

Codex Astensis o Codice Malabayla
l manoscritto in caratteri gotici del “Codex Astensis”, noto anche come “Codice Malabayla” (Codex Astensis qui de Malabayla communiter nuncupatur), contiene la trascrizione trecentesca di documenti che vanno dal 1065 al 1353 preceduti dalla “Cronaca” di Ogerio Alfieri che descrive le vicende della Città di Asti dalla sua fondazione al 1294. Seguono privilegi e diplomi imperiali concessi al Comune di Asti, documenti relativi ai territori “ultra et infra Tanagrum” soggetti ad Asti e numerosi atti attestanti i rapporti tra Asti e le città vicine.
Il manoscritto, ha una legatura in legno e cuoio ornata da borchie in ottone, e possiede una elegante grafia gotica trecentesca con capilettera sparsi riccamente ornati, è costituito da 380 fogli di pergamena in 45 fascicoli ed è corredato da 105 miniature gotiche di cui le prime 6 a carattere antropomorfo e 99 a carattere simbolico.
I fogli 19-20 contengono una carta topografica dei luoghi contrassegnati da castelli e torri spesso sormontati dalla bandiera astigiana, e attraversati da fiumi e torrenti.
L'importante raccolta diplomatica, finita negli archivi imperiali di Vienna, fu consegnata dall'imperatore Francesco Giuseppe nel 1876 all'allora ambasciatore Quintino Sella per essere riportata in Italia e restituita alla Città di Asti.
Quintino Sella, insieme con Pietro Vayra, archivista di Stato di Torino, curò la trascrizione e la pubblicazione del “Codex Astensis” edita dall'Accademia dei Lincei tra il 1880 e il 1887.
Nel 1884, gli eredi del Sella, da poco deceduto, restituirono il codice alla città. In quell'occasione fu redatto un verbale di consegna corredato da una miniatura in stile neo-gotico e romanticheggiante che costituisce il fascicolo introduttivo al “Codex Astensis”.
Negli anni 1903-1905 fu pubblicata la traduzione dell'intera opera a cura di Vincenzo Ratti, preside del Liceo di Asti, a spese della famiglia Ottolenghi che aveva promosso l'iniziativa.
La “Memoria” di Quintino Sella contenuta nel primo volume costituisce il primo studio sistematico sul codice.
Secondo il Sella, il “Codex Astensis” sarebbe la copia di un più antico codice di cui attualmente è conservata solo una ventina di fogli presso la Biblioteca Nazionale di Torino, noto come “Codice Alfieri” e riferibile cronologicamente agli anni '90 del Duecento. Il codice sarebbe stato ricopiato per volere dell'Arcivescovo Giovanni Visconti che, essendo signore di Asti alla metà del Trecento, avrebbe voluto possedere “una copia dei diritti di questa città”. Tale ipotesi si basa sul fatto che l'ultimo documento conservato nel “Codex Astensis” è proprio un documento di Giovanni Visconti datato 1353.
Dopo la “Memoria” del Sella, nessuno studioso si è più soffermato sul “Codex Astensis” in modo sistematico.
Merita tuttavia di essere ricordato il significativo contributo del prof. Renato Bordone che in occasione del convegno su Bianca Lancia d'Agliano del 1990, prendeva in esame i pennoni delle miniature del “Codex Astensis”. Riscontrando nella miniatura relativa a Rocca d'Arazzo, sul pennone che sventola sul suo castello, la presenza dell'emblema araldico dei Visconti (il famoso biscione) ne traeva argomento per correggere l'ipotesi già formulata dal Sella relativa alla datazione del “Codex Astensis”. Essendo il castello di Rocca d'Arazzo stato infeudato a Gian Galeazzo Visconti soltanto il 2 febbraio 1379, Renato Bordone ne deduce che la copia non venne eseguita al tempo di Giovanni, bensì al tempo di Gian Galeazzo Visconti, negli anni 1379-1387.
Nel volume “le miniature del Codex Astensis. Immagini del dominio per Asti medievale", a cura del prof. Gian Giacomo Fissore del maggio 2002, la prof.ssa Ada Quazza ribadisce l'attribuzione cronologica del “Codex Astensis” agli anni 1380-'85 e attribuisce a una fonte locale la copia del manoscritto.
A questo volume, in cui sono pubblicate tutte le miniature del codice, si rimanda per l'approfondimento scientifico e bibliografico.
Il manoscritto trecentesco del "Codex Astensis", è custodito presso l'Archivio Storico del Comune di Asti ed è il documento più prezioso e più prestigioso posseduto.
Il Codex Astensis o Codice Malabayla, manoscritto in caratteri gotici,
legatura lignea con borchie in ottone. Al centro, stemma del Comune di Asti con motto.
(Archivio Storico del Comune di Asti)
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