

Castello di Calosso "Codex Astensis"
dominare il paesaggio sul colle di Calosso, che si alza a quasi a 400 m sul livello del mare, vi sono tre torri differenti: quella cilindrica del castello, il campanile e quella più moderna (ed estranea al passaggio) dell'acquedotto. Se ci spingiamo più sotto al colle, però, solo le torri più antiche ne coronano la sommità e la mole regolare del castello, che sbuca dal verde del grande parco secolare, colpisce lo sguardo, facendo dimenticare le costruzioni più recenti. L'ascesa al paese è faticosa, anche se ombreggiata da un fresco viale di platani, ma dalla sommità del colle l'occhio spazia sull'arioso panorama circostante e domina la strada sottostante, che congiunge Costigliole con Canelli, utilizzata già nel medioevo per il commercio fra Asti e la Liguria. Il castello edificato sul colle di Calosso ebbe dunque una funzione prevalentemente strategica.
Il castello che oggi vediamo rappresenta il risultato dell’intervento di ristrutturazione effettuato dalla famiglia Roero alla fine del XVII secolo, sui ruderi di una primitiva fortificazione del XII secolo, andata quasi del tutto distrutta durante le guerre tra principisti e madamisti, nel 1642.
Oggi, il castello di Calosso, è probabilmente molto diverso dalla fortezza duecentesca, oggetto di tante ripartizioni signorili. L'attuale costruzione, fiancheggiata dall'agile torre cilindrica, è infatti abbastanza recente e di non vaste dimensioni, ma sarebbe opportuno considerare erede dell'antico castello non solo la residenza dei conti Gloria bensì l'intera area che comprende la chiesa parrocchiale e la piazzetta attigua. Non solo in questo modo le dimensioni aumentano, ma, ad un attento esame, sono così riscontrabili dei particolari già ricordati nel medioevo. Alla sommità del colle, speronato da forti bastioni (parzialmente crollati presso il parco del castello), si accede per un arco, in parte in cotto, in parte in pietra, costruito forse sul luogo dell'originaria “turris de porta” con il materiale ricavato dal suo abbattimento. Appena dentro il recinto sorge a destra la chiesa, sul sito certo della “ecclesia castri”, ricordata già nel 1203 come all'interno delle mura del castello; in faccia ad essa, presso costruzioni antiche, si trova un pozzo, riconducibile con buone probabilità al pozzo di cui si fa menzione nelle vendite del 1228. Si può dunque concludere con una certa attendibilità che l'attuale “castello” e le aree dipendenti costituissero solo il “palacium” venduto ad Asti, rimaneggiato nel corso dei secoli fino alla forma attuale. Come (in parte) per il “castrum” originario di Scurzolengo, così anche per il castello medievale di Calosso occorre pensare a un insieme di edifici che nei secoli si sono resi autonomi l'uno dall'altro, fino a far perdere quasi del tutto l'impressione di una primitiva unità. L'attributo del castello finì così per restare all'edificio che ospita i signori anche se non più fortificato.
Si può infine pensare che anche la torre (collocata fra il palazzo e la chiesa, che sono divisi fra loro da una pittoresca stradina) sia stata ricostruita sulle basi di una più antica, in linea con quella scomparsa che controllava la porta di accesso al “castrum” medievale di Calosso.
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