
l castello di Montiglio venne costruito nel XII secolo dai signori locali legati al marchese del Monferrato, il quale nel 1164 ottenne da Federico I, con il diploma di Belfort, il possesso del territorio. Ben presto però i signori locali si legarono al Comune di Asti impegnandosi ad aiutarlo militarmente.
Dal documento in questione si deduce che il castello era staccato rispetto al villaggio, ma ben presto si ebbero sollecitazioni dal comune affinché l’abitato venisse spostato intorno alla struttura difensiva.
Il territorio fu al centro delle guerre tra Asti e il Monferrato e, nonostante la vittoria degli Astigiani, nelle divisioni successive, Montiglio spettò al Monferrato; lo stesso marchese Bonifacio fu probabilmente ospite del castello.
Nei secoli successivi furono infeudati diversi signori, tutti sottomessi alla signoria del marchese del Monferrato e durante le lotte tra guelfi e ghibellini il castello divenne rifugio dei ghibellini Pelletta e Lumello. Nello stesso periodo Guglielmo di Mombello, vicario del principe Filippo d’Acaja, occupò il villaggio di Montiglio e, nell’impresa, fu aiutato anche dalle truppe di Filippo d’Acaja che dopo pochi giorni distrussero il villaggio. Il castello, comunque, non cedette.
La fortificazione rimase dominio dei marchesi del Monferrato e finì sotto la giurisdizione di un consortile che, nel corso dei secoli, perse però la propria coesione.
Nel 1481 il marchese del Monferrato fece ampliare la cinta urbica, ma il castello, coinvolto nella guerra con i Savoia, fu assediato dalle truppe sabaude e il presidio fu costretto ad arrendersi; ben presto però il maniero fu nuovamente occupato dalle truppe dei Monferrato.
Durante la seconda guerra per la successione del Monferrato l’abitato fu conquistato nel 1657 dai Francesi che distrussero la cinta muraria, e il luogo passò infine, nel 1708, sotto i domini di Casa Savoia.
Risalendo la valle del torrente Versa, Montiglio si presenta come un tipico paese astigiano, arroccato su di un colle, con le sue abitazioni pittorescamente addossate una sull’altra, sulle quali domina il castello.
Il suo nome “Mons tilius”, deriva probabilmente dalla grande quantità di tiglio che ricopriva il colle, sul quale sorsero le prime costruzioni. Montiglio era attraversato dalla strada romana che collegava Asti con Industria (Monteu da Po) e lungo il suo percorso furono rinvenuti reperti archeologici attribuibili all'età di Antonino Pio (imperatore romano dal 138 al 161 d.C.); d'altronde tutta l'area era popolata in epoca romana.
Il castello di Montiglio domina con la sua mole il paese e la collina su cui sorge, caratterizzandone il profilo a grande distanza. L'attuale edificio, con pianta a L irregolare e allungata, è la parte residua di una più complessa struttura (nota attraverso inediti rilievi redatti nel XVIII secolo in occasioni di transazioni ereditarie) che aveva pianta a U, dongione al centro e avancorpo che si estendeva davanti al fronte sud, fino alla costruzione che oggi sorge isolata alla estremità sud-ovest del cortile.
Tale impianto, che sfrutta al meglio le possibilità difensive del sito, probabilmente corrisponde a quello medioevale. Il fronte bastionato, di cui si riconoscono chiare tracce nella conformazione del terrapieno che chiude a occidente l'area di pertinenza del castello, fu invece aggiunto, con ogni probabilità, nel XVI secolo.
Il rilievo settecentesco evidenzia la particolarissima conformazione del fortilizio, composto da torri strutturalmente indipendenti aggregate secondo la disposizione che garantiva la massima efficienza ai fini della difesa.
Tale tipologia riflette il peculiare assetto organizzativo del potere, non detenuto da un unico signore, ma da un “Consortile” di feudatari che, godendo di privilegi sulle terre circostanti, si erano riuniti in un'unica sede per formare un'entità giuridica e fisica di maggiore rilevanza.
Nella cortina muraria dalla bella tessitura listata delle quattro caseforti ancora oggi esistenti e accorpate insieme a formare l'ala a sud-ovest, si scorgono le antiche merlature ghibelline e le feritoie tamponate. Nella prima, a partire da est, due ampie bifore con colonnine illuminano un vasto salone con volte a crociera costolonate e un monumentale camino, frutto forse di una rielaborazione ottocentesca. Nelle quattro casetorri i vani a pianoterra sono coperti da volte a botte, quelli superiori da solai lignei; l'approvvigionamento idrico avveniva per mezzo di ampie cisterne scavate nel tufo. Dai sotterranei si dipartono cunicoli, ora parzialmente allagati, a cui la tradizione popolare attribuisce favolosi percorsi.
Interventi settecenteschi hanno alterato, specie nell'ala a nord-est, il primitivo aspetto del maniero conferendogli dignità residenziale, con la creazione di uno scalone, un elegante salone ovale dilatato da finte quadrature, un terrazzo sovrastato da una torre ed un portico che si apre sul giardino a nord, dove siepi di bosso disegnano un labirinto. Le grandi cantine voltate vennero nello stesso periodo attrezzate per la lavorazione e la conservazione del vino.
Nell’ampio parco che circonda il castello, si trova un vero capolavoro d’arte, è la piccola cappella romanico-gotica di Sant’Andrea, un tempo collegata al maniero. Essa è di pianta rettangolare, ad aula unica con volta a crociera, e al suo interno vi è conservato il più grande ciclo di affreschi trecenteschi del Piemonte, raffigurante nove episodi dell’infanzia e della Passione di Cristo. Si tratta di una delle opere gotiche di più alto valore artistico, e tra le più significative presenti in Piemonte; attribuibile a un maestro, di nome ignoto, ma sicuramente appartenente a quella corrente figurativa postgiottesca presente in Lombardia alla metà del Trecento.
Nell'archivio di Cocconito di Montiglio sono contenuti numerosi atti di lite fra i consignori del luogo, riguardanti i diritti di proprietà, denominati “Atti vari sui diritti sulle case nel castello di Montiglio”.
Attraverso queste “controversie” si è potuto, frammentariamente, risalire all’antica dislocazione degli edifici all'interno del recinto.
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