
orse Moncalvo ebbe signori propri già nel X secolo. In seguito questi vengono indicati come “de Graffagno” o “de Grafagna”, nel 1156 Guglielmo di Grafagnana è testimone di una donazione del marchese Guglielmo di Monferrato all'abbazia di Grazzano. Nel 1250 il “dominus” Corrado di Graffano è “vicecomitis Montiscalvi”, ma su tale attestazione, per altro unica del suo genere, è pericoloso costruire la teoria della quale abbiamo accennato.
Nel 1164 Moncalvo è comunque fra i paesi concessi dal Barbarossa al marchese di Monferrato, che, sicuramente dal 1224, sono proprietari di un palazzo. Forse esisteva già prima una fortificazione appartenente ai primi “domini”, ma il “castrum” viene esplicitamente nominato solo dal 1270, quando ormai di Monferrato sono i soli signori di Moncalvo. Si deve probabilmente a loro la costruzione di una nuova massiccia fortezza. Moncalvo sarà così il punto strategicamente più importante e difeso del marchesato.
Nel 1290 Guglielmo VII di Monferrato, che andava costruendo un vasto dominio, è catturato e imprigionato ad Alessandria, e di conseguenza il marchesato perdette rapidamente molte sue terre.
Durante la guerra civile di Asti, il marchese di Monferrato appoggiò i ghibellini astesi, seguendone le alterne vicende. Nel corso di tali lotte, anche il castello di Moncalvo venne interessato da diversi episodi bellici in quanto esso fu uno dei centri difensivi del marchese, e anche un baluardo dei ghibellini astigiani i quali qui si rifugiano dopo una sconfitta nel 1304.
Nel gennaio del 1305 moriva a Chivasso il marchese Giovanni, senza lasciare discendenza diretta. Come erede al marchesato era stata designata la sorella Iolanda, moglie dell'imperatore d'oriente Andronico Paleologo, ma in attesa del suo arrivo in Monferrato, i vassalli e i nobili, riuniti in assemblea a Trino, designarono come difensore o governatore del marchesato Manfredo di Saluzzo.
Siccome il pericolo più immediato per le terre del marchesato proveniva dagli Astigiani, allora collegati col principe Filippo d'Acaja, il marchese di Saluzzo si stabilì a Moncalvo, dove aveva fatto restaurare il castello, e vi insediò il suo quartier generale. Verso lo stesso periodo i Solaro appoggiati da Rinaldo De Leto, siniscalco del re Carlo d'Angiò, devastarono il territorio di Tonco e di Moncalvo. In tutte le operazioni militari, gli Astigiani si limitarono a raids attorno alla fortezza di Moncalvo, e non pensarono mai ad assediarla data la sua robustezza.
Nel 1306 intanto, l'imperatrice Iolanda inviava a prender possesso del marchesato il secondogenito Teodoro Paleologo che, giunto a Casale, invitava tutti i signori del Monferrato a prestargli giuramento, ma da Moncalvo il marchese di Saluzzo con i ghibellini astigiani fuorusciti non dimostrava nessuna intenzione di restituire il marchesato al legittimo proprietario. Teodoro si alleò allora agli Astigiani, nemici del marchese di Saluzzo e dei suoi alleati, i fuorusciti ghibellini, e pose l'assedio a Moncalvo, difeso da Federico, figlio di Manfredo di Saluzzo. Il forte castello di Moncalvo resistette e dopo tre giorni di inutile assedio, Teodoro dovette abbandonare l'impresa.
Nel gennaio 1309 Teodoro venne riconosciuto legittimo signore da tutti i nobili e da tutte le comunità monferrine e l'anno successivo ricevette ufficialmente l'investitura del marchesato dall'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo.
Negli anni in cui Moncalvo fu la residenza preferita da Manfredo di Saluzzo, il castello venne restaurato e rinforzato e, secondo il Vergano, fu aperta per ragioni di prestigio una zecca locale, alla quale lavorarono esperti monetieri astigiani. Dopo la sconfitta definitiva di Manfredo, è probabile che anche Teodoro Paleologo, rientrato in possesso di Moncalvo, abbia utilizzato la piccola zecca. Certamente vi fece battere moneta il figlio di Teodoro, Giovanni Paleologo, personaggio illustre per molteplici imprese, fra le quali l'occupazione di Asti, in appoggio dei ghibellini nel 1339, e la famosa battaglia di Gamenario nel 1345, contro la coalizione guelfa rafforzata dalle truppe della regina Giovanna di Napoli.
Il castello di Moncalvo ebbe l'onore di ospitare nel 1432 l'imperatore Sigismondo che fu ricevuto sfarzosamente e si trattenne per parecchi mesi all’interno della fortezza. Nel 1435, intanto, Casale diventò la capitale del marchesato del Monferrato e vi fu subito trasferita la zecca che prima era a Chivasso, ma quella di Moncalvo continuò a sussistere ancora per oltre un secolo e vi fecero battere moneta il marchese Guglielmo I (1464-1485) e Guglielmo II (1494-1518).
Sul finire del Quattrocento il castello di Moncalvo fu teatro di un audace colpo di mano che rischiò di sottrarre il luogo al marchese di Monferrato, allora alleato del re di Francia. L'iniziativa partì dal duca Lodovico Sforza che spinse il marchese di Saluzzo a organizzare il piano di impadronirsi del castello. Tale operazione non riuscì grazie al massiccio intervento della popolazione del borgo i quali con la forza respinsero l’attacco.
Con Guglielmo II, figlio di Bonifacio Paleologo, cessò la dinastia dei Paleologhi, e Carlo V, arbitro fra i pretendenti, assegnò nel 1536 il Monferrato a Federico Gonzaga di Mantova, marito di Margherita, figlia di Guglielmo. La scelta imperiale fu causa di danni per Moncalvo e per tutto il Monferrato.
Nel corso del conflitto fra Francesi e Spagnoli che insanguinò il Piemonte nella prima metà del Cinquecento, Moncalvo cadde nelle mani del generale Brissac nel 1555, dopo un assedio di tre giorni e tre notti, appoggiato da sette cannoni fatti venire da Volpiano. I Francesi entrati nel castello, vi si stabilirono e rinforzarono le difese. Ma pochi mesi dopo Moncalvo venne nuovamente assediato e conquistato, questa volta dall’esercito Spagnolo.
Alla morte del duca Francesco Gonzaga, scoppiò una nuova guerra per la successione al marchesato di Monferrato. Contro il parere delle grandi potenze, il duca Carlo Emanuele II di Savoia penetrò nel territorio contestato con tre corpi di spedizione, occupando in breve Trino, Alba e Moncalvo. A Moncalvo giunse il corpo comandato dal conte di Verrua, forte di 2000 fanti, 300 cavalli, 3 cannoni d'assedio fatti venire da Torino e 2 da campagna presi ad Asti.
Con la caduta di Moncalvo in breve tutto il Monferrato, tranne Casale, venne in mano del duca di Savoia che fece restaurare le mura e lasciò nel castello una guarnigione di 2000 fanti e 200 cavalieri.
Nel 1613 però il castello occupato con la forza militare fu recuperato con la diplomazia dagli Spagnoli che lo restituirono al duca di Mantova. Le alterne vicende della politica nel 1627, all'estinzione dei Gonzaga, portarono la Francia ad appoggiare il Nevers, designato erede del Monferrato, e la Spagna ad allearsi col duca di Savoia, le cui mire sul marchesato non si erano mai sopite.
Moncalvo subì così nel 1627 un nuovo assedio da parte dell'esercito sabaudo comandato dallo stesso figlio del duca, Vittorio Amedeo. In quel tempo il castellano era Giorgio Tenaglia di Mantova che con indicibile tenacia difese il castello per quasi due mesi; alla fine, con gravi perdite, i Savoiardi ebbero la meglio, entrarono nel castello e trucidarono la guarnigione.
Anche dopo la conquista di Moncalvo continuarono le ostilità e il castello, fra il 1670 e il 1705, fu alternativamente ripreso dal duca di Mantova, saccheggiato dai Francesi, dai Sabaudi, occupato dagli Spagnoli, con un autentico continuato martirio della popolazione del paese. Inoltre, in questo stato di permanente ostilità, andarono distrutte e diroccate le fortificazioni.
A risarcimento delle perdite patite, nel 1705 Moncalvo ebbe il titolo di città, riconfermato da Vittorio Amedeo III alla definitiva successione nel Monferrato sotto casa Savoia.
La violenza delle guerre hanno trasformato profondamente la poderosa fortezza che, sorta su di una più antica roccaforte aleramica, si era andata sempre più articolando e rafforzando nel corso dei secoli.
Quello di moncalvo era indubbiamente uno dei maggiori complessi fortificati di tutto il Monferrato: comprendeva un castello ben munito e capace di adattarsi anche alle esigenze della guerra in epoca moderna, cioè trasformabile in forte (anche se non bastionato), nonché una cinta fortificata cittadina tutt’altro che disprezzabile.
Di questa formidabile cittadella oggi ben poco è rimasto. Il corpo centrale ancora sostenuto dai bastioni è stato trasformato in piazza, circondata da porticato, e soltanto a est e a nord è stata conservata la cortina, difesa da torrioni ottagonali e da due baluardi a pianta circolare. Il fossato, compreso fra la controscarpa, è stato attualmente adibito a campo sportivo. Un torrione è stato trasformato con arcate in modo da ottenere una loggetta belvedere, ricavata in rottura di muro.
Pur così ridotto, il castello di Moncalvo, isolato a settentrione del paese, non manca di sprigionare, dal suoi torrioni segnati dal tempo, il fascino evocativo dei duri e gloriosi assedi sostenuti.
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