
l castello di Cortanze, uno dei meglio conservati di tutto l’Astigiano, grazie anche all’importante opera di restauro avviata nel ‘97, che ha restituito l’originaria bellezza al castello, è una fortezza, grande e possente, che richiama l’architettura militare trecentesca, ed è tra le poche che ancora conserva quasi integralmente l’aspetto esterno medioevale.
Cortanze, come altri paesi dell’Astigiano, in origine si sviluppò intorno ad una “curtes” nell’epoca alto medievale. Al 933 d.C., risalgono i primi documenti che parlano della “Curtes Ansari”, epoca in cui vi fu la penetrazione franca nel comitato di Asti. La signoria locale che successivamente si forma è vassalla del vescovo di Asti. Da questo villaggio proveniva un personaggio presente come teste in due atti di quel secolo.
Nel 1153 il “castrum Cortanserium” è confermato al vescovo d'Asti da una bolla pontificia. In un documento del 1167 Anselmo, vescovo d'Asti, cede ai canonici il feudo che ha acquistato da Ottone di Montemorino, dai signori di Cortanze e da altri. Poco dopo, papa Alessandro III lo conferma di nuovo fra i possessi ed i privilegi della Chiesa astese.
Nel 1198 molti castellani della zona stringono alleanza con Asti, in lotta col marchese del Monferrato; tra questi, anche Umberto, detto il “Malpassuto”, signore di Cortanze. All’iniziativa di Asti, volta a rafforzare e presidiare i propri confini, si deve anche la fondazione di Montechiaro, un insediamento non distante da Cortanze.
I signori di Cortanze appartengono da tempo all'ambito della clientela vescovile. Guido, “clericus ecclesie de Cortanzero”, è varie volte teste per il Capitolo nel corso del Duecento.
Nel 1266 risulta del vescovo d'Asti la chiesa di Cortanze “cum decimis allodiorum et vallis Azonis et aliis pertinentiis suis”, e due parti del castello di Corsione che furono di Bonifacio di Cortanze.
Nel 1329 (o 1356) Rigaudone Pelletta e i suoi fratelli vengono investiti della metà del feudo. I Pelletta, potente famiglia astigiana, già vantavano diversi possedimenti nella zona.
Nel 1357 la popolazione si ribella costringendo i Pelletta a rinunciare ad alcune tasse e privilegi. Saranno loro a riedificare il castello su cui domineranno fino al 1520, passando attraverso alterne vicende tra cui la temporanea privazione dei loro feudi ad opera del papa Sisto IV nel 1475, perché colpevoli d’omicidio; in quell’occasione viene investito del feudo Antonio Della Rovere.
Poco dopo i Pelletta cedono i castelli di Cisterna e Belriguardo per quelli di Cortanze e Cortazzone.
Parti del feudo sono vendute dai Pelletta ai Roero e agli Asinari (1520). Fin dal 1435 un personaggio, appartenente alla famiglia dei Roero, certo Opinino Roero, risulta investito di una piccola parte del feudo di Cortanze.
Nel 1528 Daniele Scarampi viene investito della metà, meno una undicesima parte, del castello e della giurisdizione. Alla fine del Cinquecento Cortanze è in gran parte dei Roero, ma essi solamente nel 1622 diventano gli unici proprietari del feudo, e lo rimarranno fino al 1796 quando verranno soppressi i diritti feudali.
Questi restaurano il castello, nel XVIII secolo, trasformandolo in residenza nobiliare di campagna. Viene rifatta la torriola a nord e costruita una nuova manica. Il castello nei secoli a venire, subirà ancora numerosi passaggi di proprietà.
Nell'Ottocento si interviene di nuovo con opere di consolidamento, specie nel corpo a nord e nella grossa torre.
Il castello oggi è completamente restaurato, e al suo interno vi sono degli ambienti degni di nota, tra cui il salone con volte a crociera, con eleganti chiavi in arenaria dalle figure simboliche.
Delle due torri originarie, purtroppo, è rimasta solo la grossa torre cilindrica posta all’angolo sud del castello, essa è sicuramente l’elemento che più caratterizza il maniero, e che più colpisce il visitatore. La torre è alta 22 metri, e termina con una merlatura “ghibellina” (a coda di rondine). Tali merli, sette in tutto, sono però il frutto del restauro ottocentesco, che ha demolito il coronamento della torre (coperta con tetto a coppi e fregio sotto la gronda, secondo il tipico partito astigiano-monferrino) per sostituirlo con gli attuali merli. Nell’occasione la torre fu anche abbassata. Essa è suddivisa su tre piani, con una stanza per piano: la prima di questi è adibita a cappella privata, la seconda ha la forma esagonale con volta a spicchi, e all’ultimo piano vi è la stanza detta “la prigione”.
’è un’antica leggenda di fantasmi legata al castello di Cortanze: la “presenza”, in certe notti e in certe circostanze, di luci e ombre che ricordano una donna dal capelli lunghi, con una grande veste chiara. Gli storici e i più attenti ai racconti della tradizione l'hanno identificata con Viola Maria Galante dei Roero di Cortanze, figlia del conte Ercole, scomparsa in giovane età dopo una travagliata vicenda d’amore e morte. Viola, raccontavano i nonni e le nonne nelle serate di veglia davanti al fuoco o nelle stalle del vicinato, s’era sciaguratamente invaghita del giovane parroco.
Lo seguiva dalla finastra della sua camera, che ancor oggi, dalla torre dal castello, domina la chiesa dell'Annunziata. Un amore impossibile e soprattutto, raccontavano specialmente le donne anziane, non corrisposto dal religioso, il cui nome è scomparso insieme a molti atti dalla parrocchia. Ma Viola non si era mai data per vinta e aveva “rincorso” il suo oggetto del desiderio in tutti i modi, fino all’orlo della follia. Difatti, una domenica d'autunno, era successo l'irreparabile. Viola era scesa dal castello, era entrata in chiesa dalla porticina riservata ai nobili del paese, aveva estratto un lungo coltello dalle ampie vesti ed aveva trafitto davanti a tutti il parroco che si accingeva a celebrare la Messa Grande. Gli uomini, tra un bicchiere e una partita a scopa, danno un'altra versione: il parroco è meno insensibili alle offerte della contessina Viola e la tresca, finita sulla bocca di tutto il paese, scatena le ire e le minacce del focoso Ercole Roero. Invano: le sue parole non servono. E lui, al colmo dell’esasperazione per 1'onta provocata dalla sciagurata, rinchiude lei nella torre e fulmina lui con un colpo di spingarda sparato da quella finestra galeotta cogliendolo anche in questa versione sull’altare, davanti a tutti, mentre celebra la Messa Grande. Per Viola, nei due casi, nessun perdono. Condannata da tutti, non troverà pace “nè da viva, nè da morta”. Questa è la leggenda. Il castello, la torre, la camera circolare sono reali. La parrocchia ha resistito ai secoli, prima sconsacrata, poi riconsacrata e la porticina riservata ai nobili è stata stranamente murata molto tempo fa. La camera circolare è diventata la camera da letto della “suite” degli sposi, dove passavano le coppie in luna di miele ospiti del maniero. Di fronte alla camera circolare c'è il campanile con i 12 rintocchi di mezzanotte. L'ora di Viola Maria Galante contessina dei Roero di Cortanze che ancora oggi, in certe notti e in certe circostanze, non trovando ancora pace, cercherebbe in quella camera ciò che non trovò da viva.
Prima di cliccare sull'anteprima immagine per l'ingrandimento attendere il caricamento completo dell'album