Abbazia dei SS. Apostoli
a scomparsa abbazia dedicata ai SS. Apostoli, un tempo occupava l’area dell’attuale Cimitero Urbano sulla sponda destra del torrente Borbore. La grande abbazia dei SS. Apostoli era il più importante, antico e potente monastero cittadino d’epoca comunale, e una delle chiese più ricche d’opere d’arte. Era bella, tanto che gli “Statuti della Città di Asti”, comminando gravi sanzioni a carico di quanti avessero osato danneggiare Chiese in genere, la ponevano in primissima linea, facendola seguire dall'abbazia benedettina di San Bartolomeo di Azzano e dai Monasteri di Santo Spirito e di Sant’Agnese. La chiesa era molto frequentata, e secondo il Malabayla, nella ricorrenza della festa titolare (16 Luglio, divisione degli Apostoli) non solo di giorno, ma anche di notte vi accorrevano talmente tante persone che appena si poteva entrare.
Della sua bellezza ed importanza non vi è alcun dubbio anche perché il “Compendio historiale” attesta che l'abbazia benedettina fu in grado di servire d’alloggio a Papi e Imperatori: nel 1148 venne visitata dall'imperatore Federico I di Svevia detto "il Barbarossa", nel 1244 ebbe l’onore di ospitare l'imperatore Federico II, ed è ampiamente documentato che nello stesso anno visse la parentesi più gloriosa accogliendo, “expensis suis”, Papa Innocenzo IV, diretto al Concilio di Lione. Non vi è anche alcun dubbio che fosse grande e ricca, perchè una pergamena del 1377 parla di un annesso “hospitale pro pauperibus et infirmis”.
La celebre abbazia, è già esistente nella prima metà dell’XI secolo, come ne fa fede il diploma imperiale datato 26 Gennaio 1041 già più volte citato, e che espressamente la indica come uno dei possessi del Vescovado d’Asti (il “Libro Verde” la cita in documenti del 1041, 1072, 1081 e 1093). La sua giurisdizione non si estendeva soltanto su l’importante sobborgo degli Apostoli che sorgeva attorno alla chiesa omonima e comunicava con la città mediante la porta dell’Arco, ma anche sulle circostanti colline e valli sin presso Variglie, Revignano e Sessant.
L'abbazia fu retta dai monaci Benedettini fino al 1466, anno in cui venne da quest'ordine religioso abbandonata. Dopo questo abbandono, l'abbazia fu declassata in commenda e data a Scipione Damiani, patrizio d’Asti e poi Vescovo della stessa città dal 1470 al 1473. L'abbazia passò allora agli abati commendatari, i quali, non potendo esercitarla direttamente perché residenti per lo più lontano da Asti, l’affidavano a preti secolari. Di questi abati commendatari fu specialmente benemerito Emanuele Balbo, chierico astese, scrittore e famigliare dei Papi Giulio II e Leone X, dai quali ottenne molte indulgenze e privilegi a favore della chiesa degli Apostoli.
Finalmente nel 1523 assunsero l’amministrazione di questa Parrocchia i Canonici Regolari di Sant’Agostino della Congregazione Lateranense, avendo ottenuto dal papa Clemente VII, con la Bolla del 15 Gennaio dello stesso anno, l’unione della chiesa dei SS. Apostoli, coi relativi beni, diritti e prerogative, al Priorato che essi già possedevano nel Borgo di Santa Maria Nuova.
Presso la chiesa e monastero dei SS. Apostoli pare che vi fossero un ospedale aperto ai poveri, agli infermi ed ai pellegrini, fondato e dotato nel 1377 da Oberto de Monte de Rocha, chierico astese, e quindi monaco Benedettino ed abate dello stesso monastero dei SS. Apostoli dal 1389 al 1409. L’ospedale dei SS. Apostoli, trovandosi fuori delle mura della città e sulla via che proveniva da Torino, era molto utile e funzionale per dar ricovero ai pellegrini che giungevano in Asti durante la notte, quando le porte della città erano già chiuse.
Durante le lunghe e sanguinose guerre, che coinvolsero l’imperatore Carlo V e Francesco I, re di Francia, guerre che sciaguratamente devastarono orribilmente il Piemonte, ma non solo, purtroppo, anche la nostra chiesa, il monastero e l'ospedale, e lo stesso borgo degli Apostoli, furono rovinosamente devastati dall’esercito imperiale, che in Asti aveva stabilito il suo quartier generale. L'abbazia venne completamente smantellata sia per rendere libero il tiro delle artiglierie, sia per servirsi dei materiali al fine di costruire dei forti avanzati, fra cui il bastione delle mura cittadine detto appunto "degli Apostoli". La vandalica distruzione che coinvolse anche i borghi di San Marco e di Santo Spirito, ebbe luogo tra 1540 a il 1541.
Della famosa basilica degli Apostoli rimase appena una cappella, dove veniva custodito il corpo di Sant’Eulalia, per cui gli Astigiani avevano grande devozione e ne celebravano con grande solennità la festa il 10 Dicembre.
Nel 1555 queste sacre reliquie vennero trasportate nella chiesa di Santa Maria Nuova, per concessione fatta ai Canonici Lateranensi dal Papa Giulio III con Breve datato 23 Novembre 1554, e pare che poco dopo anche quella cappella andò demolita.
É certo che nel 1585 della chiesa parrocchiale dei SS. Apostoli non rimaneva più alcuna traccia, e la cura d’anime era stata aggregata alla Parrocchia di San Secondo della Torre Rossa, allora amministrata dai PP. Serviti, per decreto di monsignor Della Rovere (1568-1587), come appare dalla visita del Delegato Apostolico monsignor Angelo Peruzzi, e da quella di monsignor Panigarola. Dopo qualche decennio il monastero fu sostituito da una notevole chiesa seicentesca a pianta centrale ancora esistente nell’Ottocento.