he l'orizzonte di Montechiaro d'Asti sia stupendo è vero, ma non è questo il motivo che ha originato il suo nome.
Questo monte divenne “chiaro” intorno al 1200, quando fu disboscato per edificarvi la "villa nuova". Questo nuovo insediamento raccolse uomini di Maresco, Mairano, Piesenzana e Cortanze, mentre il suo attuale territorio, abitato fin dall'antichità, era frazionato in diversi agglomerati, con propri castelli.
Di Piesenzana si sa che nel X secolo era sede di una pieve e che nel 1167 aveva senz'altro un castello. Nei pressi di Montechiaro vi sono i resti di un vecchio cimitero con la chiesa romanica di Santa Maria di Piesenzana. Il suo territorio era soggetto al controllo di un consortile, formato da “domini” di Montemorino, Cortanze e Cunico; poi fu del vescovo d'Asti e più tardi del Capitolo della Cattedrale d’Asti.
I castelli di Mairano e di Maresco erano probabilmente in mano a forze laiche e la loro ubicazione va ricercata non presso le chiese, attorno alle quali doveva essere riunita la popolazione, ma su qualche altura nei dintorni.
Dei 93 uomini, che nel 1200 si impegnarono nella fondazione di Montechiaro, 46 erano di Mairano, 39 di Malisco, 2 di Piesenzana e solo 1 di Cortanze. Alcuni di questi avevano già ottenuto la cittadinanza astese facendo riserva di fedeltà al marchese di Monferrato nel 1199, così come avevano fatto i signori di Cossombrato.
Asti, nonostante abbia avuto un ruolo importante nell’edificazione di questa nuova villa, non aveva però ancora completamente in mano la zona al confine con il marchesato. Montechiaro fu alleato del Comune di Asti durante gli scontri con il Monferrato.
All'inizio del XIV secolo, durante le lotte fra guelfi e ghibellini, fazioni che si alternarono nel governo del Comune Astese, Montechiaro dovette subire i tentativi da parte ghibellina d’impadronirsi dell’abitato.
Poco dopo, cadute le libertà comunali e le istituzioni della Repubblica Astese sotto il dominio delle signorie straniere, anche Montechiaro passò sotto i Visconti che nel 1364 dovettero cederlo al marchese di Monferrato. Dopo poco il territorio tornò ai Visconti, e nel 1387 venne incluso nei beni dotali di Valentina, sposa di Luigi d’Orléans.
Nel 1550 Montechiaro venne occupato dalle truppe imperiali e poi dai Francesi fino al 1557.
Nel XVII secolo Montechiaro fu occupato da Francesi, Spagnoli, Savoiardi, che in Piemonte si fronteggiavano durante le guerre per la successione al Monferrato e al ducato di Mantova; durante questo periodo le fortificazioni di Montechiaro furono seriamente danneggiate.
Il paese di Montechiaro, quando fu fondato, venne diviso in tre quartieri e parrocchie, rappresentanti le tre comunità principali che concorsero alla sua fondazione. L'impianto è attraversato da una via principale e da una secondaria, ad essa parallela. Esso focalizza due dominanti: ad ovest la piazza della parrocchia di Piesenzana, al centro quella di Maresco, cioè la vecchia piazza del mercato, cui si accede da una torre-porta detta dell'orologio. Montechiaro era possentemente fortificata, con difese che avevano ancora validità nel XVI e XVII secolo, e sicuramente la sua poderosa torre-porta, edificata a pianta quadrata e di notevole altezza, doveva rappresentare un elemento fondamentale nella difesa della villa forte. Sebbene le attuali feritoie visibili dall'esterno, sopra l'arco bicromo a sesto acuto, siano troppo strette per lasciar scorrere i bolzoni, è probabile che qui vi fosse un ponte levatoio, sopra il fossato che circondava il paese. In cima alla torre sono presenti quattro aperture a tutto sesto (una per lato), il tetto a cuspide non è coevo alla costruzione, ma di più recente realizzazione, ed è anche di recente installazione l’orologio oggi visibile sulla sua sommità.
A sud-ovest del ricetto le case si appoggiano all'alta muraglia del recinto, impostata su archi di scarico. Il prospetto esterno è formato da tratti disomogenei di muratura, da cornici seghettate o a “dentelli”, da tracce di merlatura ghibellina su diverse altezze. E da finestre e balconcini disposti quasi senz'ordine, “macchie” d'ogni epoca. Il corpo più basso è costituito da una torriola circolare, che si attacca ad un tratto della muraglia, dove vi sono tracce del rosone e delle finestrelle della chiesa che vi è addossata. Particolarmente interessante è il muraglione che sostiene ed affianca l'attuale parrocchiale. Su questo sono incastonate, fra l'altro, conci di arenaria con motivi romanici, ad intreccio. Al livello del sagrato corrono due cornici, di cui una a “denti di sega”. Queste sono poste più in basso nell'edificio a sud. Esso si alza per quattro piani fuori terra: si possono vedere tracce di due ordini di finestrelle e di una finestra ad arco acuto modanato in cotto al livello dell'ultimo piano. Nel sottotetto, vi sono ancora tracce di finestrelle.
Qui forse vi era la porta “de pisenzana” citata in un documento del 1254.

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Ricetto di Montechiaro d'Asti