u un primitivo insediamento romano, venne fondata una pieve, detta di “Coacium”, ora scomparsa ma localizzabile nella zona del cimitero di Villa San Secondo, e Cossombrato. La pieve di “Coacium”, ricordata per la prima volta nel 1153 come dipendente dal vescovo d'Asti, successivamente si chiamò pieve di Cossombrato, dal nome della località vicina, ed estendeva il suo dominio fino a Settime, a Frinco, a Rinco e a Callianetto. Presso la pieve, infatti, in età altomedievale era sorto un centro chiamato “Cursembrandum”, probabilmente derivato da una originaria azienda agraria “la curtis” appartenente ad un ignoto Embrandus o Elprandus. Se dunque l'attuale Cossombrato altro non è che l'antica corte di Elprando, il sito su cui sorge oggi il paese è però diverso da quello in cui sorgeva in età medievale. L'insediamento si è infatti spostato e l'antico “Cursembrandum” corrisponde oggi in gran parte a Villa San Secondo, dove, sul luogo della chiesa parrocchiale, sorgeva il castello dei signori di Cossombrato. Un altro castello, più tardi appartenente ai Pelletta, sorgeva invece sul colle dirimpetto, cioè l'attuale Cossombrato, ma nel XII secolo non sembra che attorno ad esso vi fossero abitazioni.
Su questo territorio dominavano i signori “de Cursembrando”, famiglia appartenente all'aristocrazia militare del territorio, dotata di una certa potenza, che aveva diritti anche su una parte del castello di Settime e possedeva beni fondiari a Cinaglio. Nella seconda metà del XII secolo, i signori erano entrati nella clientela del vescovo di Asti, che controllava parecchi castelli della zona. La loro stessa posizione topografica li metteva però costantemente a contatto con il marchese di Monferrato, che signoreggiava al di là della Versa, ai confini dunque dell'antico Cossombrato, il cui territorio raggiungeva il torrente. Esigenze di sicurezza avevano consigliato un avvicinamento a questo potente signore e Guglielmo di Cossombrato, insieme con il nipote Raniero, gli aveva giurato fedeltà personale, non impegnandosi cioè con i propri castelli, ma ricevendo qualche beneficio dal marchese. Sennonché, negli ultimi anni del secolo, un'altra grande potenza in netta ascesa si opponeva al marchese, contrastandolo proprio sul confine determinato dalla Versa: il Comune di Asti. Gli Astigiani, già sconfitti nel 1191 a Montiglio, a nord di Cossombrato, facevano pressione, fra il 1198 e il 1199, sui castelli dell'area compresa fra la Valle Versa, e la Val Rilate e il bacino del rio Cortazzone per avere dalla loro parte i signori, nella prospettiva di un rinnovato scontro con il marchese. I vassalli del vescovo di Asti, che in quel frangente era favorevole al comune, avevano aderito numerosi, prendendo cittadinanza astigiana e impegnandosi a combattere per il comune.
Anche Guglielmo e Raniero presero la cittadinanza, mettendo a disposizione del comune “eorum castra”, probabilmente i due castelli di Cossombrato e parte di quello di Settime , dichiarando però, come di consueto, di non voler combattere contro i loro signori feudali, cioè il vescovo d'Asti e il marchese di Monferrato “in sua persona”. L'anno successivo giurarono fedeltà ad Asti e presero. cittadinanza anche altri signori che, probabilmente, esercitavano diritti su Cossombrato, Surleone Morello e i fratelli Enrico Augusta e Enrico Ducello, di minore potenza rispetto ai “de Cursembrando”, ma ugualmente detentori di castelli e legati feudalmente al vescovo di Asti e alla persona del marchese di Monferrato. L'atto è stipulato in Cossombrato e vi è presente, in qualità di testimone, Raniero di Cossombrato. Fra le misure prese da Asti per far fronte alle scorrerie sul territorio al di qua della Versa va ricordata la fondazione di Montechiaro, “villanova” fortificata fatta sorgere dagli abitanti dei villaggi sparsi sulle colline digradanti verso il torrente, Pisenzana e Mairano, e con il contributo dei centri limitrofi di Cortanze e di Malesco. Anche Cossombrato, distante dal nuovo villaggio circa un chilometro a levante, ebbe parte all'iniziativa, poiché fra i signori che sottoscrivono il trattato di alleanza di Montechiaro con Asti nell'anno 1200, vi sono anche Surleone Morello ed Enrico Ducello.
Non compaiono Guglielmo e Raniero, che l'anno successivo però rinnovano i loro legami con Asti con un nuovo e più diffuso documento. Con tale atto, riconoscendo di avere preso la cittadinanza, si impegnano ad andare ad abitare in città e promettono di mettere a disposizione del comune i loro uomini residenti al di qua della Versa, per i quali pagheranno ad Asti sei lire di fodro. Non sappiamo se queste convenzioni seguano un'eventuale azione di forza dei signori di Cossombrato contro Asti, con esito sfortunato, o se si tratti di una normale revisione bilaterale dell'alleanza; in ogni caso, l'obbligo di residenza in città e la scomparsa del nome del marchese di Monferrato fra i signori garantiti dalla non aggressione stanno ad indicare il più stretto controllo esercitato dal comune sui detentori dei castelli di Cossombrato.
Per la prima metà del Duecento le notizie relative ai “domini de Cursembrando” sono scarse: sappiamo soltanto che nel 1221 Oberto vendette alla ricca famiglia dei banchieri astigiani Pelletta metà del castello e della villa di Settime. Sembra che negli stessi anni anche una quota di Cossombrato sia passata ad Enrico e ad Ardizzone Cazio e da loro ai Pelletta, che nel 1228 avevano acquistato proprio da Enrico una quota del castello di Cortazzone, più a sud-ovest. Più tardi, i Pelletta edificarono, forse sul sito di uno precedente, il castello dell'attuale Cossombrato.
Nel 1290 il marchese di Monferrato, Guglielmo VII di Monferrato, detto “Lungaspada” (così ricordato dal grande poeta Dante Alighieri nel Purgatorio: “…Guglielmo marchese, / per cui ed Alessandria e la sua guerra / fa pianger Monferrato e Canadese” Purg. VII, 134-136), con quindicimila fanti e novecento cavalieri, avanzò ostilmente nel territorio astigiano, spingendosi fino alle porte di Asti e devastando la pianura di Quarto e la Val Rilate. Anche Cossombrato, sulla linea del precario confine, venne occupata e fu sottomessa al marchese.
Nel settembre di quell'anno, però, Guglielmo restò vittima di un complotto alessandrino, favorito dagli Astigiani, e venne rinchiuso in prigione, dove due anni dopo morì. Con il trattato di pace stipulato nel 1292 fra il figlio Giovanni e gli Astigiani, fra le altre località, Cossombrato tornò al comune e i signori locali si dichiararono vassalli per le terre che tenevano da Asti. Pochi anni dopo la fine delle ostilità, Cossombrato fu nuovamente turbata da violenze, questa volta interne. Nel 1296 scoppia infatti una rivolta popolare; uno dei signori, Giacomo, viene ucciso e gli altri, Obertino, Gerbaldo, Bertolino e Pietro, sono cacciati a forza dal castello di Cossombrato. Le 113 famiglie che da loro dipendevano si reggono allora autonomamente fino al 1304, quando vengono finalmente a un accordo con il Comune di Asti, allora in mano dei guelfi Solaro.
Con questa convenzione la nuova comunità entra nella diretta giurisdizione di Asti, acquistando diritti di protezione contro eventuali pretese dei signori locali. Il comune si impegna a far distruggere il castello di Cossombrato e stabilisce che i sedimi di esso passino alla comunità locale, autorizzata ad edificarvi un nuovo villaggio. Tale villaggio ricostruito assume il nome di “Villanova S. Secundi”, in onore del santo protettore della Città di Asti. Per meglio controllare la situazione, però, Asti fa edificare nel recinto del nuovo villaggio una torre di sua proprietà: questa torre servì poi come campanile alla parrocchia di Villa San Secondo fino al 1771, anno in cui venne demolita e i suoi materiali furono usati nella costruzione della nuova chiesa.
Un'ulteriore complicazione per il comune guelfo era data dalla presenza nei territorio dei Pelletta, che possedevano il castello sul colle dell'attuale Cossombrato e signoreggiavano su 46 famiglie. I Pelletta parteggiavano per i ghibellini De Castello: nel 1303 questi cacciavano i Solaro e i loro aderenti, impadronendosi di Asti, ma nel 1304 i guelfi Solaro riuscivano a rientrare ed esiliavano il partito avverso. In quell'occasione anche Enrico Pelletta dovette abbandonare la città e si rifugiò, insieme col ghibellino Antonio Lunello e altri, nel castello di Cossombrato. Nel gennaio del 1305 il principe Filippo d'Acaja fu nominato, per volontà della parte guelfa che ora reggeva il comune, capitano generale e si impegnò a recuperare i castelli del contado ancora occupati dai fuorusciti. Il suo vicario Guglielmo di Mombello assunse la carica di podestà e alla testa di settemila fanti assediò dapprima il castello di Rocca d'Arazzo, che nel febbraio capitolò e fu distrutto. Si spostò poi ad occidente e, entrando di notte nel villaggio di Cossombrato, occupò la località, deciso ad espugnare il castello dei Pelletta. Enrico Pelletta e Antonio Lunello preferirono cedere il castello piuttosto che sostenere un assedio e si ritirarono a Montiglio. Poco dopo, il primo marzo 1305, i patti stipulati con la comunità di Cossombrato-Villa San Secondo l'anno precedente vennero ratificati e rinnovati e il castello dei Pelletta fu abbattuto. Con un altro atto, di poco successivo, il comune stabilì anche che la “villanova” e il villaggio di Corsione, distante meno di un chilometro a levante, ugualmente conquistato da Guglielmo di Mombello, formassero in avvenire una sola località e gli abitanti di Corsione godessero delle stesse concessioni fatte agli uomini di Villa San Secondo.
Successivamente i Pelletta e i Cossombrato fanno ricostruire il castello a sud, sul sito di quello che in precedenza era appartenuto ad Enrico, e continuano a denominarlo con l'antico appellativo di Cossombrato, che aveva cessato di essere applicato al vecchio villaggio. Per i secoli successivi le vicende di Cossombrato non hanno lasciato molti documenti: sappiamo che alcune quote del castello vennero nelle mani delle famiglie dei Cocconato e dei Meschiavino e che essi nel 1426 vendettero al marchese Giacomo di Valperga. Anteriormente una parte era passata agli Asinari, ma già nel 1391 Tommaso la cedeva a Luigi Pelletta. Nel secolo successivo i due consignori, i Pelletta e i Valperga, prestavano concordi giuramento di fedeltà nel 1556, ma già nel 1579 dovevano essere venuti in lite, poiché di quell'anno è una convenzione per la divisione del feudo superiore e inferiore di Cossombrato. Le liti non mancavano neppure tra Cossombrato e Villa San Secondo. La reale divisione fra i due territori non era ancora stata fatta nel 1391 e nel 1549 i signori locali questionavano con la comunità di Villa a causa degli indeterminati confini. Nel 1678 il vescovo di Asti richiedeva addirittura l'intervento del duca di Savoia sulle vertenze fra le due località a proposito della antica chiesa dell'Olmetto, oggi di pertinenza di Cossombrato.
Nel 1784, i Savoia riuscirono ad impossessarsi dei feudi ecclesiastici e Cossombrato venne ceduto insieme con 210 giornate di terreno che, in precedenza, dipendevano dal vescovo.
Il castello di Cossombrato sorge alla sommità del colle e si presenta come un massiccio fabbricato. Il paesaggio intorno al castello non è cambiato di molto da quando, all'inizio dell'Ottocento, lo descriveva il De Canis, salvo che per la quantità d'olmi che sembrava esservi nel piazzale della parrocchiale.
Il corpo del castello di Cossombrato quasi circolare, cui è addossata una torre rotonda è la "fabbrica" più antica. Esso esisteva poco prima del Trecento come grosso mastio e siccome venne allora mezzo distrutto, fu ricostruito in parte poco dopo, assieme agli altri blocchi di questo lato. Questi hanno tracce di finestre archiacute e di cornici e dentelli. Da questa parte si ha accesso al parco, chiuso da una muraglia bassa. Da una rampa, attraverso un arcone, si entra nel castello. Qui vi è anche l'edificio sei-settecentesco, dipendenza del castello, dove negli ultimi tempi abitavano i proprietari.
Gli altri corpi, che si addossano l'uno all'altro, formando un unico complesso, sono stati edificati sul luogo in cui c'era un altro castello, detto superiore, demolito alla fine del Settecento. Questi corpi prospettano su un ampio terrazzamento, con un piacevole giardino recentemente risistemato a praticelli, con pini e palme. All'esterno il tappeto erboso continua declinando fin sul piazzale della parrocchiale, e qui si vede il portone con le feritoie del ponte levatoio. Una muraglia a scarpa chiude tutto il complesso. I suoi sotterranei contengono grandi cisterne di approvvigionamento idrico.

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Castello di Cossombrato