Immagine tratta dal libro "Le miniature del Codex Astensis", Comune di Asti - Fondazione C.R.A. 2002
Castello di Olmo Gentile "Codex Astensis"
 

l borgo di Olmo Gentile è arroccato intorno al castello sulla sommità di un colle, al termine della strada proveniente da Roccaverano. Situato nei pressi del confine fra la Provincia di Asti e quella di Cuneo, dista circa 55 chilometri da Asti, al quale è collegato da una strada che, attraverso il dolce paesaggio collinare, porta anche a Roccaverano, San Giorgio Scarampi, Serole e Monastero Bormida. Il paesaggio di Olmo, è dominato dal castello e, più ancora, dalla severa e possente torre medioevale.
Il toponimo avrebbe origine dal termine latino “ulmus” (Olmo), mentre il termine Gentile è stato aggiunto nel 1863.
Nel 1142, con la spartizione dell’eredità del marchese Bonifacio Del Vasto, il territorio venne assegnato al marchese di Cortemilia, ma già nel 1209 appariva compreso tra i possedimenti dei Del Carretto; questi ultimi, dopo aver venduto i propri possedimenti alla Città di Asti, ricevettero in cambio l’investitura di parecchi territori tra cui, appunto, quello di Olmo.
Nel 1532 metà del feudo fu investito agli Scarampi che ne ottennero il possesso completo solo nel 1580. Quindici anni più tardi, l’intero feudo, eretto in marchesato, fu venduto a Carlo Guglielmo di Valperga, ma nel 1648, con il trattato di Westfalia, entrò a far parte dei domini sabaudi.
Nel 1682, infine, l’intero territorio di Olmo venne acquistato dai Gozzani di Casale Monferrato.
La parte più antica dell’originaria struttura fortificata è la torre a pianta quadrata, risalente al XII secolo e coronata da beccatelli in pietra; collegata al castello, costituiva probabilmente il nucleo principale della fortificazione che, nel 1628, aveva subito i maggiori danneggiamenti per mano delle truppe spagnole.
L'irregolarità dell'impianto architettonico attuale denuncia le successive stratificazioni costruttive.
L'elemento più antico e caratteristico è l'alta torre quadrangolare coronata da una serie di robustissimi, allungati supporti di pietra, che dovevano sostenere il ballatoio ora scomparso.
La datazione tradizionalmente accettata la fa risalire al XII secolo, e le evidenti analogie architettoniche con altri edifici esistenti nel circondario, inducono a considerarla fra i migliori esempi di quella corona di torri alte e quadrate che caratterizzava in epoca medioevale il paesaggio dell'Acquese e, in termini estensivi, di tutto l'Alto Monferrato.
Seppure attualmente connessa al castello da un corpo di fabbrica di collegamento a livello del 1° piano, la torre appare chiaramente come oggetto architettonico a se stante: la spiccata differenza esistente fra il suo apparecchio unitario e quello degli altri edifici lo sottolinea.
Costituiva probabilmente il nucleo di impianto di fortificazioni, antecedente l'attuale castello che venne irrimediabilmente danneggiato nell'assedio del 1615, quando i francesi, che presidiavano il fortilizio, dovettero arrendersi alle truppe spagnole.
Intorno all'antica torre, uscita pressoché indenne dalle distruzioni belliche, è stata realizzata la costruzione attuale, articolata in due corpi di fabbrica distinti, anche se collegati.
Quello principale, che rivolge una fronte verso l'abitato, presenta un impianto planimetrico ad L, attestato parallelamente ai lati della torre e connotato dallo scalone che dal cortile conduce ai piani superiori.
L'altro fabbricato, e pianta rettangolare, è collocato sul retro con la testata, corredata da uno scenografico portichetto su due piani chiuso da arcate irregolari, rivolta verso la vallata sottostante il dirupo.
Secondo l’iscrizione riportata sulla lapide in marmo murata sopra la parte di accesso alla torre, il castello attuale è stato edificato nel 1681, dalle fondamenta, per volere del vescovo di Acqui Terme, marchese Carlo Antonio Gozani.
L'impianto planimetrico, articolato intorno al cortile con la torre, e quello architettonico, costituito dalla successione di locali coperti con volte a botte, alcuni riconoscibili nella loro funzione originaria (ad esempio la cella), risultano tuttora chiaramente leggibili.
Segni dell'antico splendore si intuiscono negli sparuti resti dell'affresco che decorava la parete di fondo dello scalone, negli stipiti ed architravi della porta di tardo gusto rinascimentale ancora esistenti.
I sotterranei esistenti sotto la manica principale, sono costituiti da ampi locali coperti con volta a botte.

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Castello di Olmo Gentile