
l Piemonte è una delle regioni europee più ricche d’antichi castelli, testimoni eccezionali di una storia ricca e affascinante. Sul territorio piemontese sono conservati ben 1974 castelli e torri, risalenti dal X al XIX secolo: in media, uno ogni 11 chilometri quadrati. La massima concentrazione di questi antichi manieri, la si ha nelle zone collinari come l’Astigiano, il Monferrato, le Langhe ed il Canavese. Le strutture si presentano in uno stato di conservazione di diverso livello: dalle testimonianze materiali mantenutesi più o meno invariate, a quelle integrate in strutture successive, dai ruderi agli edifici di cui ormai ci resta soltanto la documentazione storica. Un terzo di essi, tuttavia, è ancora in stato di conservazione buono o discreto.
Il termine castello ha origine da “castrum” o “castellum”, e indica un intero centro abitato fortificato. La struttura del castello è simile a quella dell'accampamento romano. Il “castellum” romano si trasforma nel centro fortificato dei duchi longobardi e poi dei conti franchi; viene quindi utilizzato, con restauri ed ampliamenti da parte dei feudatari del Medioevo. Per difendersi contro i predoni e i ribelli, i feudatari (cioè i ricchi nobili) si organizzarono meglio, e attrezzarono fortilizi sulle alture costruendo i primi castelli medioevali, o rinforzando i preesistenti, e recingendoli di palizzate possenti prima, e di mura poi.
I contadini raggrupparono le loro capanne in villaggi nei pressi dei castelli. In caso di attacco anch'essi si rifugiavano con le famiglie nel castello, e così i castellani si ritrovavano, gratuitamente, le milizie occorrenti per combattere gli assalitori..
Questa operazione si chiama “incastellamento” del territorio. I castelli che vediamo nei nostri paesi sono tutti sulla cima delle colline.
L’ubicazione era dettata da ragioni di sicurezza: dall'alto si controlla con lo sguardo molto spazio circostante, perciò si possono avvistare i pericoli quando sono ancora lontani e ci si può preparare meglio ad affrontarli. Tuttavia i castelli dell'Astigiano che possiamo vedere durante le nostre gite sono stati trasformati durante i secoli e sono spesso molto diversi dalla forma originale. La nascita di un castello avveniva, dopo un'attenta scelta del sito, si costruiva innanzitutto una torre alta e robusta (il mastio), poi si circondava di mura la zona circostante. Tra le mura e la torre gradualmente, si aggiungevano gli edifici necessari per l'abitazione del padrone e della sua famiglia, gli appartamenti per gli ospiti, la caserma per il corpo di guardia, le stalle con i fienili, le cantine, i magazzini per accumulare i generi alimentari sufficienti per un periodo anche molto lungo, in caso di assedio. Talvolta si costruiva anche una piccola cappella, spesso si scavavano lunghe gallerie sotterranee che avevano un'uscita segreta molto lontano dal castello, che poteva essere utilizzata per la fuga o per sorprendere gli assedianti alle spalle. Attorno alle mura correva un fossato (su cui si poteva calare il ponte levatoio), che veniva allagato per rendere più difficile l'avvicinamento degli assalitori. Il ponte levatoio veniva ritirato per impedire il varco.
l bisogno di un castello vicino alle singole comunità e raggiungibile in ogni momento, viene di certo avvertito durante le terribili invasioni dei secoli bui (IX e X secolo d.C.), anche se molte volte può essere mancato ai nostri progenitori il tempo necessario per apprestare difese idonee. Questo bisogno fu avvertito anche dagli stessi invasori, quando nutrivano il proposito di insediarsi nelle aree occupate e non quello invece di ritornare presto nei paesi di provenienza con il frutto delle loro razzie. Sono finora tempi in cui l'incastellamento riguarda un numero di casi più o meno limitato ed é rivolto ad assicurare la difesa e il controllo di porzioni più o meno grandi di territorio.
Ma arriva pure l'epoca in cui l'incastellamento si fa prima meno rado, poi sempre più fitto, fino a coinvolgere tutti i villaggi; al punto da far assumere al paesaggio caratteristiche ancora oggi nettamente avvertibili. Esse sono avvertibili specialmente nell'Astigiano dove il territorio, molto frastagliato da colline e valli, ha favorito, se non determinato il frazionamento della popolazione in tante piccole comunità; dove quasi ovunque sulla linea dell'orizzonte si staglia solenne, massiccia e severa la figura di un castello e dove tanti manieri, sempre disposti sulla sommità collinare, sono affiancati dalla chiesa e dal villaggio corrispondente, a testimonianza di una convivenza plurisecolare.
Quelle che oggi possiamo ammirare non sono le fortificazioni originarie. Gli studiosi francesi distinguono fra castelli “primitivi” (VIII-IX secolo), castelli “romanici” (XI-XII secolo) e castelli “gotici” (XIII-XV secolo). Per quanto riguarda quelli “primitivi”, il Settia chiarisce che molte volte si tratta di opere probabilmente costruite soltanto con l'impiego di terra battuta e di legname, con scarso ricorso alla muratura; all'inizio a volte si sarebbe trattato di villaggi recintati. Le modificazioni subite in seguito dalla struttura dei castelli sono comunque notevoli e determinate dalla necessità di adeguare le opere di difesa ai mezzi dell'offesa, continuamente impegnati nel tentativo di un reciproco superamento. Alle modificazioni strutturali si debbono aggiungere i mutamenti di sito, imposti dalle vicissitudini dei tempi e da nuove esigenze difensive. A Settime, per esempio, si sono succeduti in sedi diverse il castello antico, il castello vecchio e l'attuale. Quelli che possiamo oggi ammirare sono dunque spesso i castelli dell'ultima generazione, oppure ville forti realizzate ancora più tardi come residenza fortificata dei signori nelle aree rurali. Non mancano neppure casi in cui da ammirare non sia rimasto proprio nulla, come a Corsione, dove il maniero é stato demolito nel secolo scorso e i suoi materiali sono stati impiegati nella costruzione di case vicine. Oppure come a Castelvarino, nel territorio di Piovà, dove il ricordo del castello é affidato solo più alla toponomastica.
L'incastellamento sistematico del territorio é molto antico, le più antiche attestazioni pervenuteci riguardo al territorio che oggi fa parte della Provincia di Asti sono: la prima testimonianza, é del marzo 924 d.C., in tale data Audace, vescovo di Asti, permuta con un giudice alcuni appezzamenti siti nella villa Calliano (in villa Calliano) in prossimità del castello. Si tratta dell'attuale Calliano e non di altri centri aventi denominazione simile, ma estranei alla circoscrizione della Provincia di Asti.
Il 924 d.C. é pure l'anno in cui viene citato per la prima volta il Castel Vecchio (castrum vetus) di Asti, in precedenza di proprietà regia; in quell'anno viene ceduto a un anscarico e nel 938 d.C. passerà in mani del vescovo Bruningo. Sempre nel secolo X seguono in ordine di tempo le attestazioni relative ai castelli di Annone, Orsengo (probabilmente presso Tonco), Vinchio, Castellione, Gorzano, Azzano, Grana, Tigliole Inferiore, Montafia (castrum Montialphonis) e Mirabello (presso Quarto d’Asti), Celle Enomondo, Scurzolengo e Rocca d'Arazzo. Nel X secolo sono dunque attestati, in Provincia di Asti, quindici castelli in tutto, in prevalenza di proprietà vescovile, assieme ad altri di proprietà regia, comitale o privata, oppure di una chiesa o di un monastero. Ma in realtà i manieri furono in numero maggiore, anche se non lo conosciamo con precisione.
Per esempio c'é un documento del 1003 il quale prova che il castello di Colcavagno (curtis Cavani) confinava con un monte dove gia c’era un castello (ubi iam castrum edificatum fuit) e cioè, con una sommità collinare che in passato aveva ospitato un altro castello. Nel 1001 Ottone III dona al monastero del Salvatore di Pavia le corti e i castelli che tennero i re Berengario e Adalberto, tra cui “Cortevetula” (Corveglia). Questi sono senza dubbio castelli già esistenti nel X secolo. Ma qualche castello esisteva anche nel IX secolo. Un documento dell'anno 899 d.C. cita il villaggio Castiglione (Castellionis), il cui nome da solo é già dimostrativo dell'esistenza di un castello. Tanto più che di castelli, anche se in modo generico, si parla già nel 904 d.C. in un diploma di Berengario a favore della Chiesa d'Asti e già in altri due diplomi di Lodovico III, a favore della stessa Chiesa, del 901 d.C. e del 902 d.C., ma forse alterato il primo e falso il secondo. Tanto più, é da aggiungere, che non manca chi fa risalire il Castel Vecchio (castrum vetus) di Asti all'epoca romana, mentre il Bordone ritiene che tale maniero sia estraneo al recinto urbano medioevale e che all'interno di questo si sarebbe trovato invece il castello dei Varroni o Valloni.
Salvo qualche eccezione si può dunque affermare che la data di inizio di un sistematico e diffuso incastellamento nel territorio della Provincia di Asti sia da collocare molto vicino al principio dell'ultimo quarto del IX secolo; ossia in un'epoca nella quale la vita di molte regioni é sconvolta dalle invasioni degli Ungari e dei Saraceni. Dall'889 d.C. i Saraceni si erano insediati a Frassineto in Provenza, facendone la base delle loro scorrerie in Piemonte; nell'anno 899 d.C gli Ungari battono le forze di Berengario a Verona e nel 924 d.C. giungono fino a Pavia.
Il terrore provocato da queste incursioni (incursioni quasi annunciate nell'846 d.C. quando i Saraceni già erano arrivati fino a Roma), fu enorme. Un cronista del tempo scrive: “.... uccisi e messi in fuga i cristiani, gli Ungari infieriscono in tutto il regno italico e nessuno osa attenderne l'arrivo se non in luoghi ben fortificati”. Così un poeta piange la rovina del monastero di Pedona (Borgo San Dalmazzo), avvenuta nel 907 d.C. ad opera dei Saraceni.
Nel 955 d.C. cessa finalmente il pericolo degli Ungari e nel 973 d.C. (o 983 d.C) anche quello dei Saraceni, ma invece di avere termine, l'incastellamento del territorio continua vivace. Analizzando le cause di questa continuità, il Settia osserva che la comparsa di fortificazioni nelle zone rurali d'Europa non fu soltanto la risposta ad una situazione di pericolo contingente, bensì anche l'effetto di una forza centrifuga, da lungo tempo in atto, da parte dei poteri locali rispetto al centro dell'organizzazione statale. Fu così che sulla rete dei castelli si vennero presto stabilendo una nuova forma di dominio politico e una capillare riorganizzazione del territorio rurale, destinate entrambe ad una lunghissima fortuna. La vita di questi castelli non sarà facile; si confonde con le fortune e le sfortune delle famiglie o delle istituzioni che ne hanno avuto il possesso e con quelle delle popolazioni loro soggette.
Molti castelli non hanno retto all'avversità dei tempi. La toponomastica è solitamente attenta a registrare la loro scomparsa. Ad esempio, dove troviamo il toponimo Castellazzo, Castellasso, Castellaccio, spesso c'era un maniero del quale a volte si é addirittura persa memoria. Questo toponimo é presente a Berzano San Pietro, Buttigliera, Camerano, Canelli, Casorzo, Cinaglio, Dusino, Incisa Scapaccino, Isola d'Asti, Mombercelli, Moncucco Torinese, Portacomaro, San Marzanotto e probabilmente in altri luoghi.
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