

Castello di Isola d'Asti "Codex Astensis"
nticamente sul territorio di Isola d'Asti vi erano quattro castelli: di Capraroglio, di Bellangero, di Gaversio e di Isola (capoluogo).
Capraroglio era una villa “con un castello detto degli Apostoli che sorgeva sul monticello poco distante da Isola d'Asti, che oggi si chiama “Castelvecchio”. Da un documento contenuto nel “Codex Astensis”, si viene a conoscenza che tra i possedimenti del marchese Manfredi I Lancia, di discendenza aleramica, principale signore del “Comitato di Loreto”, era incluso Capraroglio. I marchesi Lancia tennero il castello sino al 1206, anno in cui Manfredi I venne costretto a venderlo, insieme ad altri castelli, al Comune di Asti. Il castello di Capraroglio, venne distrutto nell'anno 1290 quando, il marchese Guglielmo di Monferrato, con il suo forte esercito, distrusse quasi interamente la villa, per cui gli abitanti si trasferirono in Isola.
Il castello di Bellangero, visibile tutt'oggi al sommo della collina, è in realtà una riedificazione di un maniero assai antico. Del primitivo castello di Bellangero, infatti, non vi sono più tracce, poiché all’inizio del XIX secolo fu ricostruito un massiccio fabbricato a pianta rettangolare, con due avancorpi ed una torre merlata. Qui Camillo Benso di Cavour vi soggiornò nei suoi anni giovanili. Il castello, infatti, appartenne per qualche tempo alla famiglia Benso e il celebre statista ricorda, ripetutamente, nei suoi scritti, gli “ozi” a Bellangero, dove si dilettava nel compiere esperimenti di agricoltura e di irrigazione. Secondo alcuni scrittori, il castello sarebbe anche legato al nome di Berengario I, re d’Italia e imperatore, che ne avrebbe promosso la costruzione al principio del secolo X. Se ciò fosse vero, il castello di Bellangero potrebbe essere considerato uno dei più antichi della Provincia di Asti, almeno dei primi dei quali sarebbe possibile rintracciare qualche memoria; la notizia, tuttavia, non è sicura, anche se nelle carte medioevali si parla chiaramente del “castrum Berengarii”. Altri preferiscono lasciare in pace l’illustre sovrano, che non è detto che si sia compiaciuto di venir, da Pavia, a trascorrere le vacanze a Bellangero, e fanno il nome di Berengario II, con una scelta più attendibile del supposto fondatore, perché si tratta di un personaggio che ebbe sicuri rapporti con Asti.
Nel novembre del 1078, Odone e Benga, coniugi di legge longobarda, vendettero a Giovanni una “pecia in loco et fundo castro berengario ano ad locum ubi dicitur in Serra...”. Fu feudo degli Asinari e dei Roero.
Di Gaversio e del suo castello non resta che il toponimo di una regione catastale del comune di Isola. Circa il fortilizio non sono stati reperiti documenti attendibili; si sa che nel 1094 “Oddone vescovo di Asti permuta beni fuori della città, contro altri in Gaversio, con Azone figlio di Inghebramo”. Ancora nel 1300 il Capitolo della cattedrale di Asti cedette ai Pelletta beni situati nel territorio di Gaversio.
Il ricetto di Isola d'Asti era ubicato in frazione Villa, su una altura che dominava l'abitato di impianto più recente.
Del nucleo medievale non restano che pochi tratti di mura, mentre l’antica torre civica è stata adattata ad uso di campanile per la chiesa parrocchiale.
Vicino alla chiesa s'intravede la mole dell'edificio oltre la vegetazione del giardino, recintato da muratura in mattoni; vi si accede tramite un'arcata centrale con cancello in ferro.
Il toponimo può avere due origini: la prima ipotesi vuole il territorio comunale totalmente circondato dai bracci del fiume Tanaro, con la conseguenza che per sfuggire alle inondazioni ed alla insalubrità, gli abitanti avrebbero deciso di trasferirsi sulla collina che prese il nome di “Insula Sancti Petri”. La seconda ipotesi vuole che il territorio sembrasse un'isola emergente tra il Tanaro ed il Tiglione.
Nel 1315 durante gli scontri tra guelfi e ghibellini, questi ultimi, alleati con gli Asinari signori di Costigliole, saccheggiarono e devastarono Isola che passò nel 1364 al marchese del Monferrato grazie all’intervento diplomatico di papa Urbano V.
Infine, dal 1445, il territorio venne infeudato alla famiglia Natta che lo detenne fino al XVIII secolo.
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