestigiosa dell'Archivio Storico Comunale.
A pianta rettilinea irregolare, con bracci laterali, cortile e giardino a nord ed a sud, l'edificio presenta numerose decorazioni esterne ed interne: sulla facciata un cornicione in arenaria, una finestra centinata ed un'altra a croce guelfa con fregi in arenaria e con il nome del proprietario. All'interno, portale d'ingresso in arenaria scolpita nelle forme classiche rinascimentali con motivi architettonico-decorativi (rosoni, capitelli) sulla cui trabeazione sono incisi lo stemma (leone coronato che tiene una mazza tra le zampe) e il nome del proprietario. La cimasa è resa in forma di nicchia, destinata in origine alla collocazione di un elemento scultoreo ed ora vuota. Nel corridoio d'ingresso dell'originario loggiato, ora chiuso, è visibile un capitello di ottima fattura che corona una colonna in arenaria in attesa di essere riportata alla luce. Si tratta probabilmente del capitello che recava incisa la data 1516 ora non più leggibile. Al piano terra, nella sala di rappresentanza, è notevole per valore artistico e bellezza un soffitto a cassettoni della seconda metà del 1500, con decorazioni a motivi geometrici stampigliati. Nei fregi sottostanti, entro volute barocche, sono presenti figurazioni e motti in lingua italiana e latina, di significato allusivo ed esoterico. Il fregio centrale, nella parete di sinistra, riporta, insieme con lo stemma della famiglia Mazzola, il motto “Deus fortitudo mea” e la data 1763. Il corridoio e lo scalone cinquecenteschi hanno volte a botte e ad unghie visibili anche in altri locali del piano terra prospicienti il loggiato interno. Al piano nobile si trovano soffitti a cassettoni in parte recuperati in parte ancora nascosti da voltine dell'Ottocento.
Come già detto, il palazzo è ora sede dell'Archivio Storico Comunale, il quale conserva materiale prodotto e ricevuto in prevalenza dall'amministrazione comunale dal X secolo ai giorni nostri. Ai documenti storici veri e propri che costituiscono la sezione storica fanno seguito molte serie documentarie di deposito nell'ambito delle quali si effettuano le ordinarie operazioni di riordino e scarto preliminari all'archiviazione definitiva.
Il documento più antico risale all'anno 947. Per i secoli X-XIV, a testimonianza della nascita, dello sviluppo, del decadere del potente comune medievale, si conservano preziosi manoscritti tra cui ricordiamo, il “Codex Astensis”, che contiene, tra l'altro, documenti relativi ai rapporti tra Asti e l'Impero, alle cariche pubbliche del Comune, alle famiglie astigiane, ecc.; il “Codice Catenato” o “Codice degli Statuti” contenente norme di carattere civile, penale, amministrativo ecc.; atti notarili di carattere patrimoniale; i Cartari della certosa di Valmanera; corrispondenza varia tra il comune, gli organi ecclesiastici e laici operanti sul territorio e moltissimi altri documenti ancora.

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Palazzo Mazzola