l borgo di Valfenera è sorto in epoca romana, come dimostrano i molteplici reperti archeologici, quali monete d'argento del periodo imperiale e repubblicano.
Valfenera trae probabilmente il suo nome dalla posizione sita all'estremo confine del territorio astigiano con quello torinese: “Vallis Finaria”. Alcuni attribuiscono il nome alla ricca produzione di fieno che si aveva nella zona: “Vallis Feneria”.
Il più antico documento a noi pervenuto che cita Valfenera (nella forma “Valfenerira”), risale all’896 d.C. ed è un atto di compravendita stipulato alla presenza di quattro testimoni uno dei quali è un certo “Anestasius di Uualfeneria”. Questo ci dimostra che il villaggio di Valfenera è già da tempo esistente, ed è sotto l'influenza del monastero di Sant’Anastasio.
Il territorio fu inizialmente assegnato a Sigismondo all’inizio del X secolo. Si succedettero diversi feudatari e, dopo esser passato ai vescovi d’Asti, ne furono infeudati i Gorzano.
Nel 1214, il Comune di Asti, diventando proprietario del luogo, lo cedette ai marchesi di Saluzzo che, nuovamente, lo concessero ai Gorzano; pur con diverse interruzioni, Valfenera rimase sotto il controllo dei Saluzzo e pervenne all’altro ramo, i Saluzzo di Monesiglio e Valgrana.
La zona fu duramente saccheggiata nel XVI secolo a causa dell’avvento dei Gonzaga e l’originario complesso fortificato venne assediato: diventati i nuovi proprietari, la famiglia di Mantova si insediò nel castello di Valfenera e munì la cinta di alcune torri che, pur non avendo notizie certe, furono forse sette.
Durante le guerre tra Francesi e Spagnoli, nel 1557 il castello di Valfenera fu smantellato dal maresciallo francese Brissac le cui truppe distrussero anche l’intero paese.
Il paese di Valfenera era anticamente potentemente fortificato. Al primitivo castello, la “Villa”, che sorgeva nella parte orientale del paese cinto da mura e fossato eretto probabilmente nell’XI secolo, si aggiunse poi, nel XIII secolo, una nuova fortificazione, più verso la pianura, anch’essa ben presto circondata da casa cinte da un muro (il “Borgo”).
La fondazione di Villanova, avvenuta nel 1248, costituì una minaccia per le terre di Saluzzo, tanto che indusse ad arretrare Valfenera verso la piana, e a costruire un castello, per difendere il nuovo borgo.
Il castello venne ubicato su due fronti: l'uno posto a dominio della pianura, l'altro venne eretto a difesa della valle verso Ferrere.
A sud il fortilizio era protetto dai bastioni, mentre a nord vi era una torre, (l'attuale campanile), staccata dal corpo fabbricato; tutta la costruzione era circondata da un fossato, che veniva colmato con terra, solamente verso la meta del XIX secolo, quando costruirono l'ala comunale e sistemarono l'attuale piazza.
Ferrante Gonzaga, dopo aver occupata Valfenera, si curò di fortificarla, cingendola con muraglioni, rinforzati interamente con barbacani.
Il complesso difensivo doveva estendersi da est verso sud-ovest, in forma triangolare, dove la conformazione del terreno era costituita da un rialzo a forma di anfiteatro.
Il sistema di fortificazioni, che faceva capo al castello, era completata con delle torri avanzate, abitate dai “torrieri”, che avevano il compito di vigilare le mosse del nemico. Queste torri, fatte costruire dal marchese di Saluzzo, probabilmente erano sette, poiché è tradizione che Valfenera venisse denominata la “città dalle sette torri”.
Queste erano convenientemente disposte a difesa della piana, della strada che conduceva ad Asti e nel centro stesso della piazzaforte.
Di due torri si ha particolarmente memoria: “la torrassa” e la “San Giorgio”, che diedero il nome alle regioni sulle quali sorsero e vennero così denominate per ricordare le torri fatte edificare da Manfredo II per difendere la città di Saluzzo.
Dell’antica struttura rimane oggi solo una torre a pianta quadrata in laterizio, trasformata in torre campanaria.

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Torre di Valfenera