l nome di Passerano deriva probabilmente da un “fundus”, e notizie certe del territorio si hanno a partire dal 1164, quando, con diploma imperiale, l’abitato fu confermato al marchese del Monferrato da Federico I, insieme con parecchie località della zona. E’ però probabile che già in precedenza vi esercitasse in realtà la signoria una famiglia locale alla quale si dovrebbe l'erezione di una fortezza.
Tale famiglia, non va identificata, come generalmente è riferito dagli studiosi, con quella dei Cocconato, conti di Radicata, che solo più tardi ne ebbero il possesso. Infatti molto probabilmente il diploma imperiale concesso nel 1186 ai conti Cocconato, comprendente, fra le altre località, anche Passerano, è un falso, costruito diversi secoli dopo dagli stessi conti interessati a dimostrare l'antichità dei propri possessi.
Ancora nel 1206, è presente in una carta interessante i signori di Montiglio un “Manfredus filius Oberti domini de Passarano”. Fra il XII e il XIII secolo Oberto e il figlio Manfredo sono dunque i signori locali, in qualche modo collegati col marchese di Monferrato. La loro supremazia sul villaggio dura fino alla metà del XIII secolo, quando al comune declino della minore aristocrazia rurale subentra la potente famiglia dei conti di Cocconato. Con sentenza arbitrale del 1277, infatti, i Cocconato acquistano Passerano e Schierano che vengono in questo modo aggregati al territorio del piccolo stato che andavano costruendo, grazie anche all'attività di Uberto, cardinale di Sant'Eustachio.
I conti di Cocconato formarono un consortile, detto anche dei Radicati, dal nome di una località nei pressi di San Sebastiano Po, già sede di una famiglia signorile, sulla quale estesero il loro dominio. Il consortile si suddivise dapprima in tre terzieri, di Brozolo, di Robella e di Casalborgone, che verso la metà del XV secolo si sdoppiarono nelle casate di Robella, Brozolo, Casalborgone, Ticineto, Primeglio e Passerano. Fu probabilmente con l'avvento dei Cocconato a Passerano che venne edificata la parte centrale del castello, mentre allo sdoppiamento dei terzieri e alla creazione di un ramo dei Passerano si deve forse l'ampliamento quattrocentesco.
La contea di Cocconato era costituita territorialmente come entità politica autonoma e comprendeva Capriglio, Bagnasco, Marmorito, Primeglio, Schierano, Aramengo, Brozolo, Robella, Tonco, Cerreto, Piovà, Castelvero, Marcorengo, Brusasco, Monteu, Cavagnolo, Lauriano, Piazzo, Casalborgone, San Sebastiano, Tonengo, Berzano. La sua vita indipendente non fu certo facile, insidiata come era dalle potenze limitrofe, ma riuscì a conservarsi per quattro secoli. Il marchese di Monferrato, in particolare, al quale i Cocconato erano legati da vincoli di amicizia e fedeltà, mirava all'annessione: i Cocconato dal canto loro, pure salvaguardando la propria integrità territoriale, si mostrarono leali verso il marchese, come dimostra la continua presenza al suo fianco nelle principali imprese militari del Trecento, fra le quali la nota battaglia di Gamenario (1345) contro la coalizione guelfa appoggiata dalle truppe della regina Giovanna di Napoli. Ma nel 1369 il marchese riuscì ad ottenere da Carlo IV la sottomissione a lui della contea e dei suoi signori. Cercarono allora appoggio i Cocconato presso i Visconti di Milano, grazie ai quali recuperarono di fatto 1'autonomia nei confronti del marchese. Ma successive alleanze con i Savoia portarono a nuovi attriti con gli Sforza, succeduti ai Visconti, e soltanto nel 1458 il consortile, che contava allora ben quaranta signori, ottenne che nessuno potesse intromettersi nelle cose interne sul territorio soggetto ai Radicati, senza che questi lo richiedessero. Negli stessi anni furono riformati gli statuti del consortile per dare unità di indirizzo e di comando alla contea.
La pace e la tranquillità per i castelli della contea durarono oltre mezzo secolo, ma nella prima metà del Cinquecento le guerre di predominio fra Francia e Spagna non risparmiarono la piccola unità politica governata dai conti Radicati. Nel 1526 la contea è interamente occupata dalle truppe imperiali al comando di Maramaldo che cercano di aver ragione delle residue sacche di resistenza francesi. Una di queste è rappresentata dal castello di Passerano. In esso è richiuso Ercole Radicati che vi tiene prigioniero il proprio fratello monsignore, il quale a tutti i costi vuole uscire per affrontare Maramaldo e le sue truppe.
Per sbloccare la complessa situazione viene deciso che il capitano Aldana, agli ordini di Maramaldo, penetri nel castello per conferire direttamente con Ercole. Per una corda calatagli da una finestra del castello, l'Aldana riesce ad avere l'abboccamento col Radicati, senza però concludere nulla di fatto. Interviene allora la marchesa di Pescara, Vittoria Colonna, vedova del comandante generale di Carlo V, Ferrante d'Avalos, e grazie ai suoi buoni uffici Maramaldo toglie l'assedio a Passerano e si ritira con le sue truppe dalla contea. Fin dal 1503, però, l'imperatore Massimiliano aveva sottomesso i conti di Cocconato a suo genero Filiberto II di Savoia, concedendogli l'investitura di tutti i feudi posseduti dai Radicati. Per il rifiuto di maggior parte dei Radicati di accettare il nuovo signore, si originò una complessa vicenda diplomatica che coinvolse l'imperatore, i duchi di Savoia, quelli di Milano e il marchese di Monferrato ed ebbe termine soltanto nel 1530 quando il nuovo imperatore, Carlo V, a richiesta di Giovanni Secondo di Brozolo, Bonifacio di Robella, Giovanni Luchino di Brozolo e Bartolomeo di Passerano, operanti a nome di tutto il consortile, confermò gli antichi privilegi.
Con il diploma di Carlo V non soltanto i Radicati videro ufficialmente sancita l'autonomia nella loro contea, ma ottennero anche il privilegio di battere moneta in oro e in argento. Lo stato di guerra allora esistente impedì loro di servirsi subito della concessione e pare che le prime monete siano state battute nel 1589. Alla zecca di Passerano, ubicata in un edificio ancora esistente alla sinistra della porta d'ingresso al recinto del castello, lavorarono Tommaso Roglia di Torino e Gastaldo Rolando, abilissimi contraffattori di monete basse della zecca di Torino e di Milano. Dal 1587 dalla zecca di Passerano uscirono monete d'oro e d'argento a imitazione dei talleri tedeschi. Già nel 1581 il duca di Savoia aveva proibito al Radicati l'emissione di monete simili a quelle che circolavano nel ducato, ma restò inascoltato poiché rinnovò la proibizione nel 1583 e nel 1585. Ma nel 1586, quando, i Radicati si sottomisero definitivamente al duca, il privilegio fu riconfermato dai Savoia a patto che le monete fossero equiparate a quelle circolanti per gli stati del ducato. Dal 1594 in poi, non si sa per qual motivo, le monete della zecca di Passerano non vennero più coniate a nome del consortile dei Radicati, ma esclusivamente a nome dei membri del ramo di Passerano. La zecca continuò la sua attività fino al 1598, anno in cui, dopo lunghe trattative, il duca di Savoia, poiché da Passerano continuavano a uscire monete contraffatte, convenì coi Radicati che essi avrebbero smesso di battere moneta, contro il compenso di trecento scudi d'oro l'anno.
Dal riconoscimento imperiale ai Radicati alla fine della loro autonomia politica passò poco più di un cinquantennio, ma in questi anni il castello di Passerano e gli altri castelli della contea subirono le violenze del continuo stato di guerra che travagliava il Piemonte. Nel 1550 il castello di Passerano fu occupato dagli Spagnoli e fortificato, forse col restauro dei bastioni che all'inizio del secolo erano sorti attorno alla vecchia rocca medievale. Nella primavera dell'anno successivo, però, il maresciallo francese Brissac, impedito nella sua campagna anti-imperiale dalla resistenza opposta da Passerano, decise di espugnare la fortezza e cacciarne il presidio. All'occorrenza, il capitano De La Motte-Godrin fa giungere due colubrine da Villanova e una compagnia di cavalleggeri da Chieri e da San Damiano, per un totale di mille archibugieri e cento cavalli. Il cannoneggiamento intenso riesce ad aprire una breccia dalla parte di Primeglio, ma la guarnigione spagnola al comando di Don Emanuele de Luna si difende strenuamente. Dalla breccia i Francesi vanno all'assalto del bastione facendo una strage dei difensori. Dopo la resa della guarnigione, fanno saltare le fortificazioni che cingevano il castello, dove lasciano un drappello agli ordini del capitano Ventabron, ma dopo pochi mesi evacuano la fortezza. La contea di Cocconato si va intanto sgretolando, per successivi smembramenti, e quando i Radicati nel 1586 decidono di sottomettersi definitivamente al duca di Savoia rimanevano nelle loro mani soltanto Cocconato, Aramengo, Robella, Brozolo, Marmorito, Passerano, Primeglio, Schierano, Capriglio, Bagnasco. All'atto di sottomissione era capitano del consortile Pallavicino di Passerano, al quale vengono confermati dal duca diversi privilegi, quali battere moneta, riscuotere gabelle, nominare notai, riconoscere nati illegittimi; ma l'autonomia dei Radicati era definitivamente tramontata.
L'adesione ai Savoia non valse ad evitare al castello di Passerano e alle altre terre dei Radicati nuove violenze. Nel Seicento, infatti, per la successione al marchesato di Monferrato, la zona fu messa a ferro e fuoco dagli Spagnoli e nel 1617 Passerano venne nuovamente devastato. Soltanto alla metà del secolo tornò una certa tranquillità e nel 1654 Alessandro Radicati si accinse a restaurare l'antico castello che tante traversie aveva subito. A lui si deve infatti l'edificazione della zona a sudovest e l'adattamento di tutta l'ala. In seguito, a nord dell'edificio principale, che nel corso dei seco1i era andato trasformandosi in poderosa fabbrica, difesa da torrioni e bertesche, venne edificata una costruzione minore, ornata in origine da quattro torrette laterali, denominata “la palazzina del conte Adamo”.
Verso la metà del Settecento Passerano fu trascurato dai Radicati che vi tornarono soltanto dopo cent'anni, col nonno dell'attuale proprietario, il quale si diede a restaurare l'edificio, rendendolo nuovamente abitabile e confortevole perché in precedenza tutto il lato sud-ovest era stato adibito ad usi rurali.
Alla metà dell'Ottocento risale, dunque, la sistemazione del castello come la si può oggi ammirare: senza grandi alterazioni così infatti è rimasto, all'interno e all'esterno, e così viene conservato dalle cure del suo proprietario, il conte Radicati di Passerano.
Un tempo, la posizione della fortezza dominava e controllava ogni forma di transito possibile nella vallata e rappresentava la via più facile per collegare l'Astigiano con la pianura del Po nei pressi di Casalborgone.
Tutta l'altura su cui sorge il possente castello di Passerano, è cinta dai resti dei bastioni e delle mura che un tempo difendevano la residenza signorile e al suo sito si accede tuttora per l'antica porta medievale che conserva ancora le tracce del ponte levatoio. La fortificazione anticamente era cinta da una doppia e fortissima cerchia muraria e verso occidente era a terrapieni e con baluardi su uno dei quali era eretta la fabbrica della zecca di Passerano.
Si poteva accedere nel recinto attraverso due o tre porte, una delle quali, come già detto, dà ancora oggi accesso alla proprietà.
Attraversata la porta medioevale, che sorge a destra della “zecca”, e continuando a salire, si giunge al nucleo più antico del complesso formato dalla tozza ed imponente torre quadrata sulla quale si trova collocato lo stemma raffigurante l'aquila dei conti Radicati, la torre fiancheggia e difende l’ingresso alla fortezza, e la facciata meridionale della costruzione.
Quest'ultima è caratterizzata da cinque ampi finestroni quattrocenteschi, con ghiere di archi ogivali decorati e bellissimi fregi in cotto e dove sono ancora inseriti tratti di feritoie. Gli stessi elementi decorativi si riscontrano sul lato dove si apre il portone archiacuto del castello alla sommità di una rampa costeggiata da siepi.
Il paramento murario in mattoni faccia a vista è rinforzato in pietra.
L'angolo a levante del castello termina con una bertesca che controlla i resti della cinta bastionata, fatta saltare dai Francesi nel 1551.
Entrando nel cortile si trovano i resti di costruzioni che un tempo chiudevano la bella corte in parte porticata con una torre e due corpi di fabbrica di differenti epoche.
La facciata prospiciente il cortile interno sul grande parco che circonda il castello risale alle origini almeno per la base della costruzione e sulla stessa si notano i segni degli arconi ogivali che denotano una tendenza di stile gotico, coperti successivamente dalle finestre che insieme al cornicione in gesso sono di stile post-rinascimentale (pare che costituissero un unico complesso aggiuntivo della facciata; infatti sono ancora evidenti le tracce di un loggiato).
A nord del castello sorge una porzione di fabbricato, ornato da due torrette, un tempo quattro, e collegato al corpo centrale con una costruzione seicentesca. Davanti a questo edificio, la palazzina del conte Adamo, sorge la chiesa del castello, molto antica, ma restaurata nel corso dei secoli.
L'insieme degli edifici che formano il castello di Passerano rappresenta anche un esempio notevole di apporti successivi con conservazione però delle strutture precedenti: tale osservazione, oltre che per l'esterno, vale anche per l'interno, dove stucchi e arredamenti sono conservati con scrupolosa cura ed attenzione.
Dell'ala quattrocentesca vanno ricordate le sale inferiori, con volte a vela e d'altra foggia, ma soprattutto degne della massima attenzione sono le sale del piano superiore. Si accede ad esse tramite uno scalone ornato da due capitelli in arenaria, risalenti all'edificio più antico, che rappresentano i segni dello zodiaco. La sala principale, ornata di un grande camino, presenta un vasto soffitto a cassettone, finemente intagliato e decorato da vivaci colori, firmato da un certo Torta di Grana nell'anno 1484: su di esso vi è la rappresentazione degli stemmi di moltissime casate nobili del territorio, e lo rendono un vero e proprio armerista dell'aristocrazia astigiana. Soffitti analoghi si ripetono per tutto il piano.
Nell'ala centrale si attraversano sale affrescate in età recente per giungere, nella torre, a una stanza dove sono raccolti cimeli appartenuti al musicista Robert Schuman. La presenza del grande musicista a Passerano è determinata dal fatto che la nonna dell'attuale conte era figlia di Robert Schuman. Ai piani inferiori sono ancora da segnalare un grande camino datato 1560, la ricca biblioteca e l'appartamento del conte Giovanni Battista Radicati dove si ammira un grandioso separè barocco in legno scolpito che delimita l'alcova.
Per concludere, il castello di Passerano è forse uno dei migliori dell'Astigiano, poiché, ha conservato all'interno delle sue antiche strutture le testimonianze preziose e originali delle epoche nelle quali si andò sviluppando.
Il territorio di Passerano Marmorito era sede anche di altre fortificazioni come il:

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Castello di Passerano