Chiesa di Sant'Adriano

a scomparsa chiesa parrocchiale di Sant’Adriano, sorgeva a nord di Via Isnardi, tra Corso Alfieri e Via Vassallo.
Ne fa menzione, oltre il Registro del 1345, l’antico Rituale membranaceo della Cattedrale, che fra le varie stazioni da farsi nelle processioni delle Rogazioni segna quella “ad Sanctum Adrianum”. Filippo Malabayla nella sua “Esortazione” la chiama “Sant’Adriano del Borbo”.
Esisteva già nel XII secolo, ed allora era una proprietà dei Canonici della Cattedrale, ai quali venne confermata con tutte le sue pertinenze da Papa Alessandro III, con Bolla del 27 Luglio 1169. Dopo il 1345, in quale esatto anno non è noto, passò sotto la dipendenza dell’Abbazia dei SS Apostoli, con la quale venne in fine unita al Priorato di Santa Maria Nuova dei Canonici Lateranensi dal Papa Clemente VII con Bolla del 15 Gennaio 1523. Sant’Adriano era allora parrocchia, ma priva di redditi. Nel 1550 il sacerdote Giacomo Saraceno d’Asti le assegnò in dote otto o dieci giornate di terra poste a Portacomaro, ed in compenso i Canonici Lateranensi di Santa Maria Nuova, con facoltà ottenuta dal Capitolo generale tenuto a Ravenna, gli concessero il giuspatronato laicale della stessa parrocchia da continuarsi nella linea del nipote Giovanni Secondo. Dopo la sua morte, invece di nominare un nuovo titolare della parrocchia di Sant’Adriano, presso la quale egli abitava, ne alienò la dote ed i beni mobili. Non contento di ciò, sembra che si mise a scalzare le fondamenta della chiesa per aiutarla a cadere, e a venderne tranquillamente i mattoni.
I Canonici di Santa Maria Nuova protestarono, ed a loro istanza il vescovo Domenico Della Rovere, il 30 Agosto 1574, andò in visita alla parrocchia di Sant’Adriano e verificata la cosa, ordinò al Saraceno di riparare la chiesa, consegnare la dote coi redditi e presentare un sacerdote idoneo per ufficiarla fra tre mesi, pena la sconsacrazione della chiesa.
Iniziò così una lunga lite, durante la quale le già precarie condizioni della parrocchia di Sant’Adriano andarono sempre più peggiorando.
Nel 1585 la chiesa era quasi intieramente distrutta e di essa non restava in piedi che un solo muro. Il Visitatore Apostolico monsignor Angelo Peruzzi trovandola in simili condizioni chiese conto all’Abate di Santa Maria Nuova, e seppe da lui che il suo antecessore aveva ottenuto da Papa Pio V la facoltà di sconsacrarla e di demolirla, e di poter reimpiegare a suo arbitrio il sito e materiali in usi profani, col consenso però dell’Ordinario; ma sino a quel momento non si era eseguito, anzi, neppure presentato il Breve pontificio. Il Visitatore Apostolico, allora, ordinò che ciò fosse subito fatto, e se il vescovo acconsentiva, che la chiesa fosse rasa al suolo. Nel caso contrario la si riedificasse nel termine di un anno, si ornasse, e vi si celebrasse messa. È da credere che il Vescovo acconsentisse a quella totale demolizione, poiché dopo d’allora più non s’incontra memoria di Sant’Adriano. La cura d’anime, secondo la testimonianza del Priore G. M. Cagna, fu ceduta nel 1571 ai Padri Serviti di Santa Caterina.