|
|
|
|
'esercito precomunale astese rimase sempre di piccole dimensioni. Esso veniva formato “per portas”, ossia per quartieri, perché ogni quartiere doveva raccogliere un determinato numero di armati e condurli nelle file generali, agli ordini del Vessillifero.
Tanto sotto i duchi della dominazione longobarda, quanto sotto i conti della dominazione franca, la milizia cittadina, formata esclusivamente di cavalieri, serviva essenzialmente per mantenere l'ordine, per proteggere il commercio, per ingaggiare zuffe e baruffe paesane, nonché per rappresentare la Città alle periodiche parate, che si svolgevano qua e là, ad ogni discesa di imperatori, specialmente nei prati di Roncaglia, fra Lodi e Piacenza.
Più tardi, nel clima democratico del libero Comune, anche i fanti vennero valorizzati e utilizzati, giacché tutti i cittadini sentivano il dovere di partecipare alla difesa della collettività e di cimentarsi ora in lotte a sfondo regionale contro i signorotti ostili, ora in lotte a sfondo nazionale contro i tentativi di germanizzazione delle città italiane.
Verso il 1200, il Comune di Asti poteva mettere in campo 1360 militi a cavallo, agli ordini del Podestà, il quale raramente veniva sostituito dal Capitano del Popolo. Se si considera che allora ogni uomo d'arme a cavallo, nel comune giudizio dell’epoca, equivaleva a non meno di 33 fanti; e che Firenze, un anno prima della battaglia di Campaldino, non poteva allineare che 1200 uomini d'arme con 12.000 fanti e che nel 1323, con i suoi centomila abitanti, armava solo 1600 uomini a cavallo e 20.000 uomini a piedi; se si aggiunge che Tommaso I, nel 1225, si obbligava ad aiutare Asti e Genova con soli 180 cavalieri e che Riccardo re dei Romani, nel 1258, quasi fosse questo un gran soccorso, prometteva a Tommaso II cento uomini d'arme per ridurre i Torinesi alla dovuta obbedienza, si può tranquillamente riconoscere che Asti con i suoi 1360 militi a cavallo era una delle più potenti città medievali. In caso di bisogno, tutti i cittadini erano obbligati a militare, esclusi soltanto gli inabili, i vecchi con più di 70 anni, e i giovani con meno di 16 anni.
Solo i cittadini proprietari avevano diritto di portare le armi, l'esercito vero e proprio era quindi costituito dai “milites” che combattevano a cavallo e dovevano procurarsi cavallo, armatura, scudieri, portatori e vettovagliamento. Più tardi si aggiunsero le truppe appiedate: balestrieri ed arcieri, con i loro inservienti che portavano i proiettili di riserva e li riparavano con grandi scudi (palvesarii). Chi era “eques” doveva portare o farsi portare la lancia di milite, sotto pena di soldi quattro, e chi era “pedes” doveva portare la lancia lunga, sotto pena di soldi due. Inoltre, chi in tempo di guerra fosse fuggito in terra nemica, perdeva in perpetuo la cittadinanza; e chi, abitando in zona di operazione, non si fosse trasferito in città o in altro luogo designato dal Podestà, poteva subire l'incendio della casa.
Asti partecipò con un suo contingente a tutte le crociate. In patria, l'esercito comunale riportò brillanti vittorie contro le agguerrite forze di:
Tommaso I di Savoia (1224);
Tommaso II di Savoia (1255);
Cario I d'Angiò (1275: battaglia di Roccavione, che pose fine all'invasione angioina in Alta Italia);
Guglielmo VII di Monferrato (1290: in occasione dl questa vittoria, gli Astigiani collocarono il galletto, simbolo di libertà, sul tiburio di San Secondo).
Le battaglie però non andarono sempre così bene, nelle Cronache di Guglielmo Ventura sono registrate anche parecchie sconfitte.
L’oro degli Astigiani aumentò sicuramente la potenza del Comune, e rese inutili anche molte battaglie. Essi usavano comperare con il loro denaro e senza combattere quello che altre città dovevano conquistare con le armi ed a prezzo di molte vite umane. Così facendo il potente esercito della Repubblica Astese entrava in campo là dove non era stato possibile il negoziato, ed esclusivamente per salvaguardare i diritti del libero mercato, cioè per assicurare la circolazione delle mercanzie o per difendere i mercanti dall’esosità dei balzelli.