ede di pieve di un antico villaggio chiamato Lavege, soppresso con l'edificazione della “villanova” di San Damiano d'Asti nel 1275, San Giulio compare per la prima volta nel 974 d.C. in occasione di un contratto stipulato dal vescovo di Asti Rozone che nel suo territorio possedeva ingenti beni fondiari e alla chiesa di Asti è riconfermata dal diploma di Enrico III del 26 gennaio 1041, che confermò al vescovo Pietro ( “honorabilis Episcopi multiplice probitate” ) la “plebem sancti lulii de Lauegie, cum corte et castello, et capella”, con la selva di Bleso e tutte le sue pertinenze; e dalle bolle dei papi Eugenio III, Anastasio IV e Adriano IV nel 1153, 1154, 1156; nel 1181, poi, in seguito a una permuta fra il vescovo e i canonici, passa alle dipendenze del Capitolo della Cattedrale di Asti. In quel periodo il suo distretto si estendeva fino al territorio di Tigliole, dove comprendeva la chiesa di Sant’Eugenio di Tigliole inferiore (ricordata nel 974 d.C., oggi scomparsa), quella di Pratomorone (un tempo Caspenzio) e forse, prima del 1201, quella di San Pietro Cussaneo. Sorgendo in un’area dominata dalla potenza politica dei signori di Gorzano, importanti vassalli vescovili, subì dapprima violenze e distruzioni connesse con lo scontro che li contrappose al Comune di Asti e venne infine soppressa come pieve in seguito al profondo rimpasto territoriale che il comune operò sul finire del XIII secolo, concentrando in San Damiano i dipendenti dei signori: nel 1287 infatti fu prima annessa all'unione delle chiese di San Damiano, cioè di Gorzano, Lavezzole e San Damiano, mentre le sue dipendenze passavano alla pieve di Marcellengo (San Damiano d'Asti) che nel 1345 si estendeva sui “tituli” di Tigliole inferiore Pratomorone e San Remigio di Valmellana, e in seguito, eretta in prebenda direttamente dipendente dal Capitolo della Cattedrale, venne assegnata nel 1294 a un canonico. La dipendenza dal Capitolo fu a lungo duratura: nel Cinquecento spettava infatti al prevosto dei canonici e si presentava (nel 1588) come da poco restaurata; titolo di prevostura ancora conservato nel 1749.
All'inizio dell'Ottocento, venne completamente rifatta dal canonico Carlevaris, vicario generale del vescovo d’Asti Gattinara, che, secondo il De Canis, volle rifarsi al disegno tedesco del Duomo d’Asti, cioè si valse d'ornati ed archi tenenti al gotico, ma guastò piuttosto che ornare l'edificio, dal momento che nulla è proporzionato, è troppo larga nei fianchi, troppo alta e sproporzionata rispetto alla lunghezza.
Oggi, dell'antica pieve di San Giulio non rimane che la torre campanaria, addossata al braccio sinistro del transetto della chiesa attuale.
La torre, che si presenta a pianta quadrata, è priva di basamento ed il primo piano appare abbassato; le quattro lesene angolari e le file di archetti pensili, sormontati da una modanatura “a denti di sega”, che definiscono i cinque piani, chiudono le superfici murarie. Queste, interrotte solo da strette lesene in corrispondenza dell'archetto di centro nel primo piano, e da aperture a feritoia nel secondo (ora murate) e nel terzo, sono come alleggerite nel quarto piano da monofore al centro di ogni campo, e recano le tracce degli archi a conci di arenaria piuttosto grandi. Fino al quarto piano la torre è ancora quella romanica, anche se la struttura muraria e la bicromia irregolari lasciano supporre un intervento restaurativo sulla costruzione originaria. Evidentemente molto più recente risulta invece l'ultimo piano, che ha funzioni di cella campanaria.

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Campanile Romanico di San Giulio (San Damiano d'Asti - frazione San Giulio)