a prima notizia certa
relativa alla “Corsa del Palio” in Asti risale al 1275 e ci viene offerta
dall’astigiano Guglielmo Ventura (1250-1325), mercante speziale e cronista per
diletto, nel Memoriale "de gestis civium et plurium aliorum” (Memoriale intorno
alle gesta dei cittadini astigiani e di molte altre genti). Il Ventura nacque
nel 1250 e in quest’opera preziosissima narra le vicende della
guerra
di Asti contro Carlo I d’Angiò, il quale, battuto a Roccavione (Cuneo) dagli
Astigiani, dovette rivalicare le Alpi.
Asti, vittoriosa, si volge allora contro i suoi alleati, cioè gli Albesi che,
tosto, si rinchiudono entro le mura della loro città.
Il Ventura, dopo averci narrato le vicende della guerra, soggiunge: “Post hoc
Astenses venerunt Albam ad Sanctum Franciscum et eorum vineas et arbores
vastaverunt et prope eorum portas Paleus Astensis cursus fuit sicut fieri solet
Ast in festo S. Secundi: et hoc fuit in Festo B. Laurentii anno Domini 1275”.
(Dopo questi fatti (L'occupazione di Alba, la distruzione di Cervere, il
saccheggio di Savigliano, la conquista di Revello e Saluzzo) gli Astesi andarono
ad Alba, a San Francesco e devastarono le vigne e gli alberi e sotto le loro
mura fu corso il Palio Astese, come in Asti si suol fare, nella festa di San
Secondo, e ciò avvenne nella festa del Beato Lorenzo (il Santo Patrono di Alba),
nell’anno del Signore 1275).
Questo documento parla di alcuni fatti bellici tra Asti e Alba. La data si rifà
alla celebre vittoria della città di Asti sul Comune di Alba, acerrimo “nemico”
storico, e del fatto che, attorno alle mura della città sconfitta e umiliata,
gli Astigiani il 10 Agosto 1275 corsero un Palio straordinario come segno di
vittoria, e per infliggere un duro colpo al morale della città nemica.
Il “Memoriale” del Ventura viene ripreso integralmente dallo storico, erudito e
letterato Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) nella sua opera: “Rerum
Italicarum Scriptores” (Tomo II, da pag. 153 a pag. 268). Il Muratori, in
un’altra interessante opera, questa volta in italiano, gli: “Annali d’Italia”, a
proposito delle vicende storiche di Asti successe nel 1275, dice: “…Tornati
nel distretto d’Alba, diedero il guasto al paese fino alle porte di quella città
e gli Astigiani fecero quivi correre il Palio nel dì di San Lorenzo, in
vituperio dei nemici…”.
Dalla narrazione del Ventura emerge che Asti, il 10 Agosto del 1275, correva il
Palio, “sicut fieri”, cioè secondo la consuetudine del tempo, per cui si può
aver motivo di credere che l’origine della Corsa dei Cavalli in Asti, possa
attribuirsi pressappoco agli inizi del XIII secolo.
Questo Palio, quindi, rientrava tra quelle edizioni straordinarie della
celebrazione, allorché un memorabile avvenimento offriva motivo di esultanza
agli Astigiani.
In secondo luogo, il Ventura dice che la
Corsa del Palio in Asti era accoppiata
alla Festa Patronale di San Secondo, già prima del 1275. Non si può sapere con
certezza quando tale abbinamento abbia avuto luogo.
Sappiamo, invece, che fino al 1935, la Corsa del Palio continuò ad essere unita
alla Festa del Santo Patrono.
Nel 1967, il Palio, risorto dopo decenni di oblio, veniva spostato alla terza
Domenica di Settembre, col proposito di accoppiarlo ai festeggiamenti della
“Douja d’Or”, intesi alla valorizzazione della nostra produzione vinicola.
La notizia data dal Ventura, circa la Corsa dei Cavalli avvenuta nel 1275, è
confermata dallo storico-poeta astigiano Antonio Astesano, il Virgilio astigiano
(1412-1462) che, nella sua opera principale: “Carmen de varietate fortunae”
(Canto intorno alla varietà della fortuna), scrive:
“…braviumque ad moenia curri
Hic facit, Astensi sicut in urbe solet,
In contemptum Albe, quo tum conoscere posset
Quantum urbe Astensis fortior esse ea:
(…fa correre qui, a disprezzo di Alba
presso le mura il Palio,
come suol farsi nella città di Asti,
perché si potesse conoscere quanto
più forte di lei fosse la città astese)”.
Gli esametri dell’Astesano, assai approssimativi, costituiscono, in un certo
senso, e a proposito del Palio, il riscontro poetico di quanto scrive nel
“Memoriale” il Ventura.
Al cavallo vincitore veniva destinato un premio che consisteva in genere,
parecchie misure di tela di seta o di velluto, o panno di lana, di prezzo
considerevole .
Per tale motivo, questo gioco venne, a poco a poco, chiamato “correre il Palio”
o “correre al Palio” (ad Pallium, oppure ad Scarletum correre, cioè correre per
il drappo scarlatto) proprio perché il “Pallium” era il drappo offerto al
vincitore.
La voce “Palio”, pertanto, incominciò ad essere usata non tanto per indicare la
corsa, quanto per indicare il drappo di velluto che della corsa costituiva il
premio più ambito.
Dal latino “pallium”, che sta ad indicare il telo di stoffa rettangolare
indossato come soprabito sopra la tunica romana, il
Palio propriamente detto
designa il grande drappo di velluto cremisi, congiunto ad un labaro raffigurante
le insegne di Asti e l’effige di San Secondo, Patrono della Città. Il “labaro”
misura cm. 75x146. L’unità di misura del Palio è il “raso”, un’antica misura
piemontese, corrispondente a sessanta centimetri.
Fino al XVII secolo il Palio si identificò sempre e solo in quel drappo di seta
o velluto cremisino, di pregiata fattura, largo circa 50-70 centimetri, la cui
lunghezza subì notevoli variazioni in relazione ai Decreti firmati dai Signori
della città.
Il Vergano, nella sua opera: “Il Palio di Asti”, scrive che solo nel XVIII
secolo, il Palio cominciò ad essere unito ad un labaro di tela, generalmente
azzurra, ornato dagli stemmi dei Savoia, del Comune, del Governo della città e
del Podestà; e sul finire del XIX secolo, l’immagine di
San Secondo a cavallo,
fece la sua comparsa sul Palio appeso per la corsa.
Dai documenti storici risulta che, sin dalle origini, il Palio veniva
confezionato in due esemplari, uno per il vincitore della Corsa, l’altro da
offrire alla Collegiata di San Secondo, a significare la fine di un’antica
diatriba tra potere civile e religioso.
Fino al 1314, anno del tramonto della libertà comunale astigiana, il Palio
donato alla chiesa del Santo e l’altro per il vincitore della corsa, erano
offerti dal Comune.
Successivamente l’onere toccò ai vari Signori e ai Principi che ne ebbero la
Signoria.
Di grande importanza è la Convenzione stipulata tra la Deputazione astigiana ed
Emanuele Filiberto a Vercelli, il 20 Maggio del 1545.
In tale data, il principe sabaudo assunse, per sé e per i suoi successori,
l’obbligo della fornitura dei Palii; l’uno di rasi 12 (circa mt. 7,20) per la
corsa, l’altro di rasi 9 (circa mt. 5,40) per l’offerta alla chiesa patronale.
La corsa dei cavalli, dalle origini, che approssimativamente si fanno risalire
ai primi anni del XIII secolo, e fino al 1860, si svolse sempre “in lungo”, cioè
lungo un percorso rettilineo che misurava circa 2.515 metri.
Dal 1967, il Comune affida la realizzazione del drappo, nei suoi due esemplari,
a noti artisti. Il primo Sabato antecedente la festa patronale (il primo Martedì
di Maggio), avviene la cerimonia della
Stima del Palio, unitamente a quella
dell’investitura e del Giuramento dei Rettori, del Capitano e dei Magistrati.
Il Giuramento, solennizzato pubblicamente in
Piazza San Secondo, esprime l’alto
impegno che il Gruppo del Capitano ed i Rettori assumono nei confronti della
Città e delle regole del Palio. L’importanza della cerimonia della Stima, che
segue il Giuramento, è sottolineata dalla presenza del Prefetto, del Procuratore
della Repubblica e di tre “Pubblici Estimatori”.
Gli Estimatori, in rappresentanza della corporazione dei tessitori e dei
mercanti, giureranno sul “Codice Catenato” (la raccolta di Leggi e Statuti di
Asti Comune medioevale), e valuteranno i drappi, stabilendo se i drappi sono
della bontà, qualità e grandezza solite.
Avuta la conferma della “bontà” dei drappi, il Sindaco, garante dei valori
civici, pronuncerà la formula di rito per indire ufficialmente la corsa di
settembre.
Il giorno del Santo Patrono, il primo martedì di maggio, avviene la cerimonia
dell’offerta del Palio da parte del Comune alla Collegiata di San Secondo. Essa
è fra le più antiche e suggestive cerimonie della storia astese, e risale,
sembra, alla seconda metà del XIII secolo. Uno sfarzoso corteo composto dai
gruppi in costume dei Rioni, Borghi e Comuni che partecipano alla corsa di
Settembre, muove da
Palazzo Civico verso la Collegiata per l’offerta del Palio.
A conclusione della cerimonia, il Palio per la Collegiata sarà gelosamente
custodito in chiesa nella cappella del Carroccio dove si trovano anche i Palii
più recenti; nelle altre cappelle si può ammirare la
collezione di drappi
offerti nei secoli dall’Autorità Comunale. Il Palio per la corsa sarà esposto a
Palazzo Civico, perché gli Astigiani vedendolo siano certi che, ancora una
volta, si ripeterà la secolare tradizione della corsa del Palio.
Sulla Piazza, intanto, il Sindaco e il Parroco della Collegiata, offriranno la
tradizionale “Minestra dei Poveri” riprendendo una antica usanza secondo la
quale, almeno nel giorno del Santo Patrono, tutti potevano gustare un piatto
caldo.
Sin dal Medioevo chiese e Confraternite adottarono questa forma di beneficenza
soprattutto in prossimità di ricorrenze religiose. Si trattava prevalentemente
di zuppe di verdura o di legumi che servivano, nella giornata di festa, a
rallegrare i meno fortunati.
Oggi, la “Minestra dei Poveri” offerta in piazza, è costituita da una zuppa di
fagioli completata da una fetta di dolce innaffiata da buon Barbera d’Asti.
Un tempo, fino al 1860, il Palio di Asti si correva “in lungo”, su un percorso
di circa 2500 metri. La partenza dei cavalli avveniva all’estremità est del
Viale detto “Pilone” (così chiamato da un’antichissima e grossa colonna di
pietra collocata per indicare il luogo di partenza della corsa, e che esiste
tuttora, si tratta probabilmente di una pietra miliare romana), saltavano Rio
Valmanera, passavano per Porta San Pietro e arrivati all'altezza della chiesa di
Santa Maria Nuova, saltavano un altro fossato (tra il “Pilone” e Porta San
Pietro si trovavano i due maggiori ostacoli della corsa: il ponte sul Rio
Valmanera e quello sul fossato che circondava la Città) e proseguivano
sull’attuale Corso Alfieri, già Contrada Maestra, fino all’altezza del
Palazzo
Gaguti di Bestagno (poi Ottolenghi). La
Torre Comentina o di San Bernardino (Piazza
Roma) era la torre di comando della corsa, ed i segnali si davano con trombe,
campane e bandiere. Il segnale di partenza era dato con tre squilli di
campanella. Il percorso, nel suo tratto centrale e terminale, che corrispondeva
ai momenti più decisivi e spettacolari della corsa, si trovava al centro della
struttura urbana astese. Al traguardo, dal palco delle Autorità comunali,
venivano distribuiti i premi ai vincitori. Si correva, di regola, due volte
all’anno, ma se ne facevano edizioni straordinarie in particolari occasioni di
festa.
Intorno alle norme che regolavano il funzionamento dell’antico Corso del Palio
in Asti, ben poco sappiamo. Gli “Statuti” d’Asti del 1379 tacciono della nostra
corsa dei cavalli, per cui si è indotti a pensare che le norme e le consuetudini
popolari, per ciò che riguarda l’epoca più remota, fossero emanazione esclusiva
dei dirigenti della corsa.
Fra gli ordinamenti, il più antico da noi conosciuto, è quello del 1688,
ristampato poi 30 anni dopo, e cioè nel 1718 dal Consiglio della città d’Asti.
Questa edizione del 1718 riconcede, in apposita specifica aggiunta, il permesso
ai forestieri di partecipare alla gara. Dichiara di confermare, in tutto il
resto, “il tutto conforme all’antico stile, consuetudini e privilegi”.
Dichiarazione per noi preziosa; infatti ci accerta che le modificazioni
introdottesi nei secoli sono state “quasi impercettibili”.
Così sappiamo che i cavalli erano presenti a nome di Chiese regolari,
Confraternite, Cappelle, Collegi, Università, Società e anche a nome di privati
cittadini.
I premi erano i seguenti:
1) Il Palio;
2) Una borsa di velluto cremisi, guarnita di gallone d’oro, contenente una somma
di denaro;
3) Due speroni d’argento;
4) Un gallo con canestro ornato;
5) Una acciuga con l’insalata.
Il premio maggiore, che da il nome alla gara e l’onore più invidiato al
vincitore, è fin dalle più remote origini, il drappo di velluto, il Palio,
generalmente porporino, alle volte verde, e da ultimo anche cremisi o azzurro,
di misura ad intervalli accresciuta e da ultimo di rasi 12, ossia mt. 7,20.
Con l’avvenuta costruzione della nuova piazza del mercato, Piazza Emanuele
Filiberto (ora Piazza Campo del Palio), nel 1861 si corse il Palio “in giro”.
L’antico e caratteristico percorso da contendersi “in lungo” era tramontato.
Ma non solo l’antico percorso era abbandonato! Con il 1861 tramontava la
prerogativa medievale della secolare Corsa del Palio. Infatti il Palio non si
corse più per ben 68 anni.
La causa essenziale di questo decadimento è da ricercarsi in parecchie
alterazioni nelle modalità della manifestazione che vennero a cambiare la
fisionomia genuina della nostra Corsa del Palio.
I costumi dei paggi, ad esempio, si trasformarono in quelli del perfetto costume
inglese; il Palio, la Borsa, e gli Speroni vennero sostituiti con tre bandiere
di seta di diverso colore, accompagnate da una somma di denaro.
Nel 1929, finalmente, l’onorevole Vincenzo Buronzo, da poco nominato Podestà di
Asti, fatto suo il sentimento della cittadinanza, ripristinava il Palio, in
pieno, con gli antichi tradizionali premi secondo le antiche usanze e gli
antichi entusiasmi! Nel solo anno 1929 la Corsa si svolse “alla lunga”, non più
sull’antico percorso Pilone-Strada Maestra, divenuto impraticabile, ma sul Corso
Dante. Un Palio tutto in salita di 1.300 mt. Circa, che dal Corso Alfieri,
angolo Corso Dante, arrivava alla Piazza Vittorio Veneto.
Gli entusiasmi, però, durarono ben pochi anni, infatti, il Palio si corse ancora
per soli sette anni (dal 1929 al 1935) poi, sia per i ben noti eventi
politico-militari, che portarono l’Italia ad entrare in guerra nel secondo
conflitto mondiale, sia per la nuova denominazione di “Certame Cavalleresco”,
imposta dall’alto, la storica Corsa del Palio venne sospesa.
Dovevano passare di nuovo parecchi anni prima che Asti potesse riavere la sua
Corsa.
Il Palio venne ricelebrato Domenica 24 Settembre 1967, idealmente dedicato in
coincidenza con le manifestazioni per il Millennio del Monferrato e nell’arco
commemorativo dell’VIII centenario di Pontida, alla celebrazione delle gesta dei
gloriosi Comuni della Lega Lombarda.
E’ merito del sindaco di allora, dott. Giovanni Giraudi, il richiamo in vita
della nobile tradizione; ed è grazie a questa antica festa, che ogni anno, la
città di Asti, nel giorno del Palio ritrova come per incanto nella sua antica
fisionomia medievale.
Dal 1967, il Palio di Asti non ha mai saltato un’edizione e oggi rappresenta
sempre più un significativo simbolo della città, della sua storia, delle sue
tradizioni e dei suoi costumi. I cavalli sono montati “a pelo”, cioè senza
sella. Il fantino non può usare gli speroni, ma solo briglie e frustino. Dal
1967 al 1987 si è corso in Piazza Campo del Palio, dal 1988 la corsa cambia
sede, viene abbandonata la tradizionale Piazza Campo del Palio per trasferirsi
nella più consona e coreografica Piazza Alfieri, ubicata nel cuore della città.
La piazza di forma trapezoidale, viene appositamente allestita per dare luogo
alla sfida tra cavalli e fantini dei Borghi cittadini e di alcuni Comuni della
provincia.
La Curva del Cavallone è sicuramente la più pericolosa ed è spesso teatro delle
cadute più spettacolari. Ma il fantino scaraventato a terra non è stato ancora
sconfitto… infatti il cavallo scosso può ancora vincere.
Prima dell’inizio della corsa, il Capitano del Palio si rivolge al sindaco
chiedendo “licenza di correre il Palio”, con questa formula:
“Signor sindaco, il Palio è schierato in campo con uomini, cavalli ed insegne
ed attende gli ordini”
Con questa frase rituale il Capitano si rivolge al Sindaco per chiedere il
permesso affinché si svolga la corsa, e il Sindaco secondo la tradizione,
risponde:
“Signor Capitano, vi do licenza di correre il Palio dell’anno del Signore...
andate, e che San Secondo vi assista!”
Segue la cavalcata del Capitano e dei Magistrati e dei Cavalieri, lungo tutta la
pista per annunciare alla folla che “si corre il Palio, si corre il Palio, si
corre il Palio!”.
Il
Gruppo del Capitano, composto da dodici cavalieri, apre il Corteo Storico e
rappresenta, da sempre i colori della città di Asti. I costumi, realizzati su
bozzetti dello scenografo astigiano Eugenio Guglielminetti, esaltano le funzioni
del gruppo che vigila sul corretto svolgimento della corsa.
Il Capitano, infatti, coadiuvato da Magistrati, scudieri e cavalieri, è il
garante della corretta interpretazione del Regolamento e in caso di gravi
inottemperanze può comminare sanzioni che culminano nella esclusione del
concorrente dalla corsa.
Lo stesso rigore che riguarda i partecipanti è applicato nella scelta del
Capitano, che viene nominato annualmente dal Consiglio del Palio, organismo
composto dai Rettori di tutti i Rioni, Borghi e Comuni partecipanti alla Corsa,
ed è presieduto dal Sindaco.
Infatti il Capitano non deve unicamente garantire l’imparzialità del suo operato
rinunciando a far parte di qualsiasi Comitato Rionale, ma, in caso di “gravi
mancanze”, rischia la immediata destituzione.
La partenza della corsa si dà “al canapo”: viene tesa una grossa corda, lunga
circa 15 metri e pesante 80 kg, che, con un sistema di argani, attraversa la
pista da un punto all’altro della linea di partenza. Il mossiere piazzato su un
podio, chiamerà i diversi partecipanti alla batteria e quando giudicherà
regolare l’allineamento, farà cadere il canapo. A quel punto per i 450 metri di
pista e per tre giri di corsa, sarà tutto in mano all’abilità dei fantini e allo
sprint dei cavalli.
La corsa è articolata su tre batterie e una finale, sette cavalli al canapo per
ogni batteria, nove per la finale, ma a vincere sarà uno soltanto, il più bravo,
il più fortunato e scaltro. Premiazione e festeggiamenti sono accompagnati da
una scenografia medioevale dove trionfano i colori e la partecipazione di tutta
la Città.
Il giorno della corsa del Palio di Asti, la terza Domenica di Settembre, è
preceduto da iniziative organizzate in tutti i Borghi e Rioni e da importanti
manifestazioni, quali il
Palio degli Sbandieratori, ed il
mercatino del Palio.
Il giorno del Palio, dopo la benedizione dei cavalli e dei fantini, che si
celebra in mattinata nelle parrocchie di ciascun Borgo o Rione, nel primo
pomeriggio prende avvio il
Corteo Storico.
E’ sicuramente l’elemento che più affascina i numerosi visitatori che assistono
al Palio di Asti, composto da oltre milleduecento figuranti in costume
medioevale.
L’accuratezza della ricostruzione storica, il pregio dei costumi e la maestria
delle sartorie di Borgo nel riprodurre fedelmente le fogge degli abiti traendone
modello da affreschi e dipinti d’epoca, fanno del corteo uno spettacolo davvero
unico nel suo genere.
I quadri viventi che compongono la sfilata rappresentano fatti realmente
successi della storia astese accaduti tra il XII e il XV secolo. Si vedranno
dunque sfilare nobili e popolani, armigeri e alto clero, dame e cavalieri che
per un giorno torneranno ad abitare la città raccontando la vita quotidiana di
più di sette secoli fa.
Apre il Corteo Storico il gruppo del Capitano, seguito dal gruppo degli
sbandieratori dell'A.S.T.A. che, con le proprie evoluzioni di bandiere, si
richiama alla figura del vessillifero medioevale, dal quale dipendevano, a
seconda delle segnalazioni, i movimenti delle milizie; in chiusura il
Carroccio,
elemento comunale per eccellenza ricostruzione di quell’apparato bellico legato
ai fasti della Lega Lombarda che il 28 maggio 1178 vinse a Legnano l’esercito
dell’imperatore Federico Barbarossa, trainato da tre coppie di buoi e scortato
da una schiera di armigeri in rappresentanza dei ventuno Comuni.
Da
Piazza della Cattedrale, il Corteo sfila per le
vie del centro storico
cittadino, sino alla
Piazza Alfieri, nella quale si disputa la corsa del Palio
di Asti.
I Premi del Palio di Asti nell'ordine sono: