Storia del Palio di Asti

a prima notizia certa relativa alla “Corsa del Palio” in Asti risale al 1275 e ci viene offerta dall’astigiano Guglielmo Ventura (1250-1325), mercante speziale e cronista per diletto, nel Memoriale "de gestis civium et plurium aliorum” (Memoriale intorno alle gesta dei cittadini astigiani e di molte altre genti). Il Ventura nacque nel 1250 e in quest’opera preziosissima narra le vicende della guerra di Asti contro Carlo I d’Angiò, il quale, battuto a Roccavione (Cuneo) dagli Astigiani, dovette rivalicare le Alpi.
Asti, vittoriosa, si volge allora contro i suoi alleati, cioè gli Albesi che, tosto, si rinchiudono entro le mura della loro città.
Il Ventura, dopo averci narrato le vicende della guerra, soggiunge: “Post hoc Astenses venerunt Albam ad Sanctum Franciscum et eorum vineas et arbores vastaverunt et prope eorum portas Paleus Astensis cursus fuit sicut fieri solet Ast in festo S. Secundi: et hoc fuit in Festo B. Laurentii anno Domini 1275”.
(Dopo questi fatti (L'occupazione di Alba, la distruzione di Cervere, il saccheggio di Savigliano, la conquista di Revello e Saluzzo) gli Astesi andarono ad Alba, a San Francesco e devastarono le vigne e gli alberi e sotto le loro mura fu corso il Palio Astese, come in Asti si suol fare, nella festa di San Secondo, e ciò avvenne nella festa del Beato Lorenzo (il Santo Patrono di Alba), nell’anno del Signore 1275).
Questo documento parla di alcuni fatti bellici tra Asti e Alba. La data si rifà alla celebre vittoria della città di Asti sul Comune di Alba, acerrimo “nemico” storico, e del fatto che, attorno alle mura della città sconfitta e umiliata, gli Astigiani il 10 Agosto 1275 corsero un Palio straordinario come segno di vittoria, e per infliggere un duro colpo al morale della città nemica.
Il “Memoriale” del Ventura viene ripreso integralmente dallo storico, erudito e letterato Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) nella sua opera: “Rerum Italicarum Scriptores” (Tomo II, da pag. 153 a pag. 268). Il Muratori, in un’altra interessante opera, questa volta in italiano, gli: “Annali d’Italia”, a proposito delle vicende storiche di Asti successe nel 1275, dice: “…Tornati nel distretto d’Alba, diedero il guasto al paese fino alle porte di quella città e gli Astigiani fecero quivi correre il Palio nel dì di San Lorenzo, in vituperio dei nemici…”.
Dalla narrazione del Ventura emerge che Asti, il 10 Agosto del 1275, correva il Palio, “sicut fieri”, cioè secondo la consuetudine del tempo, per cui si può aver motivo di credere che l’origine della Corsa dei Cavalli in Asti, possa attribuirsi pressappoco agli inizi del XIII secolo.
Questo Palio, quindi, rientrava tra quelle edizioni straordinarie della celebrazione, allorché un memorabile avvenimento offriva motivo di esultanza agli Astigiani.
In secondo luogo, il Ventura dice che la Corsa del Palio in Asti era accoppiata alla Festa Patronale di San Secondo, già prima del 1275. Non si può sapere con certezza quando tale abbinamento abbia avuto luogo.
Sappiamo, invece, che fino al 1935, la Corsa del Palio continuò ad essere unita alla Festa del Santo Patrono.
Nel 1967, il Palio, risorto dopo decenni di oblio, veniva spostato alla terza Domenica di Settembre, col proposito di accoppiarlo ai festeggiamenti della “Douja d’Or”, intesi alla valorizzazione della nostra produzione vinicola.
La notizia data dal Ventura, circa la Corsa dei Cavalli avvenuta nel 1275, è confermata dallo storico-poeta astigiano Antonio Astesano, il Virgilio astigiano (1412-1462) che, nella sua opera principale: “Carmen de varietate fortunae” (Canto intorno alla varietà della fortuna), scrive:
…braviumque ad moenia curri
Hic facit, Astensi sicut in urbe solet,
In contemptum Albe, quo tum conoscere posset
Quantum urbe Astensis fortior esse ea
:
(…fa correre qui, a disprezzo di Alba
presso le mura il Palio,
come suol farsi nella città di Asti,
perché si potesse conoscere quanto
più forte di lei fosse la città astese)”.
Gli esametri dell’Astesano, assai approssimativi, costituiscono, in un certo senso, e a proposito del Palio, il riscontro poetico di quanto scrive nel “Memoriale” il Ventura.
Al cavallo vincitore veniva destinato un premio che consisteva in genere, parecchie misure di tela di seta o di velluto, o panno di lana, di prezzo considerevole .
Per tale motivo, questo gioco venne, a poco a poco, chiamato “correre il Palio” o “correre al Palio” (ad Pallium, oppure ad Scarletum correre, cioè correre per il drappo scarlatto) proprio perché il “Pallium” era il drappo offerto al vincitore.
La voce “Palio”, pertanto, incominciò ad essere usata non tanto per indicare la corsa, quanto per indicare il drappo di velluto che della corsa costituiva il premio più ambito.
Dal latino “pallium”, che sta ad indicare il telo di stoffa rettangolare indossato come soprabito sopra la tunica romana, il Palio propriamente detto designa il grande drappo di velluto cremisi, congiunto ad un labaro raffigurante le insegne di Asti e l’effige di San Secondo, Patrono della Città. Il “labaro” misura cm. 75x146. L’unità di misura del Palio è il “raso”, un’antica misura piemontese, corrispondente a sessanta centimetri.
Fino al XVII secolo il Palio si identificò sempre e solo in quel drappo di seta o velluto cremisino, di pregiata fattura, largo circa 50-70 centimetri, la cui lunghezza subì notevoli variazioni in relazione ai Decreti firmati dai Signori della città.
Il Vergano, nella sua opera: “Il Palio di Asti”, scrive che solo nel XVIII secolo, il Palio cominciò ad essere unito ad un labaro di tela, generalmente azzurra, ornato dagli stemmi dei Savoia, del Comune, del Governo della città e del Podestà; e sul finire del XIX secolo, l’immagine di San Secondo a cavallo, fece la sua comparsa sul Palio appeso per la corsa.
Dai documenti storici risulta che, sin dalle origini, il Palio veniva confezionato in due esemplari, uno per il vincitore della Corsa, l’altro da offrire alla Collegiata di San Secondo, a significare la fine di un’antica diatriba tra potere civile e religioso.
Fino al 1314, anno del tramonto della libertà comunale astigiana, il Palio donato alla chiesa del Santo e l’altro per il vincitore della corsa, erano offerti dal Comune.
Successivamente l’onere toccò ai vari Signori e ai Principi che ne ebbero la Signoria.
Di grande importanza è la Convenzione stipulata tra la Deputazione astigiana ed Emanuele Filiberto a Vercelli, il 20 Maggio del 1545.
In tale data, il principe sabaudo assunse, per sé e per i suoi successori, l’obbligo della fornitura dei Palii; l’uno di rasi 12 (circa mt. 7,20) per la corsa, l’altro di rasi 9 (circa mt. 5,40) per l’offerta alla chiesa patronale.
La corsa dei cavalli, dalle origini, che approssimativamente si fanno risalire ai primi anni del XIII secolo, e fino al 1860, si svolse sempre “in lungo”, cioè lungo un percorso rettilineo che misurava circa 2.515 metri.
Dal 1967, il Comune affida la realizzazione del drappo, nei suoi due esemplari, a noti artisti. Il primo Sabato antecedente la festa patronale (il primo Martedì di Maggio), avviene la cerimonia della Stima del Palio, unitamente a quella dell’investitura e del Giuramento dei Rettori, del Capitano e dei Magistrati.
Il Giuramento, solennizzato pubblicamente in Piazza San Secondo, esprime l’alto impegno che il Gruppo del Capitano ed i Rettori assumono nei confronti della Città e delle regole del Palio. L’importanza della cerimonia della Stima, che segue il Giuramento, è sottolineata dalla presenza del Prefetto, del Procuratore della Repubblica e di tre “Pubblici Estimatori”.
Gli Estimatori, in rappresentanza della corporazione dei tessitori e dei mercanti, giureranno sul “Codice Catenato” (la raccolta di Leggi e Statuti di Asti Comune medioevale), e valuteranno i drappi, stabilendo se i drappi sono della bontà, qualità e grandezza solite.
Avuta la conferma della “bontà” dei drappi, il Sindaco, garante dei valori civici, pronuncerà la formula di rito per indire ufficialmente la corsa di settembre.
Il giorno del Santo Patrono, il primo martedì di maggio, avviene la cerimonia dell’offerta del Palio da parte del Comune alla Collegiata di San Secondo. Essa è fra le più antiche e suggestive cerimonie della storia astese, e risale, sembra, alla seconda metà del XIII secolo. Uno sfarzoso corteo composto dai gruppi in costume dei Rioni, Borghi e Comuni che partecipano alla corsa di Settembre, muove da Palazzo Civico verso la Collegiata per l’offerta del Palio.
A conclusione della cerimonia, il Palio per la Collegiata sarà gelosamente custodito in chiesa nella cappella del Carroccio dove si trovano anche i Palii più recenti; nelle altre cappelle si può ammirare la collezione di drappi offerti nei secoli dall’Autorità Comunale. Il Palio per la corsa sarà esposto a Palazzo Civico, perché gli Astigiani vedendolo siano certi che, ancora una volta, si ripeterà la secolare tradizione della corsa del Palio.
Sulla Piazza, intanto, il Sindaco e il Parroco della Collegiata, offriranno la tradizionale “Minestra dei Poveri” riprendendo una antica usanza secondo la quale, almeno nel giorno del Santo Patrono, tutti potevano gustare un piatto caldo.
Sin dal Medioevo chiese e Confraternite adottarono questa forma di beneficenza soprattutto in prossimità di ricorrenze religiose. Si trattava prevalentemente di zuppe di verdura o di legumi che servivano, nella giornata di festa, a rallegrare i meno fortunati.
Oggi, la “Minestra dei Poveri” offerta in piazza, è costituita da una zuppa di fagioli completata da una fetta di dolce innaffiata da buon Barbera d’Asti.
Un tempo, fino al 1860, il Palio di Asti si correva “in lungo”, su un percorso di circa 2500 metri. La partenza dei cavalli avveniva all’estremità est del Viale detto “Pilone” (così chiamato da un’antichissima e grossa colonna di pietra collocata per indicare il luogo di partenza della corsa, e che esiste tuttora, si tratta probabilmente di una pietra miliare romana), saltavano Rio Valmanera, passavano per Porta San Pietro e arrivati all'altezza della chiesa di Santa Maria Nuova, saltavano un altro fossato (tra il “Pilone” e Porta San Pietro si trovavano i due maggiori ostacoli della corsa: il ponte sul Rio Valmanera e quello sul fossato che circondava la Città) e proseguivano sull’attuale Corso Alfieri, già Contrada Maestra, fino all’altezza del Palazzo Gaguti di Bestagno (poi Ottolenghi). La Torre Comentina o di San Bernardino (Piazza Roma) era la torre di comando della corsa, ed i segnali si davano con trombe, campane e bandiere. Il segnale di partenza era dato con tre squilli di campanella. Il percorso, nel suo tratto centrale e terminale, che corrispondeva ai momenti più decisivi e spettacolari della corsa, si trovava al centro della struttura urbana astese. Al traguardo, dal palco delle Autorità comunali, venivano distribuiti i premi ai vincitori. Si correva, di regola, due volte all’anno, ma se ne facevano edizioni straordinarie in particolari occasioni di festa.
Intorno alle norme che regolavano il funzionamento dell’antico Corso del Palio in Asti, ben poco sappiamo. Gli “Statuti” d’Asti del 1379 tacciono della nostra corsa dei cavalli, per cui si è indotti a pensare che le norme e le consuetudini popolari, per ciò che riguarda l’epoca più remota, fossero emanazione esclusiva dei dirigenti della corsa.
Fra gli ordinamenti, il più antico da noi conosciuto, è quello del 1688, ristampato poi 30 anni dopo, e cioè nel 1718 dal Consiglio della città d’Asti.
Questa edizione del 1718 riconcede, in apposita specifica aggiunta, il permesso ai forestieri di partecipare alla gara. Dichiara di confermare, in tutto il resto, “il tutto conforme all’antico stile, consuetudini e privilegi”.
Dichiarazione per noi preziosa; infatti ci accerta che le modificazioni introdottesi nei secoli sono state “quasi impercettibili”.
Così sappiamo che i cavalli erano presenti a nome di Chiese regolari, Confraternite, Cappelle, Collegi, Università, Società e anche a nome di privati cittadini.
I premi erano i seguenti:
1) Il Palio;
2) Una borsa di velluto cremisi, guarnita di gallone d’oro, contenente una somma di denaro;
3) Due speroni d’argento;
4) Un gallo con canestro ornato;
5) Una acciuga con l’insalata.
Il premio maggiore, che da il nome alla gara e l’onore più invidiato al vincitore, è fin dalle più remote origini, il drappo di velluto, il Palio, generalmente porporino, alle volte verde, e da ultimo anche cremisi o azzurro, di misura ad intervalli accresciuta e da ultimo di rasi 12, ossia mt. 7,20.
Con l’avvenuta costruzione della nuova piazza del mercato, Piazza Emanuele Filiberto (ora Piazza Campo del Palio), nel 1861 si corse il Palio “in giro”. L’antico e caratteristico percorso da contendersi “in lungo” era tramontato.
Ma non solo l’antico percorso era abbandonato! Con il 1861 tramontava la prerogativa medievale della secolare Corsa del Palio. Infatti il Palio non si corse più per ben 68 anni.
La causa essenziale di questo decadimento è da ricercarsi in parecchie alterazioni nelle modalità della manifestazione che vennero a cambiare la fisionomia genuina della nostra Corsa del Palio.
I costumi dei paggi, ad esempio, si trasformarono in quelli del perfetto costume inglese; il Palio, la Borsa, e gli Speroni vennero sostituiti con tre bandiere di seta di diverso colore, accompagnate da una somma di denaro.
Nel 1929, finalmente, l’onorevole Vincenzo Buronzo, da poco nominato Podestà di Asti, fatto suo il sentimento della cittadinanza, ripristinava il Palio, in pieno, con gli antichi tradizionali premi secondo le antiche usanze e gli antichi entusiasmi! Nel solo anno 1929 la Corsa si svolse “alla lunga”, non più sull’antico percorso Pilone-Strada Maestra, divenuto impraticabile, ma sul Corso Dante. Un Palio tutto in salita di 1.300 mt. Circa, che dal Corso Alfieri, angolo Corso Dante, arrivava alla Piazza Vittorio Veneto.
Gli entusiasmi, però, durarono ben pochi anni, infatti, il Palio si corse ancora per soli sette anni (dal 1929 al 1935) poi, sia per i ben noti eventi politico-militari, che portarono l’Italia ad entrare in guerra nel secondo conflitto mondiale, sia per la nuova denominazione di “Certame Cavalleresco”, imposta dall’alto, la storica Corsa del Palio venne sospesa.
Dovevano passare di nuovo parecchi anni prima che Asti potesse riavere la sua Corsa.
Il Palio venne ricelebrato Domenica 24 Settembre 1967, idealmente dedicato in coincidenza con le manifestazioni per il Millennio del Monferrato e nell’arco commemorativo dell’VIII centenario di Pontida, alla celebrazione delle gesta dei gloriosi Comuni della Lega Lombarda.
E’ merito del sindaco di allora, dott. Giovanni Giraudi, il richiamo in vita della nobile tradizione; ed è grazie a questa antica festa, che ogni anno, la città di Asti, nel giorno del Palio ritrova come per incanto nella sua antica fisionomia medievale.
Dal 1967, il Palio di Asti non ha mai saltato un’edizione e oggi rappresenta sempre più un significativo simbolo della città, della sua storia, delle sue tradizioni e dei suoi costumi. I cavalli sono montati “a pelo”, cioè senza sella. Il fantino non può usare gli speroni, ma solo briglie e frustino. Dal 1967 al 1987 si è corso in Piazza Campo del Palio, dal 1988 la corsa cambia sede, viene abbandonata la tradizionale Piazza Campo del Palio per trasferirsi nella più consona e coreografica Piazza Alfieri, ubicata nel cuore della città. La piazza di forma trapezoidale, viene appositamente allestita per dare luogo alla sfida tra cavalli e fantini dei Borghi cittadini e di alcuni Comuni della provincia.
La Curva del Cavallone è sicuramente la più pericolosa ed è spesso teatro delle cadute più spettacolari. Ma il fantino scaraventato a terra non è stato ancora sconfitto… infatti il cavallo scosso può ancora vincere.
Prima dell’inizio della corsa, il Capitano del Palio si rivolge al sindaco chiedendo “licenza di correre il Palio”, con questa formula:
“Signor sindaco, il Palio è schierato in campo con uomini, cavalli ed insegne ed attende gli ordini”
Con questa frase rituale il Capitano si rivolge al Sindaco per chiedere il permesso affinché si svolga la corsa, e il Sindaco secondo la tradizione, risponde:
“Signor Capitano, vi do licenza di correre il Palio dell’anno del Signore... andate, e che San Secondo vi assista!”
Segue la cavalcata del Capitano e dei Magistrati e dei Cavalieri, lungo tutta la pista per annunciare alla folla che “si corre il Palio, si corre il Palio, si corre il Palio!”.
Il Gruppo del Capitano, composto da dodici cavalieri, apre il Corteo Storico e rappresenta, da sempre i colori della città di Asti. I costumi, realizzati su bozzetti dello scenografo astigiano Eugenio Guglielminetti, esaltano le funzioni del gruppo che vigila sul corretto svolgimento della corsa.
Il Capitano, infatti, coadiuvato da Magistrati, scudieri e cavalieri, è il garante della corretta interpretazione del Regolamento e in caso di gravi inottemperanze può comminare sanzioni che culminano nella esclusione del concorrente dalla corsa.
Lo stesso rigore che riguarda i partecipanti è applicato nella scelta del Capitano, che viene nominato annualmente dal Consiglio del Palio, organismo composto dai Rettori di tutti i Rioni, Borghi e Comuni partecipanti alla Corsa, ed è presieduto dal Sindaco.
Infatti il Capitano non deve unicamente garantire l’imparzialità del suo operato rinunciando a far parte di qualsiasi Comitato Rionale, ma, in caso di “gravi mancanze”, rischia la immediata destituzione.
La partenza della corsa si dà “al canapo”: viene tesa una grossa corda, lunga circa 15 metri e pesante 80 kg, che, con un sistema di argani, attraversa la pista da un punto all’altro della linea di partenza. Il mossiere piazzato su un podio, chiamerà i diversi partecipanti alla batteria e quando giudicherà regolare l’allineamento, farà cadere il canapo. A quel punto per i 450 metri di pista e per tre giri di corsa, sarà tutto in mano all’abilità dei fantini e allo sprint dei cavalli.
La corsa è articolata su tre batterie e una finale, sette cavalli al canapo per ogni batteria, nove per la finale, ma a vincere sarà uno soltanto, il più bravo, il più fortunato e scaltro. Premiazione e festeggiamenti sono accompagnati da una scenografia medioevale dove trionfano i colori e la partecipazione di tutta la Città.
Il giorno della corsa del Palio di Asti, la terza Domenica di Settembre, è preceduto da iniziative organizzate in tutti i Borghi e Rioni e da importanti manifestazioni, quali il Palio degli Sbandieratori, ed il mercatino del Palio.
Il giorno del Palio, dopo la benedizione dei cavalli e dei fantini, che si celebra in mattinata nelle parrocchie di ciascun Borgo o Rione, nel primo pomeriggio prende avvio il Corteo Storico.
E’ sicuramente l’elemento che più affascina i numerosi visitatori che assistono al Palio di Asti, composto da oltre milleduecento figuranti in costume medioevale.
L’accuratezza della ricostruzione storica, il pregio dei costumi e la maestria delle sartorie di Borgo nel riprodurre fedelmente le fogge degli abiti traendone modello da affreschi e dipinti d’epoca, fanno del corteo uno spettacolo davvero unico nel suo genere.
I quadri viventi che compongono la sfilata rappresentano fatti realmente successi della storia astese accaduti tra il XII e il XV secolo. Si vedranno dunque sfilare nobili e popolani, armigeri e alto clero, dame e cavalieri che per un giorno torneranno ad abitare la città raccontando la vita quotidiana di più di sette secoli fa.
Apre il Corteo Storico il gruppo del Capitano, seguito dal gruppo degli sbandieratori dell'A.S.T.A. che, con le proprie evoluzioni di bandiere, si richiama alla figura del vessillifero medioevale, dal quale dipendevano, a seconda delle segnalazioni, i movimenti delle milizie; in chiusura il Carroccio, elemento comunale per eccellenza ricostruzione di quell’apparato bellico legato ai fasti della Lega Lombarda che il 28 maggio 1178 vinse a Legnano l’esercito dell’imperatore Federico Barbarossa, trainato da tre coppie di buoi e scortato da una schiera di armigeri in rappresentanza dei ventuno Comuni.
Da Piazza della Cattedrale, il Corteo sfila per le vie del centro storico cittadino, sino alla Piazza Alfieri, nella quale si disputa la corsa del Palio di Asti.


I Premi del Palio di Asti nell'ordine sono:

Vince il Palio di Asti 2007 il Rione San Secondo con Giovanni Atzeni detto "Tittia" su cavallo "Impera"

 

 

CORSA DEL PALIO DI ASTI 2007

PRIMA BATTERIA ORDINE DI ARRIVO

Rione San Paolo Fantino: Martin Ballestreros (Pampero) Cavallo: Palla Avvelenata
Rione San Secondo Fantino: Giovanni Atzeni (Tittia) Cavallo: Impera
Borgo Santa Maria Nuova Fantino: Maurizio Farnetani (Bucefalo) Cavallo: Un altro ancora
Borgo San Lazzaro Fantino: Alessio Migheli Cavallo: Domizia
Rione San Silvestro Fantino: Salvatore Blanco (Leon) Cavallo: No Smoking
Borgo Viatosto Fantino: Simone Mereu Cavallo: Magico Jack
Comune di Baldichieri (non classificato) Fantino: Alessandro Chiti (Voragine) Cavallo: Lord Wellington

CLASSIFICATI

Rione San Paolo
Rione San Secondo
Borgo Santa Maria Nuova

SECONDA BATTERIA ORDINE DI ARRIVO

Rione San Martino San Rocco Fantino: Massimo Coghe (Massimino) Cavallo: Millenium Bug
Rione Cattedrale Fantino: Walter Pusceddu (Bighino) Cavallo: Arbiter
Comune di Moncalvo Fantino: Dino Pes (Velluto) Cavallo: Damerini
Comune di Castell'Alfero Fantino: Gian Luca Fais (Vittorio) Cavallo: Questo
Rione Santa Caterina Fantino: Donato Calvaccio (Il Musico) Cavallo: Aurora
Comune di Nizza Monferrato (cavallo scosso) Fantino: Paride De Mauro Cavallo: Giulio Cesare
Comune di Montechiaro (cavallo scosso) Fantino: Massimo Columbu (Veleno II) Cavallo: Asolo

CLASSIFICATI

Rione San Martino San Rocco
Rione Cattedrale
Comune di Moncalvo

TERZA BATTERIA ORDINE DI ARRIVO

Borgo Don Bosco Fantino: Massimo Donatini (Stoppa) Cavallo: Razmataz
Comune di San Damiano Fantino: Mario Canu (Clemente) Cavallo: Valsi
Borgo San Marzanotto Fantino: Claudio Bandini (Leone) Cavallo: Ti Ti
Borgo Torretta Fantino: Alessio Pollioni Cavallo: Mazda
Borgo Tanaro Trincere Torrazzo (cavallo scosso non classificato) Fantino: Andrea Mari (Brio) Cavallo: La Nera
Borgo San Pietro (cavallo scosso non classificato) Fantino: Alberto Ricceri (Salasso) Cavallo: Suprema
Comune di Canelli (cavallo scosso non classificato) Fantino: Silvano Mulas Cavallo: Il Pizzaiolo

CLASSIFICATI

Borgo Don Bosco
Comune di San Damiano
Borgo San Marzanotto
 

FINALE ORDINE DI ARRIVO

 1) Rione San Secondo (cavallo scosso) Fantino: Giovanni Atzeni (Tittia) Cavallo: Impera
 2) Rione San Martino San Rocco Fantino: Massimo Coghe (Massimino) Cavallo: Millenium Bug
 3) Rione San Paolo Fantino: Martin Ballestreros (Pampero) Cavallo: Palla Avvelenata
 4) Comune di Moncalvo Fantino: Dino Pes (Velluto) Cavallo: Damerini
 5) Borgo Santa Maria Nuova Fantino: Maurizio Farnetani (Bucefalo) Cavallo: Un altro ancora
 6) Borgo San Marzanotto Fantino: Claudio Bandini (Leone) Cavallo: Ti Ti
 7) Rione Cattedrale Fantino: Walter Pusceddu (Bighino) Cavallo: Arbiter
 8) Borgo Don Bosco (cavallo scosso non classificato) Fantino: Massimo Donatini (Stoppa) Cavallo: Razmataz
 9) Comune di San Damiano d'Asti (non partito) Fantino: Mario Canu (Clemente) Cavallo: Valsi