l borgo di Villafranca d'Asti fu fondato, secondo il De Canis, dagli abitanti di Musanza, di Bellotto, di Serralunga, di Volpilio e Castella, “che così probabilmente l'appellarono come terra affrancata, resa libera dalle inondazioni e dall'umidità”. Sulle due regioni, Castella e Volpilio, poste sul territorio di Villafranca, “eranvi anticamente due villaggi, membri certamente di Serralunga i di cui abitanti probabilmente concorsero pure nella fondazione di Villafranca”.
Nonostante la presenza patrimoniale su questo colle e nell'area circostante (Traversole e Montanerio, quest'ultima ubicabile nella regione Arcau di Villafranca d'Asti) del vescovo di Asti che fece nel 1132 ampie donazioni al monastero di Sant’Anastasio, la prima notizia relativa alla chiesa la da come dipendente dal monastero di Breme nella conferma fatta all'abate dal papa Eugenio III nel 1152. Chiesa del villaggio di Vulpilio attestato come esistente ancora nel 1310, cambia la titolatura da San Giovanni alla Beata Vergine Maria probabilmente dopo la scomparsa del centro abitato, confluito in parte nella vicina regione Castella, dipendenza municipale di Asti ( “ventina” ) fino all'inizio dell’ Ottocento: ancora confermata all'abbazia di Breme nel 1210 dall'imperatore Ottone IV e ignota al registro della diocesi di Asti del 1345, compare come “cappella campestre sotto il titolo di S. Maria di Vulpi(glio) sul territorio della Castella ed entro i confini della parrocchia di Villafranca” durante la visita apostolica del 1585. In quell’anno appare al subdelegato del vescovo Peruzzi come “molto antica ma di recente restaurata, ben coperta e ampliata”, benché molto piccola rispetto al notevole concorso di popolo; delegato del visitatore apostolico ne impone l'intonacatura e la pavimentazione e ordina che la chiesa venga chiusa con una porta di legno ben sicura, per evitare che vi entrino animali. Tre anni più tardi, durante la visita di monsignor Panigarola, si rileva come le sue dimensioni siano inadeguate per gli abitanti della Castella che intendono “ampliarla e trasferirla in altro luogo”: a tali intenti fece probabilmente seguito l'edificazione della chiesa di Sant’Antonio, a valle di Vulpiglio, mentre l'antica cappella divenne di esclusiva pertinenza della famiglia Goria a cui apparteneva il vescovo di Vercelli Giacomo, fondatore a Villafranca dell’Opera Pia Sant’Elena. Nella seconda metà del Seicento intorno ai diritti sulla chiesa scoppiò una lite fra la detta Opera e i Goria, risoltasi a favore di questi ultimi nel 1690: a quell'epoca presso la chiesa sorgeva, e sorge tuttora, una piccola casa adibita ad ospitare un eremita. Il titolo di “Madonna della Neve” pare essersi diffuso soltanto al principio del secolo successivo, dal momento che compare per la prima volta nella visita di monsignor Todone nel 1729: nel 1840 il titolo “delle Nevi” è ormai predominante rispetto a quello, ancora ricordato, di Vulpiglio. Nel 1828 ai Goria, che fino ad allora ne erano stati patroni, succedettero i conti Canalis di Cumiana, riconosciuti come solerti conservatori della chiesa da monsignor Felizzano nel 1840 che ordina soltanto l'apposizione di una croce di ferro sulla sommità; in quell'anno la casa dell'eremita era abitata da una terziaria francescana che curava la chiesa. I Canalis continuarono ad interessarsi alla manutenzione della chiesa, fecero apporre nel 1877 una lapide ad onore di Pio IX sulla facciata e donarono una campana nel 1894. Successivamente qualche restauro venne effettuato nel 1907 dall'allora cappellano don Bosso.
Dell'antico villaggio di Volpilio rimane oggi questo antico tempietto, posto sul colle omonimo. Il fatto che anche questa chiesa sia dedicata alla Madonna della Neve, così come quella di Castell’Alfero, testimonia di quanto fosse fiorente la devozione alla Madonna della Neve nei paesi dell’Astigiano.
Può essere simpatico ricordare la sua origine, così come viene tramandata dalla tradizione, e ripresa dal Goria ne “Il santuario di nostra Signora della neve sul colle Volpilio”.
Tale devozione sarebbe molto antica: risalirebbe all’anno 352 d.C., ed il titolo avrebbe origine dal seguente fatto. Vivevano in quel tempo a Roma due religiosi e ricchi coniugi, i quali, desiderando impiegare le loro numerose sostanze in qualche opera gradita alla Vergine, la supplicarono di far conoscere il suo desiderio. Ed ecco che all’alba del 5 agosto di quell’anno si trovò una parte del colle Esquilino ricoperta da un sottile strato di neve: fu facile comprendere, dall’area ricoperta, che era volere della Madonna che qui venisse edificato un tempio, come subito venne fatto. Questa chiesa, poi restaurata ed ampliata, fu chiamata Santa Maria Maggiore, una delle più belle basiliche di Roma.
Tradizioni a parte, si legge in Vergano, in “Chiese romaniche nella provincia di Asti”, che la nostra chiesa, la quale fu più volte restaurata nel corso dei secoli, rivela la sua antica origine nell’abside, dove cotto e pietra arenaria si alternano nel solito gioco di colore. Due colonnine dividono l’abside in tre campi, in ognuno dei quali si apre una piccola finestra ad arco, in pietra tufacea. Così era l’abside ancora nel 1960, data di pubblicazione del libro; oggi invece non vi è più traccia di cotto e di arenaria ed è scomparso il tradizionale gioco di colore provocato dal loro alternarsi.
Anche l’abside, infatti, così come da tempo era accaduto alle altre parti dell’edificio, è stata interamente intonacata. Si può tentare di fare dello spirito tanto per consolarsi: qualcuno, in un eccesso di zelo e devozione alla Madonna della Neve, deve aver deciso di far anche l’abside bianca come ... la neve, cancellando con una mano di calce qualsiasi testimonianza del suo passato medievale; il risultato e che non un solo centimetro è stato risparmiato da tanto insulso candore. D’altra parte, gli “accessori” non sono meno incredibili del bianco dell’edificio: ci si riferisce alle bifore smaccatamente recenti, alle maschere a forma di testa di leone, alla banderuola sul campanile, alla fontanella nel prato, e alla scultura, ancora nel prato, raffigurante una Pietà.
La Madonna della Neve sul colle Volpilio, di proprietà privata, valga perlomeno a dimostrare quanto, soprattutto in passato, sia stata aleatoria la tutela di questi monumenti.

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Chiesa Romanica della Madonna della Neve (Villafranca d'Asti)