Chiesa di Santa Maria Nuova
a costruzione di una primitiva chiesa di Santa Maria Nuova risale alla metà del IX secolo (probabilmente all’anno 886 d.C.), e viene citata per la prima volta in un documento del 1008.
La chiesa anticamente era situata fuori dal recinto delle mura cittadine, e non risulta frequentata dall'aristocrazia che preferiva altri luoghi religiosi. Attorno alla chiesa vi sorse il borgo che da essa si denominò di Santa Maria Nuova.
La chiesa all’inizio del XII secolo (1132) venne affidata ai Canonici Regolari di Sant’Agostino, detti Mortariesi, che avevano sede nel Convento attiguo (l’attuale Ospedale Civile di Asti), e proprio nell’anno 1132 venne eretta a Parrocchia. Il 4 Marzo 1474 subentrarono, come titolari e reggenti della Parrocchia, i Canonici Lateranensi sempre di regola Agostiniana, che la ressero fino al periodo napoleonico, quando il Convento fu soppresso e i Canonici rientrarono a Roma. Appena preso possesso della Parrocchia, i Canonici Lateranensi, vista l’insufficienza e lo stato fatiscente della Chiesa, decisero di abbatterla, lasciando solo il campanile, e diedero inizio alla costruzione della attuale Chiesa, che perciò risale agli ultimi anni del 1400 e agli inizi del 1500.
Dopo i Canonici Lateranensi, la Parrocchia venne affidata al Clero secolare e la chiesa venne resa autonoma con un piccolo edificio adiacente, con funzione di casa parrocchiale.
La lapide con lo stemma abbaziale collocata in facciata viene dalla basilica degli Apostoli, ormai distrutta, che si trovava presso il torrente Borbore e che faceva parte delle proprietà dell'Abbazia. La Chiesa stessa faceva corpo con il convento trasformato poi in ospedale, e del quale si conserva il chiostro, capolavoro del Cinquecento in Asti (1591).
Costruita in stile gotico (come si può tuttora rilevare dall’abside esterna e dalle finestre, dalla volta a crociera con nervature trilobate), la Chiesa è a pianta rettangolare ad una sola navata. La facciata, a capanna, venne rifatta alla fine del 1600 e l’interno fu trasformato in stile barocco all’inizio del 1700 con la costruzione di cappelle laterali e di un cornicione lungo tutto il perimetro, con conseguente taglio delle finestre.
Al fianco Nord del presbiterio torreggia il campanile, notevole e raro esempio in Asti di architettura romanico-lombarda (come quello della Cattedrale e della Collegiata di San Secondo) risalente al XI secolo, di forma quadrata a sei piani, divisi da cornici in archetti, alto 33 metri. Il campanile in origine era più alto di uno o due piani, e non era coperto dal tettuccio, ma coronato da merli guelfi. Fu mozzato il 6 Marzo del 1746, durante la guerra di successione del Monferrato, da colpi di cannone che hanno reso la struttura allo stato attuale sproporzionata e poco slanciata. Il campanile è scandito da specchiature, coronate da una fascia marcapiano a denti di sega, con un fregio di archetti pensili, costituiti ognuno da due conci in laterizio. Ai lati lesene rilevate segnano gli angoli della struttura.
Particolare curioso: le fronti Est ed Ovest del campanile presentano due grandi archi a tutta larghezza, con un’altezza in chiave di volta di metri 7,30, il che fa supporre che sotto il campanile passasse la strada (la romana Via Fulvia) che conduceva a Tortona e che ora è spostata di pochi metri verso nord. Originaria è l’abside esterna, in stile gotico, caratterizzata da potenti contrafforti.
Interessante il vicino chiostro del convento, di tardo Cinquecento, attualmente inglobato nell’adiacente complesso dell’ospedale civile.
All’'ingresso si incontrano due confessionali settecenteschi, e subito alla sinistra, nella cappella di San Giovanni Bosco, un bassorilievo dello scultore Gaetano Cellini (1875-1957) (calco in gesso per analoga opera in bronzo al Colle Don Bosco). Dopo la Cappella di San Giuseppe con statua del Santo si giunge alla Cappella del Crocifisso con altare ligneo dorato e Cristo Crocifisso attribuibile al XVII secolo.
Sotto l’altare statua di Cristo morto, opera del XVII secolo.
Nel presbiterio la balaustra, l’altare maggiore e gli stipiti marmorei delle porte sono lavori pregevoli della fine del Settecento. L’altare settecentesco di linea curva in marmi policromi, racchiude un prezioso tabernacolo, sempre in marmi policromi. Vero capolavoro d’arte è la porticina del tabernacolo, databile 1735, eseguita in lamina di rame dorato, con intarsi di corniole e pietre dure. Alla sinistra dell’altare si nota la cattedra abbaziale che risale alla seconda metà del Cinquecento.
Nel coro gli stalli sono lavoro del 1572 (data apposta allo stallo centrale), e il leggio centrale, di epoca anteriore, sembra opera composita e rivela una influenza francese, unico esempio in Piemonte di influenza francese.
Al centro dell’abside campeggia la pala di Gandolfino da Roreto: “Madonna in trono con santi”, databile intorno e dopo il 1496 (data del lascito testamentario del nobile Antonio Curia per la costruzione di una grande ancona in onore della Beata Vergine). Intorno alla madonna i Santi Caterina d’Alessandria, Agata, Agostino e Secondo; nella lunetta la risurrezione di Cristo. La bella cornice è da attribuire ad artigiani cremonesi.
Sulle pareti del presbiterio e del coro (da sinistra): Fondazione della Basilica degli Apostoli (XVIII secolo), Sant’Agostino e il miracolo dell’ossessa (XVIII secolo), Madonna con il Bambino, Santa Elisabetta e San Giovanni (opera di Pietro da Bagnara di scuola raffaellesca) e la Purificazione di Maria (di Giuseppe Antonio Castello, XVIII secolo).
Proseguendo verso destra si incontra la Cappella della Divisione degli Apostoli: sopra l’altare tela della metà del XVI secolo: San Pietro si accomiata dagli Apostoli. Ai lati due statue lignee, ad altezza naturale, del Seicento rappresentanti Santa Margherita (attribuita a M. Enachem) e Santa Eulalia. Addossati alle pareti due affreschi del XV secolo, staccati dalla facciata della chiesa, raffiguranti San Biagio e Sant’Agostino.
Dopo la Cappella di Maria Ausiliatrice con bella statua dorata, si può ammirare accanto al fonte battesimale la “Natività” di Gandolfino da Roreto, opera su tavola del 1515 circa, forse parte di un polittico. Presenta affinità con opere di Defendente Ferrari, al quale venne per lungo tempo attribuita.
Sopra l’ingresso un notevole organo, firmato da Giuseppe Gandini nel 1894.