isale al 1209 un atto di vendita che Ottone Del Carretto, “figliuolo di Enrico Guercio marchese di Savona”, fece al Comune di Asti, “in manu Henrici Lazy potestatis Astensis, de omni eo” che possedeva in Roccaverano; in cambio il Del Carretto ne ricevette l'investitura. Pervenuta ai Del Carretto nel 1162, precedentemente Roccaverano era appartenuta al comitato di Acqui e al marchese Aleramo, passata nel 1322 (1326?) al marchesi di Saluzzo, fu ceduta nel 1337 a “Oddone, Giacomo ed altri fratelli Scarampi”.
Situata oggi agli estremi confini meridionali della provincia astigiana, Roccaverano dovette, in passato, interferire ben poco negli affari sia del comitato che della diocesi di Asti. Quest’ultima, infatti, non si estese fino a questa zona che, posta lungo la via per la Liguria, gravitava, probabilmente, intorno ad Acqui.
Inutile descrivere la posizione che fa di Roccaverano uno dei più suggestivi centri e delle Langhe e dell’intera Provincia di Asti: e non soltanto per il paesaggio intorno, ma anche per la grandiosa torre cilindrica, per i ruderi dell’antico castello, per la chiesa parrocchiale bramantesca.
La chiesa romanica di San Giovanni Battista, però, non si trova nel paese di Roccaverano, ma nel piccolo cimitero della frazione Vengore, non molto distante da Roccaverano.
A voler prestare fede alla “Relazione” scritta nel 1779 dal parroco di Roccaverano Pietro Scarampi, la costruzione della chiesa di San Giovanni Battista risalirebbe all’XI secolo ( “dicesi per tradizione fatta del Mille circa” ), secondo quanto attestato dalla presenza di una data incisa sul muro e scomparsa in seguito ai restauri occorsi ( “ciò apparisce da annotazione fatta in detta chiesa sulla calcina che scrostata fu riparata senza rinnovazione di tal millesimo” ).
Però, solo nel 1345 compare il primo esplicito riferimento alla chiesa di San Giovanni Battista, in occasione dell’investitura delle decime concessa dal vescovo d’Acqui Guido a Matteo Scarampi nella quale si afferma che un quarto di tali decime deve essere interamente riservato come in passato alla chiesa di San Giovanni della stessa località e ai suoi ministri e rettori. Il testo dell’investitura del 1345 nel confermarlo ricorda che originalmente tale diritto era stato concesso in feudo dai vescovi di Acqui ai signori di Roccaverano prima del concilio lateranense, cioè prima del 1215, e ciò potrebbe anticipare l’attestazione della chiesa di San Giovanni almeno al principio del XIII secolo, forse in dipendenza, come è stato proposto, dalla pieve di Montechiaro d’Acqui.
L’originaria chiesa romanica, della quale restano intatti i primi due ordini del campanile, subì durante il medioevo trasformazioni che la dotarono degli affreschi e delle forme gotiche che ancor oggi conserva, testimonianza del persistere in questo periodo dell’uso delle sue funzioni parrocchiali; la situazione cambia verso la fine del medioevo, poiché l'abitato intorno alla parrocchia sembra spopolarsi a favore di un nuovo insediamento venuto a formarsi attorno al castello detto nel Duecento di “Rocca Bianca” (dal quale prendeva forse nome la famiglia Bianco della Rocca, condomina di Roccaverano prima dell'acquisto degli Scarampi), situato a oltre un chilometro da San Giovanni. Qui infatti nel 1509 fu edificata la nuova parrocchiale, mentre quella antica finiva per trasformarsi nel corso del secolo, in cappella campestre con funzioni cimiteriali. Così appare infatti nella prima visita apostolica del 1577 in cui si raccomanda che si conservi “ben coperta et ben serrata et se ne celebri spesso per le anime de’ morti che ivi son sepolti”, mentre nella seconda (1585) si osserva che ancora “si celebra spesse volte” e si ordina di rizzare nel cimitero “una croce più alta di quella che v’è di presente”.
Al principio del Seicento la costruzione appare bisognosa di riparazioni (muri, porta maggiore, porte laterali murate) della cui esecuzione il vescovo fa obbligo alla comunità senza tuttavia ottenere sollecito riscontro perché nel 1603 la chiesa si trova ancora “del tutto aperta” e il vescovo rinnova le raccomandazioni. Soltanto nel 1681 (dal 1609 non era più stata visitata) si torna a parlare della “chiesa campestre di San Giovanni Battista parrochia anticha” ed essa appare di nuovo in piena funzione, frequentata da un notevole concorso di popolo, “il giorno della festa e in altri giorni festivi”, e con l'obbligo di celebrazione di dodici messe annue in seguito a un lascito pio. Negli anni seguenti, per l'impulso della devozione mariana dato dal vescovo di Acqui monsignor Gozani, nella chiesa viene costruita una cappella, visitata per la prima volta nel 1714, dedicata alla Madonna Addolorata; in quegli anni “vi abita un romito”, sostituito dal 1770 da un cappellano stabile. La successiva visita del 1728 fa menzione delle diverse pitture antiche che circondano l'altare maggiore e si raccomanda di restaurare le medesime dove vi è bisogno; anche le crociere della volta presentano qualche guasto e devono essere in qualche posto risistemate.
Nell’Ottocento infine la chiesa appare “della capacità di ottocento persone circa e ben riparata” nel 1819, in mediocre stato vent’anni più tardi (1839), quando al verbale della visita viene allegata una pianta che illustra la disposizione del sito: a mezzogiorno dell’edificio sorge la casa del cappellano, a mezzanotte il cimitero.
Oggi, è la torre campanaria che più conserva le tracce del passato romanico di San Giovanni Battista: a pianta quadrata, si erge lateralmente alla chiesa e originariamente sorgeva a fianco dell’abside, ora scomparsa, costituendo un organismo staccato e funzionalmente autonomo. Oggi, invece, risulta legata al corpo attuale della chiesa, costruita, a più riprese, in epoche diverse; essa ha infatti subito vari ampliamenti, sia verso la facciata sia verso l’abside, che è sparita a seguito dell’allungamento dell’aula dell’edificio.
La struttura muraria della torre è costituita da conci di pietra locale ben squadrati nella dimensione di mattoni; sulla superficie di ogni lato sono “disegnate” le larghe lesene angolari e la scansione dei diversi piani è definita da modanature di archetti pensili ricavati in blocchi monolitici. Nei primi due piani, in ogni faccia, la modanatura dei quattro archetti, poggianti su semplici mensoline, è divisa al centro da una colonnina addossata.
La superficie muraria, anche se interrotta soltanto da tali elementi, lievemente sporgenti, non appare certamente massiccia e doveva essere ulteriormente “alleggerita” da bifore che si aprivano al terzo piano, su ogni lato, sormontate dai soliti falsi archi monolitici: se ne scorgono, oggi, le tracce nelle facce poste ad est e a sud. L’ultimo piano è, invece, formato dalla cella campanaria barocca, che, comunque, si inserisce non violentemente nell’edificio più antico.

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Chiesa Romanica di San Giovanni Battista (Roccaverano)