
l luogo e il castello di Monale compaiono in un documento che riporta una donazione fatta al vescovo di Asti nel 1161.
Nel 1164 il Barbarossa concede Monale al Comune di Asti, questo per cercare di assicurarsi una sincera lealtà da parte del Comune Astese. Il vescovo continua però ad avere il controllo di questo territorio, almeno fino al 1180. Dopo tale data, infatti, Monale non compare più fra i possessi della chiesa d'Asti.
I “domini” di Monale si alleano, alla fine del XII secolo, al Comune Astese, seguendo l'esempio degli altri signori della vallata. Durante le guerre con il marchese del Monferrato, i signori locali si dimostrano fedeli al Comune di Asti, mettendo a disposizione il loro castello per eventuali basi difensive astigiane.
Intorno alla metà del Duecento l'antica aristocrazia rurale decade. Anche i signori di Monale, già poco forti e poco presenti nel mondo politico di Asti, sono sostituiti dai Gardini, attivi membri del comune per il quale ricoprirono diversi incarichi.
Alla fine del XIII secolo incominciano anche i duri scontri tra guelfi e ghibellini; e la maggior parte dei Gardini appoggiava il partito ghibellino dei De Castello. Nel 1303 i De Castello e i loro aderenti, fra i quali appunto anche i Gardini, signori di Monale, con l'appoggio dei marchesi di Saluzzo e di Monferrato, riuscirono a cacciare da Asti i guelfi Solaro. I fuoriusciti guelfi si riorganizzarono e, nella primavera del 1304, con gli aiuti provenienti degli Albesi e delle truppe di Guglielmo di Mombello, Podestà astese, e vicario del principe Filippo d'Acaja, riuscirono a riconquistare Asti, dopo una violenta battaglia combattuta nella stessa città. Ai ghibellini astigiani non restò che la via dell'esilio e i Gardini si affrettarono a raggiungere il loro castello di Monale, dove si rafforzarono. I guelfi Solaro, per vendetta, raggiunsero i Gardini anche nel loro castello di Monale, e durante un’incursione, che vide coinvolti anche i castelli di Cossombrato e Corsione, i guelfi, comandati da Guglielmo di Mombello, vicario del principe d'Acaja e nuovo capitano generale del comune, assalirono Monale e distrussero irreparabilmente il castello, incendiandolo. I fuoriusciti Ghibellini, dal canto loro, non smisero di colpire le difese dei guelfi astigiani con una guerriglia continua. I Solaro furono, dunque, costretti a giungere ad un accordo con i ghibellini e affidarono al principe d'Acaja il compito di riconciliare occupanti e fuorusciti. Alla fine del 1309 fu pronunciato l'arbitrato, che sentenziava lo scambio reciproco dei prigionieri, la restituzione dei castelli occupati e la pacificazione sociale. Veniva così restituito ai Gardini il castello di Monale.
Il maniero di Monale, passò probabilmente, verso la metà del Trecento a un'altra nobile famiglia ghibellina, quella degli Asinari, signori di Costigliole, e si deve a loro la sua riedificazione. Gli Asinari possedevano anche i castelli di Camerano, Casasco, Traverzole e Bellotto (Traverzole e Bellotto, sono luoghi ormai scomparsi ma localizzabili presso Villafranca d’Asti).
Manuele, figlio di Antonio Asinari, ricevette l'investitura di Monale da parte del marchese di Monferrato nel 1382; il medesimo personaggio teneva il villaggio e il castello, insieme con il “castrum de Bastida”, nel 1387, quando le località passarono sotto il dominio degli Orléans, per il matrimonio di Valentina Visconti, “domina” di Asti e del suo territorio.
Agli Asinari dunque spetterebbe l'iniziativa di aver edificato l'attuale castello (come già detto l'altro era stato distrutto nel 1304), e la torre poco più a valle, tuttora esistente in rifacimento settecentesco, denominata la “Bastida”. Questo caposaldo avanzato, fuori delle mura del castello, forse in origine costruito con legna e terra, poi successivamente fortificato, si collega alla difesa diretta dell'abitato, sorgente ai piedi della collina, presso la chiesa della Madonna del Fonte, in posizione scoperta.
Gli Asinari non erano però i soli detentori del castello, poiché sappiamo che nel 1389 una buona parte di Monale e Bastia era nelle mani di Luchino Scarampi, appartenente all’antica famiglia di banchieri astigiani, altrettanto illustre, che possedeva numerosi castelli nel territorio a sud di Asti.
Gli Asinari e gli Scarampi, possedettero in comune, e senza interruzioni, i due castelli fino alla fine del XV secolo.
Nel Cinquecento, invece, col passaggio del comitato di Asti sotto i Savoia, la giurisdizione su Monale si disgrega e si polverizza in tante piccole quote, acquistate ora dall'uno ora dall'altro in seguito alle continue alienazioni degli Asinari e degli Scarampi.
Fermo restando che la signoria prevalente rimane agli Scarampi, il feudo viene frazionato in ventesimi. Gli Scarampi conservando la quota maggiore per diverso tempo, nel XVIII secolo divengono proprietari della metà. Le più piccole frazioni lasciano un'impronta relativa nella storia del castello: il possesso di un ventesimo del feudo, infatti, indica una minima parte non del castello, ma del territorio.
Con la soppressione dei feudi del 1796, gli Scarampi da feudatari di Monale divennero semplicemente proprietari del castello.
La famiglia Scarampi si estinse nella metà dell'Ottocento e il castello passò in eredità ai conti Gani di Genova. Col passaggio ai conti Gani, il castello di Monale nei primi decenni del ‘900, venne restaurato, e assunse l'aspetto attuale.
Il castello di Monale, costruito nel XII secolo, e come già detto distrutto e ricostruito due secoli dopo, venne ristrutturato diverse volte, fino a che, dopo il restauro fatto eseguire dai Gani, secondo il gusto del tempo, venne fatto ripristinare l’antico aspetto medievale a scapito di quello settecentesco.
Oggi l'aspetto della fortificazione è tuttavia pittoresca; essa si presenta come un solido impianto caratterizzato da pianta rettangolare con un avancorpo porticato d’ingresso, con cortina laterizia ornata da due fasce dentellate e delimitata da torrioni quadrati angolari. Sull'ala a nord-est del fabbricato sono visibili resti di archi ogivali, e sul prospetto interno prospiciente il cortile, è ancora visibile lo stemma gentilizio degli Scarampi.
All’'interno del castello, vi sono quaranta camere, alcune con soffitti a cassettone, completamente arredate, poiché il castello è attualmente residenza estiva dei conti Gani.
La bastita, citata come “castrum de bastita”, è caratterizzata da una pianta a L ed è dominata da una torre quadrata che presenta caratteristiche neogotiche.
Prima di cliccare sull'anteprima immagine per l'ingrandimento attendere il caricamento completo dell'album
![]()