
l “castrum” di Frinco viene citato per la prima volta nella metà del XIII secolo, ma si presume che esistesse già prima una famiglia di “domini” che qui aveva edificato un proprio castello. Di questa famiglia, cioè “De Freengo”, vi sono alcuni personaggi che tra il 1161 e 1197 compaiono come testi per il vescovo d'Asti. Nel 1221 Guido di Frinco è priore del monastero dei SS. Apostoli e Guglielmo è vassallo dello stesso monastero. Nel 1277 i signori di Frinco, sono i Pelletta, che già possedevano Cortanze e Cortazzone. Questi vendono il feudo alla fine di quel secolo alla famiglia ghibellina dei Turco.
Questa famiglia seguì le sorti del partito dei De Castello; dopo un breve periodo di supremazia in Asti, i ghibellini sono costretti a rifugiarsi nei castelli del contado. Nel 1308 i Solaro assediarono il castello di Frinco, caposaldo ghibellino, non riuscendo ad espugnarlo, come ritorsione devastarono le campagne adiacenti. Fra le due fazioni in lotta nel 1309 si giunse ad una transazione, con l’arbitrato del conte Amedeo V di Savoia, fra gli articoli della pacificazione, veniva imposto a Guglielmo Turco l'esilio, e se egli si fosse rifiutato, i De Castello avrebbero dovuto abbandonarlo, con la promessa solenne di non aiutarlo nelle sue azioni contro Asti e contro i Solaro. Guglielmo Turco, signore di Frinco, rifiutò di accettare l’arbitrato, e rimase nel suo castello. Il principe Filippo d'Acaja, allora, lo bandisce dal territorio Astigiano, e lo dichiara nemico del Comune di Asti, facendo dipingere su tutte le porte della città la sua effige capovolta. La politica del principe Filino d’Acaja, in quei frangenti, è però molto ambigua, atta ad approfittare della situazione per i propri interessi; infatti nell’aprile del 1311 il si accordava segretamente con i De Castello promettendo loro aiuto in cambio della signoria di Asti. Fra i ghibellini che sottoscrivono l’alleanza vi era anche Guglielmo Turco. Il castello di Frinco diventava il maggior centro dei segreti preparativi ghibellini per cacciare definitivamente da Asti i Solaro e concederne la signoria agli Acaja, che si erano alleati con i De Castello. Questi tentativi però falliscono, nell’aprile del 1312, dopo una lotta di cinque giorni, i ghibellini furono sconfitti e la città di Asti venne affidata alla signoria del re di Napoli.
I De Castello, sconfitti, furono allora costretti all’esilio, e i Turco si ritirano di nuovamente nel loro castello di Frinco.
Nel 1353 Frinco passa sotto il controllo del marchese del Monferrato che ne ottenne l’investitura, in seguito pervenne ai Visconti e nel 1386 faceva parte delle 106 località astigiane portate in dote agli Orléans dal matrimonio di Valentina. Nonostante tutti questi passaggi di proprietà, la signoria di Frinco rimane dei Turco, poiché Antonio Turco nel 1386 risulta avere il possesso del castello di Frinco. Nel 1431, durante le azioni di guerra fra Filippo Maria Visconti e Gian Giacomo di Monferrato, le truppe del marchese occuparono il castello di Frinco, ed imprigionarono il suo proprietario, Gabriello Turco, signore di Frinco, e lo mandarono a morte. La signoria dei Turco, finisce nel XV secolo, quando compaiono come feudatari i Mazzetti (1442). L’alta signoria di Frinco, dato le contese giurisdizionali fra i Visconti e il marchese del Monferrato era passata all’impero e Alberto II nel 1438 dichiarò Frinco feudo imperiale.
Nel 1487, per concessione imperiale viene concesso ai Mazzetti di farvi una zecca all'interno del castello di Frinco, che batté moneta fino al 1611; sembra però che soltanto nella metà del secolo XVI i Mazzetti abbiano usufruito di tale privilegio. Nel 1569, pur restando feudo imperiale, Frinco era stato compreso nel vicariato imperiale, concesso al duca di Savoia Carlo Emanuele I.
Nel 1630, Francesco Maria Mazzetti, durante la guerra di successione del Monferrato, riuscì a sbarrare il cammino di una colonna di Francesi che da Casale Monferrato si dirigevano a Torino. Il castello fu allora assediato, ma, nonostante un’eroica difesa dei soldati assediati nel castello, a causa dell’esplosione di alcune mine francesi, che danneggiarono una parte della fortificazione, la guarnigione fu costretta ad arrendersi. Dieci anni dopo l’episodio si ripeté: le truppe Francesi che da Casale Monferrato si dirigevano a Torino, nel corso della guerra civile fra principisti e madamisti, furono assaliti dai contadini di Frinco e per rappresaglia il conte d’Arcourt che comandava la colonna ordinò che il paese fosse saccheggiato.
Frinco cessò di essere feudo imperiale nel 1726, quando l’imperatore Carlo VI lo donò a Vittorio Amedeo II, il quale riuscì finalmente ad incorporalo nel suo regno. Anche con i Savoia i Mazzetti continuarono ad abitare il castello e ad amministrare il feudo. La famiglia Mazzetti fu investita del feudo di Frinco fino alla sua estinzione, avvenuta col marchese Paolo Mazzetti nel 1829. Alla sua morte, il castello passò in eredità ai Roero di Settime e Incisa di Camerana. Gli Incisa di Camerana nella persona del marchese Vittorio, vendettero i propri possedimenti frinchesi, incluso il castello, il 30 maggio 1893 alla congregazione degli Oblati di San Giuseppe di Asti che ne fece la sede estiva per gli studenti del Ginnasio e del Liceo e per i propri novizi.
Nel 1935 il Comune di Frinco entra a far parte della Provincia di Asti.
Negli anni '60 il castello viene acquistato dall'azienda Morlini che vi impianta un allevamento di pollame; alcuni anni dopo però la ditta agricola fallisce, il castello viene sequestrato e posto all'asta dal tribunale giudiziario.
Nel 1992 il castello è acquistato dalla famiglia Pica Alfieri.
Nonostante lo stato d’abbandono in cui versa, al castello di Frinco non manca certo di essere, anche oggi, un monumento di eccezionale fascino.
Il castello è composto da più fabbricati, ma straordinariamente uniti in un solo imponente edificio. Il gruppo più occidentale, che sembrerebbe essere la parte più antica del castello, è quello che più porta i segni dell’epoca medioevale, infatti su di esso vi sono ancora tracce di monofore, ed è ancora visibile il coronamento a merlatura ghibellina, ora otturata e adattata a sostegno per il tetto, con il sottostante fregio a denti di sega; al termine di questo fabbricato vi è il poderoso e ben conservato torrione cilindrico, che richiama alla mente quello del castello di Cortanze, anch’esso sormontato da una merlatura ghibellina, oggi parzialmente coperta dal tetto.
Il secondo corpo di fabbrica congiunge questa prima parte alle parti più recenti del castello, esse sono sorrette da altissimi archi poggianti direttamente sul tufo. La funzione di queste arcate, che sorreggono l’edificio a tre piani, è quella di sopperire alla bastionatura che s’innesta dopo il portale d’accesso con una poderosa scarpa, che circonda la parte verso sud e a occidente del castello. La seconda serie di edifici, è molto più irregolare sia come pianta che come altezza, si appoggia alla prima, mantenendone, almeno per la prima parte l’altezza, ma non l’allineamento delle finestre, e dei piani interni. Sul fianco a sud della fortificazione si aprono le tre porte d’ingresso un tempo munite di saracinesche. Il portone più esterno è protetto da una torretta che, sporgendosi dal corpo principale, sormonta la strada d’accesso al castello.
Lo stato di totale abbandono del castello impediscono di dare l’impressione di potenza e splendore che un tempo sicuramente dovevano regnare su di esso; ciò nonostante, l’aspetto esteriore conserva oggi grandiosità e suggestione. Un’urgente e tempestivo restauro potrebbe però ripristinare totalmente la severa bellezza del castello di Frinco, che rappresenta sicuramente nelle sue strutture uno dei più significativi e meglio conservati castelli dell’Astigiano.
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