
l paese di Montemagno è posto poco più a nord della “foresto noni”, che ancora nel XII secolo copriva valli e colline intorno a Castello d'Annone, verso Castagnole Monferrato fino alla valle Versa.
Nel XII secolo diversi personaggi “de montemagno” compaiono in numerosi documenti come legati al vescovo e all'ambito della sua clientela. L'uso continuo del toponimo indicante il luogo di provenienza, inoltre, ci suggerisce l'ipotesi di una famiglia di “domini” locali, anche se non quella dell'esistenza di un castello in questo periodo.
Secondo Minoglio e Ricaldone la primitiva costruzione risalirebbe a poco dopo il 981 d.C., quando muore il marchese Aleramo, della cui stirpe, di origine franca, era Guglielmo III di Monferrato, al quale si potrebbe attribuire la signoria di Viarigi e di Montemagno. Il Minoglio pensa anche che il castello dovesse essere un mastio centrale circondato da un muro e da un profondo fossato. Questa è infatti la descrizione del più antico tipo di fortificazione medievale, ma non ci sono attualmente elementi tali che possano confermare queste affermazioni. L'iniziativa dell'edificazione del castello sembra invece doversi attribuire alla famiglia che si insignorò del luogo, esercitandovi giurisdizione, alla fine del XI secolo o all'inizio di quello successivo. Le bolle pontificie del 1153, 1154 e 1156 attestano che Montemagno era, come Viarigi, una zona di influenza, o comunque di interesse del vescovo d'Asti fin da quel secolo.
Nel 1164 Federico Barbarossa dona a Guglielmo, marchese del Monferrato, molti castelli tra i quali Montemagno.
Con la Dieta di Roncaglia, di 10 anni prima, l'imperatore aveva deciso di ristabilire la sua autorità in Italia riconducendo all'ubbidienza i Comuni che si erano resi troppo indipendenti. La crescente indipendenza dei Comuni era resa possibile da leghe che i singoli Comuni stringevano tra loro per difendere la loro sovranità.
Nel 1173 i signori di Montemagno si alleano con Asti e ne ottengono la cittadinanza.
Si giura di essere alleati in qualsiasi guerra e di non fare, con il marchese del Monferrato, né pace né guerra senza il beneplacito dei Consoli di Asti. Questi si obbligano a tenere in Montemagno, in caso di guerra, un presidio di 20 cavalieri e 20 soldati.
Asti cerca di sottrarre, all'influenza del vescovo, Montemagno, con il suo castello, vera testa di ponte nel territorio Monferrino.
Il vescovo Anselmo di Asti si oppone a questa politica e cerca una conferma della propria autorità su Montemagno con delle bolle pontificie.
Da una carta del 1207, risulta che il feudo di Montemagno appartiene ad un consorzio gentilizio. Alcuni signori, tra questi i Zabaldano, i Cocastello, i Brolio, i Barge, con un libero accordo, formano una comunione “pro indivisa”, vincolante anche per i loro discendenti.
Nel 1219 il consorzio compare tra i “milites” del Marchese del Monferrato. In quell'anno infatti il castello è nominato come luogo importante, capace di ospitare uomini illustri, è dato in garanzia da Guglielmo V a Federico II, in cambio di un prestito di 9.000 marchi d'argento che serviranno per una spedizione in Palestina.
Nel 1269, nella guerra che vede Asti contro il marchese del Monferrato, il castello di Montemagno viene parzialmente distrutto.
Allora i signori di Brolio vendono per 3.325 lire astesi, alla Città di Asti, la loro quota di feudo. In quest'atto compaiono i nomi di altri signori del consortile. Il motivo di tanti feudatari di Montemagno pare sia dovuto alle esigenze militari del castello che richiede una forte presenza stanziale di uomini armati e senza paga.
Nel 1279 si nomina il “castrum”, quando il vescovo lo rivendica insieme alla “Villam, jurisdictionem montemagno”.
Nella primavera del 1290, Guglielmo VII marchese del Monferrato, il famoso “Lungaspada”, ricordato da Dante Alighieri, nel “Purgatorio”, entra in guerra contro gli Astigiani. Il suo obbiettivo è quello di insignorirsi della Città di Asti, e con fulminee azioni belliche devasta tutto il territorio attorno alla città. In maggio con ingenti forze, mille cavalieri e oltre 10.000 fanti, si accampa presso Montemagno e per cinque giorni mette al sacco il territorio, senza però riuscire ad impadronirsi del castello. Ma nel settembre del 1290, il marchese viene catturato ed imprigionato dagli Alessandrini con la complicità degli Astigiani.
Nel dicembre del 1290, con la vittoria definitiva di Asti, il Monferrato viene diviso e Montemagno rientra nei confini astigiani; il Comune di Asti stipulerà anche delle convenzioni con gli abitanti di Casorzo e di Montemagno, tornati definitivamente sotto la Città di Asti.
Nella prima metà del 1300 la storia del castello si intreccia con le vicende del sanguinoso conflitto tra Guelfi e Ghibellini in Asti.
Nel 1342 dopo decenni di lotte intestine, il Comune di Asti vende per 23.000 fiorini, il castello e la giurisdizione di Montemagno ai fratelli Antonio e Turcotto Turco. La famiglia Turco è un'antica famiglia di Asti, che vantava le signorie, oltre che di Montemagno, di Tonco, Mombercelli, Frinco, parte di Neive, Barbaresco, Romanisio, Revigliasco, Manzano, Fontane, Sarmatorio, ecc. Massimi esponenti della fazione ghibellina, erano mercanti e banchieri con un notevole giro di affari in Savoia, in Francia e nelle Fiandre.
Una politica di alleanze tra Amedeo VIII duca di Savoia e Filippo Maria Visconti espone il Monferrato alle mire espansionistiche dei Savoia e di Milano. Dopo alterne vicende il marchese del Monferrato è costretto a sottostare al volere dei suoi più potenti vicini e, di conseguenza, nel 1435 Montemagno giura fedeltà ai duchi di Savoia, impegnandosi a non far loro guerra e ad aiutarli in caso di conflitto.
La prima metà del 1500 vede la fine della dinastia dei marchesi Paleologi e le intricate lotte per la successione del Monferrato.
Tra i numerosi pretendenti, vi è anche il duca di Mantova, marito di Margherita Paleologa, nipote dell'ultimo marchese.
Solo nel 1536, Carlo V consente l'annessione del Monferrato al ducato di Mantova.
Nel 1549 Francesca della Cerda, con una permuta, entra in possesso del castello, giurisdizione, beni e redditi di Montemagno, il tutto valutato in 12.000 scudi. I nuovi signori possono amministrare la giustizia, ma per la pena della tortura e della morte devono avere il consenso del duca di Mantova.
Dopo il trattato di Cateau-Cambresis (1559) il Monferrato è testimone impotente di violenti scontri e saccheggi delle truppe spagnole, tedesche e francesi.
Da un inventario dell'inizio del 1600, consta che il castello di Montemagno è diviso in due appartamenti, di cui il primo è dotato, al piano terra, di un salone grandissimo e al piano superiore, di quattro stanze abitabili. Il secondo comprende sei stanze comode e, al piano di sopra, un bellissimo granaio. Oltre il giardino e una fornitissima cantina, vi è un locale capace di ospitare almeno 20 cavalli.
Nel 1610 Evasio Ardizzi ottiene il feudo di Montemagno. Poiché suo figlio non ha discendenza maschile, nel 1643 il feudo, castello e pertinenze, è venduto ad un mercante di sete di Casale Monferrato, Giovanni Giacomo Gallone. Nel 1669 i Callori acquistano il castello. Questi fanno eseguire i restauri all'inizio del settecento (1721). Di questo intervento sono i padiglioni del lato a levante e la casa sulla rampa di accesso e forse la loggia; sicuramente l'ampliamento del lato nord, con la chiusura dello spazio fra le due torri sullo stesso lato, per aumentare le camere superiori. Ad occidente vennero aperte le finestre rettangolari e tamponate le monofore di cui si leggono le tracce. L'interno subì diverse modifiche, con la scala, locali per servizi, la sistemazione di una stanza a cappella... Il cortile venne modificato nella caratteristica corte ovale. L'ingresso sul prospetto nord data anch'esso 1721, mentre quello originario ha tracce del ponte levatoio. Anche la rampa di accesso dalla parte della via che passa sotto il castello è posteriore.
In origine il castello doveva avere nella fronte principale, al centro, la merlatura più bassa e le torri laterali più larghe sul davanti. A settentrione c'era una torre che ora si scorge mozzata all'altezza del tetto.
Nel 1734 Carlo Emanuele consegna il feudo di Montemagno al nipote per parte di madre di Antonio Callori, Ottavio Maria Grisella.
Francesco Maria Grisella è l'ultimo signore feudale di Montemagno. Nel 1802, alla sua morte, il vento della rivoluzione francese investe anche il Piemonte.
In tempi più recenti il castello è stato di proprietà dei San Severino, dei Cavalchini Garofoli e ora, appartiene ai Calvi di Bergolo.
Della primitiva costruzione dell’XI-XII secolo non rimane nulla di identificabile. La struttura che vediamo attualmente è quella data al castello con i restauri seguiti all’assedio del 1290: quindi appartiene al XIII - inizio del XIV secolo.
Il castello si presenta nel lato sud-occidentale in tutta la sua possente mole, risalente all'età medievale. Colpisce su questo lato l'inserimento dell'edificio direttamente sulla poderosa scarpa, che crea un singolare effetto di altezza, in parte simile a quello del castello di Scurzolengo. La sommità è coronata di merli ghibellini e difesa da tre torri laterali, basse e larghe: una quarta torre, oggi mozzata al tetto, appare sul lato nord. Vuole la tradizione che non sia mai stata completata perché, secondo una leggenda, quando la torre è congiunta al castello muore il castellano o viene distrutta la fortezza. Il castello, che ha pianta irregolare, chiude una singolare corte ellittica. Il prospetto rivolto al paese presenta lungo l'alta scarpa due ordini di finestrelle ogivali, a ghiere rientranti. Al livello del cordolo, che corre a circa due terzi dell'altezza, vi sono cinque balconcini in pietra e, più sopra, si aprono altre finestre ad arco in conci bicromi e a sesto acuto. Sulla cornice di coronamento ad archetti pensili e losanghe vi è la merlatura ghibellina. Agli angoli di questo prospetto si alzano due corpi, come torriole, merlati anch'essi. La torre a ovest costituisce un elemento d'angolo, aggettante, con piani inclinati rispetto la facciata. A questo si aggancia un altro blocco, formalmente autonomo, con il portale barocco ed un suggestivo verone. A sud, sempre in facciata, c'è un corpo più basso con quattro finestre ogivali su due piani. Da questa parte vi è la stradina in salita che porta al “dongione” bugnato, d'entrata. Sotto il terrapieno del recinto, delimitato agli angoli da torriole circolari, vi sono le scuderie. Caratteristici dell'interno sono i sotterranei, che costituivano le carceri ed un'ampia sala voltata, “l'aula del Senato”.
Il castello di Montemagno, può vantare d’avere ancora tutt’oggi, il ponte levatoio originale, e funzionante.
Prima di cliccare sull'anteprima immagine per l'ingrandimento attendere il caricamento completo dell'album