Immagine tratta dal libro "Le miniature del Codex Astensis", Comune di Asti - Fondazione C.R.A. 2002
Castello di Castelnuovo Calcea "Codex Astensis"
 

'origine del borgo di Castelnuovo Calcea e dell'annesso castello è incerta; si ritiene comunque, dati i ritrovamenti archeologici di epoca romana, che il borgo sorgesse lungo una diramazione della Via Emilia, che attraversando l'Astigiano, conduceva ad Alba. Il territorio di Castelnuovo, fu anche testimone delle violente incursioni saracene.
Nel 1142, sul territori di Castelnuovo, esisteva già un castello che, con Agliano, faceva parte del Contado di Loreto.
Tracce consistenti di muri e altro materiale sono state trovate sulla sommità del colle, occupato oggi da un gruppo di cipressi vicino alla cascina denominata il Castello.
Dopo le distruzioni provocate da Federico Barbarossa, che nel 1154 distrusse il paese e rase al suolo la rocca, i marchesi di Incisa, l'anno successivo, s’impadronirono del territorio ed eressero un nuovo munito castello nella posizione in cui è tuttora visibile, che venne chiamato Castel “nuovo”.
Dopo la pace di Costanza, l’interesse strategico per la località di Castelnuovo, mosse gli Astigiani i quali, nel 1183, s’impadronirono della località.
Le guerre tra guelfi e ghibellini, portarono nel 1313 il dominio dei marchesi del Monferrato, ma il loro governo fu costantemente intervallato da continue lotte per la supremazia sulla zona.
L’ordine nel territorio di Castelnuovo Calcea, fu portato dal papa Urbano IV, chiamato a decidere chi dovesse controllare il territorio conteso tra i Monferrato e i Visconti, il papa decise per i Visconti i quali, però, lasciarono il dominio ai Monferrato. Tra i due contendenti, però, non vi fu pace, e dopo poco, il territorio di Castelnuovo passò nuovamente sotto il dominio del ducato di Milano.
Nel corso delle guerre del Seicento, i Savoia occuparono il castello, sconfiggendo l’opposizione spagnola, ma vennero inaspettatamente ostacolati dagli abitanti di Castelnuovo che si opposero alle nuove e opprimenti imposte. Questo portò nel 1634 ad una rappresaglia dei Savoiardi, che provocò saccheggi ed incendi che causarono la distruzione di buona parte del borgo e del castello. Vennero distrutte dal fuoco, fra l'altro, le mura che cingevano tutto intorno il complesso e le poderose torri di cui era guarnito.
I segni lasciati sull'abitato da questi avvenimenti furono tanto grandi e marcati che per lungo tempo il borgo venne indicato con il nome di “Castelnuovo bruciato”.
Il castello che descrive il Casalis è quello che si trova nel concentrico del paese vicino alla chiesa parrocchiale.
Del complesso eretto nel XII secolo non è conosciuto l'impianto architettonico. Le numerose distruzioni subite nel corso delle guerre tra Guelfi e Ghibellini e le successive ricostruzioni ne hanno via via alterato l’aspetto e non esistono descrizioni o altri documenti da cui attingere notizie. Parti della costruzione più antica erano visibili, fino ai primi decenni del ‘900, nei sotterranei e nel ponte che scavalcava il fossato difensivo.
Prima della fine del XVII secolo i proprietari provvidero al restauro ed all'ampliamento dell'edificio in rovina, che assunse così la configurazione architettonica che ha generalmente conservato fino al nostro secolo.
Vennero ricostruite per metà le due torri a pianta circolare sul lato nord-est, una delle quali destinata a prigione. Le due torri, erano poste a difesa della porta d'entrata, anch'essa rifatta con le imposte del ponte levatoio, ma già in disuso all'inizio dell’800, essendo impraticabile la strada di accesso principale al castello.
Insieme alle torri venne ricostruito il dongione; rimodernata e rifatta tutta l'ala verso ponente, che aveva subito i danni maggiori. Sul lato sud, con una spaziosa galleria, si ampliarono gli spazi abitabili, arricchiti da un vasto salone e da due camere per parte. Il processo di ammodernamento non risparmiò neppure i vasti e tetri sotterranei, adibiti a cantina e ad altri usi.
Il castello era di fatto organizzato intorno a due cortili, uno superiore, a cui si accedeva dalla porta principale e che disimpegnava gli edifici principali, ed uno inferiore, accessibile da una porta secondaria collocata sul lato occidentale del complesso. Ampi locali in fabbricati più bassi erano adibiti a scuderie e rimesse.
Su tutti i lati erano collocati massicci bastioni e poderose mura con terrapieno per la protezione del nucleo abitato. Sul fossato pieno d'acqua, che completava le strutture difensive si innalzava l'alto e stretto ponte ad archi a tutto sesto che, residuo dell'antico maniero, conduceva alla fortezza.
Sul lato ovest, fuori dal recinto, era collocata la vecchia chiesa parrocchiale. Il complesso così strutturato, seppure decaduto per carenza di manutenzione soprattutto nelle opere difensive e nella cinta muraria, è giunto fino al principio del ‘900.
I crolli verificatisi negli anni '40, '50 e '60 e il totale stato d’abbandono della costruzione, hanno portato alla rapida ed irreversibile rovina di tutto il complesso.
Infatti, una delle due torri ricostruite (l’altra non era già visibile nel disegno di C. Rovere prima del 1850) esisteva intatta ancora nel 1947 e anche se in cattivo stato di conservazione, priva di copertura, attaccata dalla vegetazione è intera ancora nel 1960. I primi lavori di sistemazione e di restauro, eseguiti nel 1988 da parte dell'Amministrazione comunale, divenuta proprietaria dell'area a seguito di decreto d'esproprio, hanno permesso il recupero del cortile delle scuderie del castello.
Il progetto generale di restauro prevede la sistemazione di tutta l'area storica mediante il consolidamento dei bastioni e della torre di avvistamento ed il suo successivo utilizzo quale luogo di manifestazioni e parco pubblico.
Dal 1998 l’amministrazione comunale di Castelnuovo Calcea, si occupa del restauro del castello e di ciò che ancora rimane dell’aera storica.

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Castello di Castelnuovo Calcea