
n epoca romana il paese di Roatto era percorso da un diverticolo, con analogo tracciato dell'attuale Provinciale, che univa la Via Fulvia con Musatia (Villafranca), Bagnasco e Gallarate, sino ad incontrare la strada che collegava Asti con Monteu da Po (Industria), e Chieri (Industria Carreum Potentia).
La località veniva raffigurata nelle mappe come rocca, o centro di potere conteso tra le famiglie locali, e contrassegnato con l'emblema della doppia chiave, simbolo della giurisdizione pontificia.
Il luogo fu possesso dei Montafia che nel Quattrocento si allearono con il Comune di Asti ricevendo in cambio una nuova investitura del territorio.
Gli eredi della famiglia si trovarono coinvolti negli scontri per il controllo della zona con i Savoia e la Santa Sede e, nel 1600, il luogo passò nelle mani sabaude.
Il castello di Roatto si erge sulla sommità del colle, al centro del piccolo paese, che si stende ai suoi piedi da due lati, ed è fiancheggiato dalla chiesa parrocchiale.
Al maniero si accede dalla piazza del paese, salendo un breve viale che immette direttamente nel giardino, di impianto settecentesco, parte pianeggiante, parte scosceso, delimitato da muri di sostegno del terrapieno; sul retro vi è un parco con maestose querce secolari. Due scalinate, una sul fronte, l'altra sul retro, danno accesso all'edificio.
Il castello di Roatto è una costruzione massiccia, a tre piani fuori terra, a pianta rettangolare con avancorpo e terrazza anteriore, presenta muratura in laterizio ornata da un fregio ed è caratterizzata da una torretta pensile cilindrica, e un vasto terrazzo, sostenuto da un robusto muraglione che si sporge come un bastione, verso il paese.
Il castello, costruito dai Montafia, nel corso dei secoli fu più volte oggetto di rimaneggiamenti e nel 1722 venne trasformato in palazzo residenziale, quando su volere della principessa di Francavilla, fu adattato a residenza signorile di campagna. Venne ampliato ed arricchito sul prospetto di facciata con la grande scala a due rampe ed il terrazzo sul prospetto sud.
A causa dei diversi interventi, la lettura delle murature e l'identificazione della costruzione originaria risultano difficoltosi; sulla parete sud la traccia di una finestra con un tratto di ghiera di arco, induce a supporre questa parte come la più antica.
Successivamente, all'inizio del XIX secolo, furono chiuse alcune finestre e fu aggiunta l'altra scala sulla facciata est, verso l’ampio giardino.
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