l nome di Portacomaro, è cambiato molte volte: Comalium, Curtis Comaria, Cortecommarij, Curta Comerio, P. Comé, Portacômé e perfino P. Conre. Così infatti è indicato Portacomaro sul grande affresco che, nella Galleria della Carte Geografiche dei Musei Vaticani, raffigura “Pedemontium et Monsferratus”. L’affresco, realizzato per Papa Gregorio XIII tra il 1580 e il 1583, ci dona anche la più antica, ipotetica, immagine del paese; un borgo fortificato da mura con la porta centrale ad arco affiancata da due torri, le case del Ricetto e tre campanili. Poche le altre antiche rappresentazioni note; qualche mappa del sei-settecento, i bozzetti di Clemente Rovere, tratteggiati nel 1849.
Il territorio di Portacomaro, noto già nel 961 d.C., sarebbe l’antico possedimento di un certo “Acomarius” da cui l’insediamento prese il nome. La tradizione locale, vorrebbe che ancor prima gruppi di eretici ariani, che abitavano a Miravalle, abbiano costretto alla fuga da Asti il Vescovo Evasio.
Il luogo, donato da Federico I alla Città di Asti nel 1164, fu a luogo conteso, come accadde per molte altre località di quest’area geografica, fra il Comune di Asti e il marchese del Monferrato.
Portacomaro, antica terra di confine, dopo la pace dell’11febbraio 1179, tra il marchese del Monferrato e il Comune di Asti, non poté più avere castelli od ospitare guarnigioni, ma fu considerato come una sorta di zona franca, in cui erano tutelati i diritti sia degli Astigiani che dei Monferrini.
Nel 1387 passò agli Orleans con gli altri paesi assegnati in dote a Valentina Visconti.
Nel 1414 subì l’attacco di varie Compagnie di ventura e fu semidistrutto; la gente fuggì ad Asti, trovò rinforzi e riconquistò le proprie case. Secoli di miseria e scorribande di eserciti; il 5 luglio del 1659 “li soldati scalarono le muralie del Ricetto et vi entrarono dentro con la spada alla mano et vi comisero molti et gravi disordini con notabilissimo danno et perdita de li particolari di detto luogo”; responsabili del saccheggio due reggimenti di “Cavalleria e Infanteri” provenienti da Isola.
A partire dal XVII secolo, il luogo divenne feudo dei conti Coardi, antica famiglia di origine spagnola; Nicolò Coardi, capo generale delle finanze del duca Carlo Emanuele I di Savoia ottenne il titolo nel 1618.
Oggi, dell’antico ricetto di Portacomaro, rialzato rispetto al terreno circostante di circa nove metri, ed anticamente circondato da mura in laterizio a scarpa, rimangono solo tratti della cerchia muraria e una bella torre di spigolo a pianta circolare.

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Torre circolare del ricetto di Portacomaro