Chiesa di San Secondo del Mercato
’insigne collegiata di San Secondo è la più antica chiesa di Asti, ed è una delle chiese romanico-gotiche più importanti e ben conservate del Piemonte. La chiesa sorge nel centro di Asti sull’omonima piazza. E’ detta collegiata perché sede di un collegio canonicale.
Anticamente nella zona di San Secondo si trovava la “curtis” longobarda (insediamento principale longobardo). Piazza San Secondo è quindi luogo pubblico da secoli.
La Collegiata, detta nel medioevo chiesa di “San Secondo dei Mercanti”, sorge sul luogo dove la tradizione vuole che sia stato ucciso e sepolto il martire San Secondo, Patrono della città Asti, immediatamente fuori della cinta muraria romana. Le spoglie del Santo sono conservate e venerate, tutt’oggi, nella basilica, all’interno della cripta, entro un’urna-reliquiario cinquecentesca.
La tradizione considera il Patrono San Secondo un martire del II secolo d.C., simbolo della primitiva comunità cristiana locale; altri, invece, lo considerano un vescovo di Asti. Secondo P. Dacquino si tratterebbe di un vescovo vissuto in epoca longobarda, mentre G. P. Silicani riconosce in lui il protovescovo storico (o ideale) della Città di Asti, vissuto nel V secolo. Il titolo di martire gli viene attribuito perché a partire dal V-VI secolo, il termine “martyr” era applicato a vescovi venerati con culto pubblico. Quindi il Santo Patrono di Asti è un santo vescovo impropriamente venerato come martire.
La storia della chiesa gotica di San Secondo, ancora oggi risulta in buona parte lacunosa e scarsamente documentata, come invece un edificio sacro di tale prestigio richiederebbe. Tuttavia, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, la bibliografia apparsa sull’argomento, insieme ai dati emersi nel corso dei restauri degli anni ‘60, consentono di ricostruirne, seppur sommariamente, le principali vicende costruttive dell’edificio. L’origine della chiesa risulta assai controversa proprio perché ricco di contraddizioni. La leggendaria tradizione vuole infatti che, Secondo, militare romano, fattosi cristiano per intercessione di San Calogero, sia vissuto nel II secolo d.C. e martirizzato proprio nel luogo dove poco dopo sarebbe sorta la chiesa a lui intitolata. In realtà, afferma Alberto Crosetto, archeologo della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, non esistono chiare conferme circa l’esistenza di una primitiva chiesa paleocristiana.
Il documento più antico in cui viene menzionata la Collegiata di San Secondo è datato 1 agosto 880 d.C. Si tratta di un placito tenuto da Baterico, visconte d’Asti, in cui si fa cenno ad alcune proprietà relative alla chiesa. Si conosce con certezza, grazie soprattutto al placito del marzo 940 d.C. di Uberto, conte d’Asti, che la chiesa, divenuta parrocchia all’inizio del secolo, era situata fuori dalle mura della città, in quanto chiesa cimiteriale. Infatti, le leggi imperiali del tempo vietavano di seppellire i morti all’interno dell’abitato cittadino, per cui le aree cimiteriali si trovavano al di fuori delle mura, ma le incursioni barbariche del IX e X secolo, costrinsero il trasferimento del corpo del Santo all’interno del Duomo di Asti, posto più sicuro poiché collocato dentro la cinta muraria astigiana.
Di questo trasferimento, però, non esistono documenti certi, ma verso l’880 d.C., la Cattedrale astigiana appare intitolata a “Santa Maria e a San Secondo”; ciò potrebbe attestare la presenza delle reliquie del Santo in tale edificio. Secondo l’abate e cronista astese Stefano Incisa (1742-1819), lo spostamento definitivo sarebbe avvenuto sotto l’episcopato del vescovo Bruningo il quale, prima di riportare nuovamente le reliquie del Santo nella Collegiata, avrebbe fatto ristrutturare ed ampliare la chiesa, come sembra attestare, ma le interpretazioni non sono concordi, un’iscrizione in arenaria ritrovata nel 1888 e collocata ora all’interno della chiesa, nella navata sinistra all’altezza del campanile.
Della costruzione romanica restano ancora alcune importanti testimonianze archeologiche, innanzitutto la cripta databile alla seconda metà del X secolo, e poi l’area cimiteriale che è stata oggetto nel 1990 di una campagna di indagine preventiva da parte della Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Secondo l’archeologo Alberto Crosetto la chiesa romanica era a tre navate, terminava con un abside semicircolare ed era orientata in modo canonico (facciata a ponente e abside ad oriente), anche se leggermente divergente rispetto l’attuale. Di diversa opinione era invece P. Dacquino il quale avanzava la tesi della chiesa orientata nord-sud, con facciata, quindi, sull’attuale Via del Teatro Alfieri.
Nel 1256 il Capitolo della Collegiata deliberò la costruzione della chiesa attuale, con interventi che si protrassero fino al compimento della facciata. Nel 1440 la chiesa fu ampliata verso la piazza e nel 1462 fu ultimata l’attuale facciata in cotto. La facciata della chiesa conclude la fase medievale del lungo cantiere, come testimonia una lapide del 1440 nella quale viene ricordata la donazione della famiglia Borgesio per la costruzione. L’inizio dell’opera di costruzione è testimoniata da una bolla di papa Alessandro III del 1255 che concedeva indulgenze a chi avesse contribuito alla ricostruzione della chiesa. Ma fu solo alla fine del Duecento, grazie al suo predecessore, papa Nicolò III, che il Capitolo venne in possesso dei mezzi necessari per iniziare tale costruzione. I lavori però avanzarono lentamente, e si protrassero per tutto il Trecento; anche per causa di lunghe sospensioni dei lavori e ripensamenti progettuali.
Nella seconda metà del XV secolo venne anche aperta una nicchia, al di sopra del rosone centrale. Qui, sino alla fine dell’800, si poteva ammirare una statua in pietra, ora di proprietà Bonaccorsi, rappresentante San Secondo, datata da Noemi Gabrielli 1380-1390.
L’interno ha subito nel corso dei secoli numerose modifiche, soprattutto per quanto riguarda l’arredo delle cappelle più volte rinnovato. Dalla visita apostolica di monsignor Angelo Peruzzi del 1585 apprendiamo che la chiesa contava ben tredici altari oltre il maggiore: cinque nella navata sinistra dedicati alla Madonna presso la sacrestia, al Santo Sepolcro (nella cappella sotto il campanile), a Santa Lucia, a Santa Maria (di patronato dei Pallido) e a San Giuseppe (del patronato dei De Regibus di Bubbio); otto nella navata destra dedicati a San Secondo, a San Raffaele Arcangelo, ai dodici Apostoli, ai Santi Pietro e Paolo, a San Sebastiano, alla Santissima Trinità (le cui rendite sostenevano le spese per la scuola dei giovani cantori), a San Giorgio e a Santa Maria. Il visitatore apostolico Peruzzi si sofferma anche sulle numerose icone che ornavano semplici altari in pietra o in mattoni. Fra queste, già risaltava, sull’altare di San Raffaele della famiglia Cacherano, il polittico dell’Adorazione dei Magi di Gandolfino da Roreto, il solo dipinto cinquecentesco ad esser rimasto in loco insieme alla pala della Natività di patronato della famiglia Borelli. Durante la visita il Peruzzi notò anche il pessimo stato del pavimento, sconnesso per le frequenti tumulazioni di cadaveri, delle pareti e delle colonne, sporche di bitume usato per addossarvi gli stemmi che venivano posti in occasione dei funerali, tutte ragioni per cui il vescovo ordinò ai canonici di porvi al più presto rimedio. Sotto l’episcopato di monsignor Aiazza, il 1 giugno 1597, i canonici predisposero il trasferimento delle reliquie del Santo; essendosi infatti innalzato il pavimento della chiesa, l’accesso alla cripta risultava disagevole per cui il corpo di San Secondo, dopo una processione per la Città di Asti con una sosta davanti alla Cattedrale e una davanti alla chiesa di San Secondo della Torre Rossa, venne collocato sotto l’altare maggiore (dove vi rimase fino al 1964). In quegli stessi anni si registrano anche alcuni lavori di ristrutturazione alla facciata quattrocentesca, che venne arricchita di un portichetto aperto su tre lati, addossato all’ingresso principale. Sia l’episodio del trasferimento, che il nuovo portichetto (poi demolito nel 1870) si trovano raffigurati in un affresco del 1711 eseguito da Francesco Fabbrica all’interno del Duomo astigiano, sopra l’ingresso del portale laterale. Il 18 marzo 1609 venne istituita, per volere del conte Secondino Natta, la cappella dedicata a San Giovanni Battista in seguito abbellita dagli affreschi di Salvatore Bianchi, pittore già attivo nel Duomo di Asti e in altre chiese della città. Nel corso del XVII secolo si attestano altri importanti lavori di riarredo nella cappella cinquecentesca di Ognissanti e in quella del Crocifisso. L’inizio del XVIII secolo rappresenta un periodo importante per la Collegiata in quanto il vescovo Milliavacca (1693-1714), già promotore di alcuni importanti lavori in Duomo e in San Martino, fece rifare l’altare maggiore (consacrato il 29 maggio 1708), gli stalli corali, dipingere il coro e commissionò un ricchissimo ostensorio d’argento realizzato dall’orafo Giovanni Tommaso Groppa. Nel 1752 venne risistemato nuovamente il pavimento del presbiterio non essendo più sostenuto in modo conveniente dalle colonne della cripta sottostante. Nel 1770 iniziarono i lavori alla cappella di San Secondo eseguita su disegno dell’architetto torinese Bernardo Vittone (1704-1770) affrescata nel 1772 da Carlo Gorzio. Tra il 1885 e il 1888 per volere dell’allora canonico Giuseppe Borio l’interno venne profondamente rimaneggiato. Ai lavori di decorazione, che interessarono nel 1882 anche la facciata dipinta a bande orizzontali bianche e nere, parteciparono Gabriele Ferrero e Luigi Morgari. Nel 1920, oltre ad alcuni lavori di risanamento della facciata e alla rimozione delle case addossate al prospetto su Via Garibaldi, si rimosse l’antico pavimento del 1824 e si realizzò l’attuale in mattonelle rosse. La chiesa così come è visibile oggi, è il risultato dei lavori di restauro del 1968-74, che hanno rimosso la decorazione ottocentesca e recuperato alcuni affreschi databili tra il XIV e il XVII secolo nelle tre cappelle della navata destra. Nel 1988, per volere dell’allora parroco di San Secondo don Pietro Mignatta, venne riaperta la nicchia sopra il rosone centrale. Al suo interno, venne collocata una copia dell’originale statua trecentesca di San Secondo, realizzata in pietra sintetica, eseguita dallo scultore Raffaele Mondazzi.
La chiesa mantiene un aspetto unitario e si presenta con una pianta longitudinale, divisa in tre navate irregolari; delle quali la maggiore è lunga 58 metri e la minore 57 metri, mentre la larghezza complessiva è di 22,50 metri. La navata centrale termina con un’abside poligonale, quella di sinistra presenta una terminazione piatta, mentre la navata destra è stata prolungata da Vittone, nel XVIII secolo, con la realizzazione di un’abside semicircolare. Gli spazi interni risultano sfalsati dalla sopraelevazione del pavimento, attuata nel 1824, per adeguare il livello interno a quello esterno della piazza del mercato.
Sulla Piazza San Secondo si presenta l’austera facciata di linea medievale. La facciata attuale, ottenuta allungando verso ovest il corpo della chiesa gotica, è frutto di lavori successivi avvenuti tra il 1457 e il 1462. Sia nella parte inferiore in pietra, sia nel rosone in laterizio si avvertono elementi prettamente rinascimentali, anche se l’impostazione a capanna suddivisa in tre parti da robusti contrafforti richiama la struttura caratteristica delle chiese romaniche. I due contrafforti, laterali, più grandi, giungono fino a terra, e si restringono verso l’alto, mentre i due centrali si fermano sul basamento inferiore. I quattro contrafforti, sono coronati da pinnacoli che si alzano oltre il tetto della chiesa. Essi sono a base circolare e terminano a cuspide con una croce metallica: la loro costruzione, risale ad un restauro ottocentesco. Ognuno dei tre scomparti è decorato da un rosone, posto in asse rispetto ai portali di accesso, tra i quali spicca quello centrale, che si distingue per la ricchezza dei fregi in cotto (cornice a perline seguita da una a motivo vegetale, fascia con testine barbute, ovuli e palmine sull’esterno). Nella parte inferiore, vi sono tre portali, i due laterali sono cinquecenteschi, mentre quello centrale è datato 1727. I portali sono sormontati da un frontone ad arco acuto. Sul portale maggiore, vi è una lunetta contenente due archi trilobati con gli affreschi di San Pietro e Paolo, e un quadrilobo con la scultura quattrocentesca in marmo dell’ “Ecce Homo”. I portali laterali, sono sormontati da un frontone triangolare.
La strombatura dei portali è formata da colonnine sormontate da capitelli in arenaria decorati a foglie d’acanto, rosette e testine, in parte abrasi.
Nel 1988, venne riaperta la nicchia sopra il rosone centrale, e al suo interno, venne collocata una copia dell’originale statua trecentesca di San Secondo.
Il prospetto meridionale è arricchito da una serie di archetti pensili sormontati da file alternate di rombi e listelli, e presenta una serie di cappelle poligonali scandite da grossi contrafforti. Le finestre ogivali sono caratterizzate dalla bicromia data dall’uso alternato dell’arenaria e del cotto; la monofora della prima cappella ha una cornice in arenaria lavorata con motivi a foglia di quercia.
Esternamente, a testimonianza della fase romanica, rimane il possente campanile (X secolo) realizzato in laterizi e ornato da fasce marcapiano ad archetti pensili litici, che subì interventi successivi risalenti al XIII secolo.
Entrando in chiesa, l’ambiente interno evidenzia come ad un corpo primitivo siano state aggiunte altre parti, con la cura di conservare una certa congruenza di ambiente e di linea.
Entrando dalla porta centrale della Collegiata, si può osservare che i primi due pilastri non sono in linea con i successivi. In corrispondenza dei pilastri nelle pareti laterali vi sono dei resti della primitiva facciata di cui i pilastri facevano parte. Dell’antica primitiva facciata è rimasto il contrafforte d’angolo, inserito nella parete di destra.
L’interno della chiesa gotica è a tre navate, divise da 12 pilastri a fascio con archi e volte a crociera ogivali. Sono visibili anche alcuni “assaggi” che mostrano il livello del primitivo pavimento e la zoccolatura dei pilastri. Sui capitelli d’arenaria sono scolpite raffigurazioni che ripercorrono il tempo della costruzione della chiesa: dai mostri romanici, al fogliame gotico-rinascimentale, agli stemmi di nobili famiglie astigiane che contribuirono alla realizzazione della stessa chiesa.
Nella prima campata della navata sinistra, partendo dal fondo, si notano i resti di due arconi in laterizio e pietra arenaria, appartenenti all’edificio medioevale del Palazzo del Comune. Probabilmente questi arconi costituivano un passaggio attraverso il quale anticamente il sindaco, nel giorno patronale, entrava solennemente in San Secondo.
La chiesa di San Secondo custodisce opere di grande pregio artistico, incominciando dalla navata sinistra sulla seconda parete si ammira una tavola tardocinquecentesca, di autore ignoto, rappresentante la “Natività” con santi e preziosa predella: al centro è la “Sacra Famiglia”, a sinistra San Michele, a destra San Secondo con vesti militari. Il dipinto possiede una cornice in legno dorato e presenta lo stemma della famiglia Borelli, probabile committente dell’opera. La preziosità di quest’opera è anche dovuta al fatto che risale ad un periodo particolarmente scarso di opere simili in Piemonte.
Sulla terza parete si trova il grande polittico di Gandolfino da Roreto, massimo esponente della pittura cinquecentesca astigiana, raffigurante “l’Adorazione dei Magi” (1520 ca.). La tavola, realizzata a tempera, si sviluppa su tre livelli. Segue la “Cappella del Crocifisso o del Miracolo”, perché in essa, secondo la tradizione, il 25 luglio 1535 avvenne il miracolo eucaristico ricordato nella tela del primo seicento posta alla parete sinistra. Si può osservare anche un pregevole altare ligneo del Crocefisso, scolpito e dorato, opera di Giuseppe Badarello risalente alla fine del seicento. Alla parete destra della cappella, è collocata una rara pala con Arcangeli e Angeli musicanti (1470 ca.), che serviva da supporto alla tela della Crocifissione che orna l’altare e venuta alla luce durante gli ultimi restauri. Sotto l’altare della cappella è posizionato un paliotto in raso, finemente ricamato in seta policroma e fili dorati, dell’inizio dell’800.
La navata prosegue con la “Cappella del Transetto” dedicata alla Madonna, decorata con affreschi settecenteschi, e con un altare ligneo neoclassico. Lateralmente, all’interno della cappella, si trovano due nicchie con due statue provenienti dall’ex confraternita di San Michele, realizzate in legno intagliato e dorato, databili alla prima metà del seicento, e raffiguranti San Giuliano (a sinistra) e San Secondo (a destra). Proseguendo, si incontra la parete del campanile, che costituisce la parte più antica del complesso, risalendo all’antica costruzione voluta dal vescovo Bruningo (X secolo), di cui resta la pietra commemorativa. Nell’interno del campanile, vi è una grossa nicchia cinquecentesca con la veduta ad affresco di Gerusalemme; da questo punto si accede alla “Cappella dell’Addolorata”, situata all’interno del campanile. La navata sinistra si conclude con la “Cappella di San Giuseppe”, in stile neoclassico, arredata con due tele: il “martirio di San Secondo” probabilmente di origine seicentesca, e la “Madonna del Rosario” di scuola del pittore Guglielmo Caccia detto “il Moncalvo”, datata 1682.
Dalla “Cappella di San Giuseppe”, si accede alla sacrestia costruita su antiche mura e ornata da mobili barocchi, tipici del primo settecento astigiano.
La tela al di sopra dell’altare è un’opera del pittore astigiano Aliberti e raffigurante l’Annunciazione. Sempre dalla “Cappella di San Giuseppe” si apre l’uscita secondaria nel corridoio di fianco al campanile. Si nota un antico ingresso secondario di epoca gotica, la cui lunetta è affrescata da un artista lombardo del primo quattrocento e raffigura la Madonna con il Bambino e San Secondo.
Passando alla navata centrale, si ha la visione del presbiterio e del coro, costruiti sempre in epoca medievale, forse in un primo ampliamento della chiesa, ma decorati secondo il gusto barocco nel seicento e nel settecento.
Il presbiterio e il coro, separati da una balaustra settecentesca in marmo nero di Franosa e giallo di Verona, presentano sulle volte affreschi barocchi raffiguranti la gloria di San Secondo. Sopra il coro i medaglioni seicenteschi rappresentano gli evangelisti e, alle pareti, i grandi affreschi del cav. Bianchi, datati 1700-1702, rappresentano due episodi leggendari legati alla figura di San Secondo: la liberazione della città di Asti contro le truppe guidate da Maramaldo, e San Secondo guidato da un angelo nel suo viaggio da Asti a Tortona.
Gli stalli del coro sono in noce intagliato del XVII secolo. L’altare maggiore è costruito con marmi pregiati di colore nero e rosso (quello nero di Mondovì, e rosso di Francia), è opera del marmoraro Ferrari, e venne consacrato da monsignor Milliavacca nel 1708.
Sull’edicola che sormonta l’altare vi è una statua di San Secondo, in legno, scolpita nell’ottocento da Antonio Rossetto. Il crocefisso ligneo, di grande bellezza, appeso alla volta del presbiterio, presenta alla base della croce lo stemma gentilizio della famiglia Mazzola.
All’incrocio della navata centrale con il transetto si innalza il tiburio a forma ottagonale. Lo ingentiliscono dodici eleganti finestre e lo slanciano le nervature che, partendo da mensole scolpite in pietra, si riuniscono al centrovolta.
Le mensole sulle quali poggiano le nervature sono scolpite in stile rinascimentale, e ciò ha fatto supporre che il tiburio e la facciata siano state le ultime opere strutturali realizzate.
Passando alla navata destra incontriamo la cappella barocca dedicata a San Secondo, costruita su progetto di Bernardo Vittone (1705-1770), disegnata nel 1767, iniziata nel 1772, terminata nel 1798; con affreschi sulla volta di Carlo Gorzio (1779 ca.), sei quadri ad affresco con episodi della vita del Santo Patrono dipinti da Vincenzo Cavallero, pala d’altare di Stefano Tofanelli (1752-1812). Pregevole altare in marmo del Parodi, i candelabri sono opera del Bonzanigo, la cancellata è in ferro battuto e il lampadario settecentesco è in vetro di Murano. All’interno della cappella, vi è l’esposizione permanente dei palii offerti alla Collegiata di San Secondo e delle bandiere antiche.
Proseguendo si incontra la “Cappella di Ognissanti” con splendido contraltare in scagliola policroma ad imitazione di tarsie marmoree, altare barocco in legno dipinto e dorato, pala d’altare del 1686 del pittore Giovanni Battista Fariano con la natività di Maria Vergine.
Segue la “Cappella del transetto”, dedicata a San Giovanni Battista, che possiede una struttura architettonica medievale, con affreschi del XVII secolo, opera del pittore Salvatore Bianchi rappresentanti episodi della vita del Battista. L’altare ligneo è del secolo XVII, e la tela rappresentante la predicazione di San Giovanni Battista è della fine del Cinquecento.
La cappella seguente conserva al suo interno affreschi di scuola lombarda risalenti alla fine del 1300, recuperati durante i restauri del 1968-1974, raffiguranti profeti ed episodi biblici tratti dal libro di Tobia; in una vela del soffitto un affresco trecentesco raffigurante San Secondo. La cappella successiva è ornata da un grande affresco raffigurante la Trinità con Santi datata al primo quattrocento, di scuola viscontea, come i resti di affreschi visibili nella parte frontale (San Bernardo da Siena, San Secondo ed un altro santo). Sotto la finestra centrale vi è un affresco cinquecentesco.
Nell’ultima cappella, sono visibili i resti dell’affresco risalenti alla fine del Trecento. Al suo interno viene conservato il Carroccio, simbolo del Comune, che viene utilizzato, al traino di tre coppie di buoi bianchi, solo in occasione del Palio di Asti.
Nella navata centrale, sulla balconata dell’orchestra (firmata dal Bonzanigo e datata 1702) è situato il prezioso organo, opera di Liborio Grisante (1740-1743), più volte rimaneggiato, restaurato e integrato nel 1980 dalla famiglia Mascioni.
Dalla navata sinistra, attraverso le scale che fiancheggiano il presbiterio dell’altare maggiore, si scende nella cripta di San Secondo, costruita sul luogo dove la tradizione vuole che fosse martirizzato e sepolto San Secondo.
La costruzione fu promossa dal vescovo Bruningo intorno al 960 d.C., come testimonia un’epigrafe ritrovata nel corso di scavi nel 1888 e oggi conservata nella navata sinistra della chiesa, alla base del campanile. La parte più antica risale al VI-VII secolo, e se ne conservano quattro colonnine sormontate da preziosi capitelli. La parte centrale formava la “cella confessionis” della quale rimangono due muri laterali, mentre gli altri due sono stati idealmente ricostruiti con le cancellate che difendono l’urna reliquiario cinquecentesca in argento, contenente le ossa del martire astigiano.
La parte più alta della cripta è una ricostruzione settecentesca nella quale sono stati usati elementi di spoglio romani (due colonne scanalate) ed elementi rinascimentali di una cripta precedente.
I quattro capitelli delle colonnine monolitiche che sostengono la copertura con volte a crociera, sono decorati da linee incise, con semplici motivi a spirale o a striature curvilinee a fasci paralleli, sono stati variamente datati, dal periodo longobardo al X secolo.
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