

Castello di Mombaldone "Codex Astensis"
l nome di Mombaldone compare, per la prima volta, nel documento di fondazione dal Monastero di San Quintino di Spigno del 991 d.C. con cui il marchese Anselmo, figlio di Aleramo, donava ai monaci, oltre ai molti altri beni, “otto mansi nel luogo di Mombaldone”.
Nel 1090 Bonifacio, successore di Aleramo, fondò la chiesa dei Beati Apostoli nel luogo chiamato Ferraia e la proprietà di Mombaldone passò dapprima ai marchesi di Savona, poi ai Del Carretto. Agli inizi del XIII secolo, Ottone Del Carretto venne investito ad Asti del feudo, ma è con Enrietto, figlio di Antonio, che ebbe inizio un periodo importante per il borgo. Fu infatti in questi anni che furono sistemati la piazzetta del paese e il pozzo, restaurato il castello e, verso la fine del XIV secolo, costruite nuove abitazioni, alte mura difensive e cunicoli con cui, passando sotto al fiume Bormida, venivano collegati il maniero con strutture fortificate dei paesi vicini.
Nel 1328 il territorio passò alla nobile famiglia degli Asinari che lo tennero per alcuni anni prima di venire soppiantati dagli Scarampi, altra famiglia nobile.
Nel 1428, feudo e castello di Mombaldone furono divisi tra Corrado (figlio di Emanuele) e Marco (figlio di Giorgino), marchesi di Savona, entrambi appartenenti all’antica e nobile famiglia Del Carretto e signori di Mombaldone.
Ancor oggi per accedere al borgo di Mombaldone, bisogna passare attraverso una porta turrita, messa a sua difesa, costruita in pietra; da questo punto, si percorre una lunga e stretta strada tra bassi e caratteristici fabbricati in pietra e si raggiunge la Piazza Umberto I dove prospettano la Confraternita, la chiesa parrocchiale di San Nicolò e un palazzotto rimaneggiato nel corso dei secoli.
Sul lato ovest dell'edificio, costituito nella parte bassa da mura perimetrali a scarpa, costruite a secco con rivestimento in pietra, accuratamente squadrata, in adiacenza sono collocati i possenti bastioni dell'antico borgo fortificato che sostengono il terrapieno sul quale era ubicato il castello, andato demolito durante l’invasione spagnola, avvenuta l’8 settembre 1637. Il terrapieno all'interno racchiude gallerie e stanze attualmente crollate ma che all'inizio del ‘900 potevano ancora essere percorse. Al di sopra di esso sono rimasti i ruderi della torre quadrata, parzialmente demolita verso la fine del 1800 per costruire con i suoi materiali la vicina galleria della linea ferroviaria Acqui-Savona.
La stradina in selciato, a lato dei bastioni, introduce nella parte più alta dell'abitato, caratterizzato da un ambiente irreale dove il silenzio regna sovrano e tutto è regolato da ritmi e cadenze che sono ormai lontani dal vivere della società contemporanea.
La costruzione che si incontra dopo aver attraversato la porta ormai inesistente è probabilmente ciò che rimane dell'antica chiesetta del recinto che conserva ancora la sua primitiva tipologia. Sul lato opposto al manufatto si trova una delle case in pietra fondate su testimonianze dell'antico borgo; i proprietari hanno ristrutturato l'edificio adibendo alcuni caratteristici locali a piccolo ristoro. Salendo verso il cortile della casa si notano altre mura ben conservate del complesso fortificato che nella riproduzione del “Codex Astensis” si può immaginare nella sua completezza.
L'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), ha inserito il borgo antico di Mombaldone tra i "Borghi più belli d'Italia". Mombaldone, attualmente, è il terzo comune piemontese a meritarsi la prestigiosa segnalazione, dopo Orta e il Ricetto di Candelo.
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