a derivazione toponomastica del paese deriva dal “Monasterium Sanctae Juliae”, antico cenobio benedettino voluto, secondo la tradizione, dal vescovo Guido, all'inizio del mille e primitivo nucleo dell'attuale paese.
Il monastero di Santa Giulia fu il primitivo nome della località , poiché all’inizio del X secolo i monaci benedettini sul luogo edificarono un convento con lo scopo di dare un rifugio agli uomini disseminati nelle campagne circostanti. Il nucleo abitativo si ampliò ed assunse il nome sopra citato. Tale nome venne ancora riportato nel 1305 in un atto del vescovo di Acqui Oddone.
Il feudo passò nel 1394 ad Antonio e Galeotto Del Carretto, dietro investitura di papa Bonifacio IX, per ventinove anni. Nel 1405, l’investitura fu trasformata da papa Innocenzo VII da temporanea a perpetua. L’atto rogato in quella occasione fa menzione delle rilevanti spese sostenute dai Del Carretto per difendere e fortificare il luogo.
Il paese di Monastero Bormida fu invaso dalle truppe di Francesco Sforza agli inizi del Quattrocento, in seguito la zona passo prima sotto il controllo sabaudo per tornare poi sotto i possedimenti dei Monferrato e, per loro concessione, viene infeudato ai Della Rovere.
A cavallo del 1400, l’originaria fortificazione, probabilmente un “ricetto” appoggiato alla grande torre rotonda, fu trasformata nel castello odierno, di impianto pressoché quadrato, con quattro corpi di fabbrica collegati agli angoli da torri, curiosamente dissimmetriche nelle dimensioni reciproche.
L'edificio non nasce in primis a scopo difensivo (sarebbe stato posto infatti in posizione ben diversa) bensì, evidentemente, come corpo abbaziale atto a ospitare la comunità monastica altomedievale. Di quella primitiva struttura ben poco sopravvive, inglobato nei rimaneggiamenti in epoche successive, frutto di una mutata necessità di utilizzo.
Il primo intervento di cui si abbia notizia documentata, come già detto, risale agli anni 1394 - 1405, ed è a carico dei marchesi Antonio e Galeotto Del Carretto. E presumibile che in quell'occasione sia stata operata la più profonda trasformazione dell'edificio, mutandone sostanzialmente la forma, col cortile interno e la pianta quadrilatera irregolare. Il risultato attuale si raggiungerà però solo dopo rimaneggiamenti barocchi e rinascimentali, non tali comunque da stravolgere nei caratteri fondamentali la linea tardo-trecentesca conferita dai Del Carretto.
L'edificio si colloca attualmente nella piazza inferiore del paese, alla quale si può accedere, salendo da una caratteristica alzata a ponte, attraverso una delle porte di ingresso della antica cinta muraria. La piazza mantiene ancora in parte l'antica pavimentazione in pietra fluviale che rappresenta una caratteristica di queste valli.
Il prospetto est è composto da una serie di strutture coordinate costruite in epoche diverse, tra le quali spicca un balcone barocco a due arcate con colonnina centrale in pietra.
La facciata ovest, sulla piazza della torre, presenta, a coronamento del muro, una sottile parete a mattoni pieni con fregio geometrico in rilievo in basso. Numerose storie locali, nonché descrizioni del castello, riferiscono, su questo lato esterno dell'edificio, la presenza di una finestra murata recante sull'architrave una iscrizione in caratteri gotici relativa all'investitura dei marchesi Del Carretto nel 1394; viene riportata la notizia, in piena fiducia delle ripetute attestazioni accertandone, per lo meno, la passata esistenza.
La facciata principale rivela una rielaborazione seicentesca, fregiata da imponenti lesene di gusto barocco. Da essa, attraverso un ampio porticato con volte a crociera, si penetra nel cortile interno dell'edificio, dominato dal doppio scalone che, a sinistra per chi entra, porta al complèsso di terrazzi del primo piano. L'accesso ai locali del primo piano è quindi immediato: varie stanze con pavimenti a mosaico e soffitti a vela e a crociera di cui alcuni affrescate a motivi floreali e geometrici, o con figure femminili, talvolta mitologiche.
Mentre le sale a Nord hanno conservato l'originario ornamento pittorico ottocentesco, quelle dell'area sud da poco rimaneggiate, ricavandone un unico ampio salone, mantengono solamente la decorazione del pavimento a mosaico. Il secondo piano è raggiungibile attraverso due diverse scale: una principale a due rampe, che conduce all'appartamento, attuale abitazione privata nella parte meridionale; un'altra, secondaria, che partendo da un angolo del terrazzo del primo piano, porta alle torri e al sottotetto del blocco a nord.
I sotterranei, raggiungibili da varie entrate direttamente aperte sul cortile interno, sono caratterizzati dalla fusione di elementi architettonici diversi, fra i quali comunque risaltano le pavimentazioni e i soffitti a crociera della fine del XIV secolo.
Di particolare rilevanza nel complesso architettonico è la torre, unita all'edificio da un arco di singolare tipologia. Di puro stile lombardo, la torre viene costruita probabilmente intorno all'XI secolo, ed è quindi evidente trattarsi di parte del primitivo nucleo benedettino. Giunta fino a noi in ottime condizioni, ha però rischiato alla fine del XVIII secolo la demolizione perché bisognosa di profondi lavori di restauri.
La torre alta 27 metri, presenta sul quattro lati quattro ordini con fregi ad archetti pensili, in mattoni i due inferiori e in pietra quelli superiori. In alto si aprono due ordini di finestre con arco a tutto sesto sono in conci bicolori quelle inferiori.
Particolare interesse merita, nell'area monumentale medievale, il ponte romanico in pietra sul fiume Bormida, costruito in un secondo tempo rispetto alla prima edificazione del castello.
Costituito "a schiena d'asino", è composto da quattro possenti archi circolari, con una tipica linea medievale. All'apice trova posto una cappelletta, nata forse ad uso difensivo, ma certamente impiegata nei secoli XVI-XVII come posto di pedaggio per l'ingresso al paese. Possiede una forma semicircolare, con due finestre ad arco ora murate, la struttura ha una copertura in pietra su orditura lignea, con una facciata a timpano con entrata ad arco a tutto sesto. La cappelletta fu rimaneggiata ad uso bellico dai Tedeschi durante la II Guerra Mondiale. Attualmente è adattata a scopo religioso.
Oggi il castello di Monastero Bormida è di proprietà comunale, ed è la sede del Municipio.

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Castello di Monastero Bormida