Immagine tratta dal libro "Le miniature del Codex Astensis", Comune di Asti - Fondazione C.R.A. 2002
Castello di Roccaverano "Codex Astensis"
 

l castello di Roccaverano compare al culmine della collina, dalla quale domina il paese, a ben 750 metri sull'altezza del mare, ed è il punto più alto delle Langhe astigiane. Dalla sua sommità l'occhio spazia sulla valle e sulle Langhe circostanti e si avverte subito l'importanza di chi fosse in grado di controllare il sito, fortificato dalla poderosa torre che svetta dal rudere del castello, di cui è rimasta la sola facciata.
La storia di Roccaverano si identifica con la storia delle Langhe e per la parte più antica si allaccia con quella dei marchesi Del Vasto.
Una fra le maggiori famiglie marchionali piemontesi fu certo quella denominata Del Vasto. Sembra accertato che provenisse dagli Aleramici, discendenti da quell’“Aledramus marchio”, al quale nel 967 d.C. l'imperatore Ottone I concesse tutti i luoghi deserti fra il Tanaro, l'Orba e il mare, e verso la metà del XII secolo dominava su tutta la regione che dalle spiagge della riviera ligure, valicando gli Appennini, si distende a nord-ovest fino a Saluzzo e a nord-est fin presso Asti.
Il capostipite della famiglia fu Bonifacio Del Vasto, che sempre si chiamò “marchese del Vasto” e che nel 1125 nel castello di Loreto, presso Costigliole d'Asti, istituiva eredi i suoi sette figli, diseredando il maggiore, Bonifacio d' Incisa, perché traditore, passato coi nemici del padre.
Di questi figli il più noto è Enrico, detto il Guercio, consigliere del Barbarossa e poi cancelliere imperiale, che fu stipite dei marchesi di Savona; anche gli altri figli, alla spartizione dell'esteso marchesato Del Vasto, diedero origine alle principali famiglie del Piemonte meridionale, poiché da Manfredo discesero i marchesi di Saluzzo, da Anselmo quelli di Ceva, da Guglielmo i Busca, da Bonifacio minore i marchesi di Cortemilia e da Ottone, detto Boverio, i conti di Loreto. Enrico il Guercio si distinse in Liguria, stringendo lega con Genova e diventandone cittadino, ed ebbe due figli, che assunsero il nome di marchesi Del Carretto. Mentre Enrico II, investito poi da Federico I della marca di Savona, rivolse i suoi interessi alla Liguria, Ottone I consolidò i suoi possessi nella Langa e nell’Astigiano, area in cui dominava sui luoghi di Castino, Bosia, Torre Bormida, Castelletto d'Uzzone, Vesime, Saleggio, Scaletta, Bergolo, Pezzolo, Torre d'Uzzone, Gorino, Lodisio, Serole, Olmo, Perleto, Roccaverano, Mombaldone, Denice, Ponti, Cortemilia, Bubbio, Cassinasco, Borgonale, Monastero, Benevello, Santa Giulia, Monchiero, Lequio, Novello, Saliceto.
Nel vasto dominio dei marchesi Del Carretto, Roccaverano non era certo il luogo di minor importanza per la sua dislocazione strategica, e fu proprio per una diretta iniziativa del marchese Bonifacio che sorse il suo castello. Così una lapide, un tempo murata sulla facciata e oggi portata altrove, ricordava che nel 1204 “dominus Bonifacius de Carreto” aveva fatto costruire “hoc castrum quod vocatur Rocha Bianca”, all'età di 26 anni. Anche se la data, riportata dal Vergano, va forse posticipata di qualche decennio, poiché Bonifacio, nipote abiatico di Ottone I, fece testamento nel 1285, resta però valida l'attribuzione al Duecento della costruzione attuale del castello.
Sul finire del XII secolo il Comune di Asti si trovò impegnato in una lunga guerra per spezzare l'accerchiamento che il marchese del Monferrato e i discendenti di Bonifacio Del Vasto costituivano di fatto attorno al suo territorio. Come è noto, il marchese di Monferrato fece pace con gli Astigiani nel 1206 e negli anni successivi quasi tutti gli altri marchesi aleramici si sottomisero al potente Comune di Asti.
Nel 1209 anche Ottone Del Carretto e il figlio Ugo vennero a patti con Asti e, dietro promessa di investitura, alienarono tutti i loro possessi delle Langhe per 1000 lire genoine. Fra le altre località era compresa “Rocha Vevrana” Roccaverano.
Il comune annoverò dunque Roccaverano fra i propri feudi, lo inserì nel “Codex Astensis” al capitolo XXXIX e quando, molto più tardi, il codice fu trascritto, venne raffigurata in una miniatura l'immagine del castello. Per quanto stereotipata su uno standard comune a molti altri castelli, la raffigurazione sembra rispondere, più che in altri casi, alla realtà, poiché compare una cortina merlata senza aperture, che potrebbe corrispondere al palazzo, che però presenta tre bifore archiacute, addossata a una torre cilindrica, molto simile a quella che attualmente sorge presso il castello.
Come feudo astigiano Roccaverano rimase alla famiglia Del Carretto e fu assegnato ad Enrico III, fratello di Ugo, che probabilmente vi elesse la sua residenza, sicché nel 1240 viene detto signore di Roccaverano. Da Enrico discesero Guglielmo, ricordato fra i fedeli di Carlo d'Angiò nel 1269, e quel Bonifacio designato come signore di Ponti al quale si deve l'edificazione del castello attuale. Nel 1322 fu proprio un nipote di Bonifacio, che portava lo stesso nome dell'avo, a donare il feudo di Roccaverano, insieme con Manfredo Del Carretto della linea di Cairo, al marchese Manfredo IV di Saluzzo; s’ignorano, però i motivi che spinsero i Del Carretto a compiere la donazione.
I marchesi di Saluzzo, lontani da interessi per le Langhe, alienarono dopo pochi anni Roccaverano, che nel 1337 fu da loro venduto a Oddone, Giacomo, Matteo, Giovannone e Tomasino, tutti figli di Antonio Scarampi, insieme con i feudi di Cortemilia, Vernetta, Castelmartino, Perletto, Torre Uzzone, Saleggio, Cairo, Rocchetta, Carcare, Altare, Bubbio e Santa Giulia, un tempo appartenuti ai marchesi Del Carretto.
Con tale imponente acquisto, del valore di 110.000 franchi, diventavano signori incontrastati dell'intero territorio l’antica e nobile famiglia degli Scarampi di Asti.
Dei figli di Antonio, lo Scarampi privilegiato dal re di Francia nel 1292, Giacomo portò il titolo di signore di Altare e di Roccaverano, che fu mantenuto dai discendenti, fino all'estinzione del ramo maschile, terminato nel 1575 con Claudia Maria, figlia di Alessandro e moglie di Bonifacio Valperga di Caluso.
Nel 1635 furono investiti i conti Carlo Francesco, Bonifacio Amedeo e Tommaso Ottavio Valperga col titolo di marchesi di Roccaverano.
Durante il XVII secolo il castello dovette subire, per la sua posizione strategica, occupazioni diverse da parte degli eserciti che combattevano sul suolo piemontese. In occasione della guerra del Monferrato il castello di Roccaverano venne espugnato nel 1615 dagli Spagnoli, comandati da don Luigi di Cordova, dopo essere stato strenuamente difeso dai Francesi che, alla resa, ottennero l'onore delle armi. Nel 1633 il castello venne messo a sacco dalle milizie napoletane che erano dirette in Alsazia e nel secolo successivo subì due altre occupazioni, una francese nel 1715 e una spagnola nel 1744.
Intanto Carlo Emanuele II acquistò dai Valperga marchesi dell'Olmo i diritti che questi vantavano in Roccaverano nel 1673, inserendosi così direttamente nella signoria del feudo. Nel Settecento gli Scarampi di Pruney consegnarono ancora una volta il feudo, nel 1734, e nel 1751 vennero riconosciuti i diritti del marchese Della Rovere; ma nel 1771 i Savoia, già presenti nel dominio diretto dal 1673, acquistarono dagli Scarampi tutte le loro superstiti ragioni feudali, restando gli unici signori. Con il passaggio ai Savoia anche gli abitanti, che fin dalla seconda metà del Trecento godevano di particolari statuti loro concessi dai Del Carretto, dovettero sottostare ai nuovi signori e rinunciare agli antichi diritti.
Oggi l'insieme monumentale del castello e della poderosa torre si presenta con una certa imponenza, che, nonostante i danni subiti nei secoli, non manca di impressionare ancora per le grandi dimensioni.
La torre è alta quasi 30 metri, ed ha una circonferenza di 26,50 metri, con uno spessore dei muri, che alla base supera i 2 metri. La sommità è decorata di tre ordini di archetti pensili, sorretti da semplici mensoline e ogni ordine è sormontato da un motivo ornamentale a denti di sega. La torre presenta un'apertura all'altezza di circa sette metri, e termina con un arco a sesto acuto, sopra il quale vi è una lapide non più leggibile: è però evidente che comunicava col secondo piano del vicino palazzo, e precisamente con la sala maggiore, tramite una galleria a volta. Questa porta è rivolta a nord, mentre a ovest c'è un'altra porta, più piccola, che immetteva al primo piano, di più difficile interpretazione per l'assenza di casi analoghi in Piemonte: il Vergano ha pensato per essa a un accostamento con la torre di Charlieu, sulla Loira, eretta nel XII secolo. Il materiale usato per la costruzione è l'arenaria, squadrata in blocchi regolari, disposti con ordine in file orizzontali.
L'elevazione della torre e la solidità dovevano parere sia un punto di riferimento per i castelli vicini, sia un valido strumento difensivo: all'interno di essa partiva poi, in casi disperati, un sotterraneo che conduceva all'aperto.
Dal piazzale antistante la facciata, dove si affaccia anche la cinquecentesca chiesa di Santa Maria Assunta attribuita al Bramante, si coglie abbastanza bene l'effetto che doveva rendere l'accostamento del massiccio palazzo a pianta rettangolare, lunga e stretta, alla massiccia torre cilindrica, che lo sovrastava.
Il muro rimasto non presenta porte di accesso, ma soltanto finestre, che ne interrompono la compatta struttura: al piano superiore si aprono tre bifore archiacute con colonnina centrale, sovrastate da cornice in pietra; inferiormente quattro feritoie evidenziano l'uso in prevalenza militare del castello.

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Resti del castello di Roccaverano