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l paese di Portacomaro, l'antica “Curtis Comarii”, risulta già citata in documenti del X secolo; fu centro economico e amministrativo dell’età feudale, poi conteso a lungo fra il Comune di Asti e i marchesi monferrini.
La chiesa di San Pietro a Portacomaro venne edificata probabilmente verso il termine del secolo XI, come “titulus” nell'ambito della giurisdizione della primitiva parrocchia astigiana. Fu la prima parrocchiale del paese e, nonostante venissero più tardi costruite chiese di mole maggiore, continuò ad esserlo per molto tempo.
Molto scarse appaiono le notizie relative alla chiesa romanica di San Pietro, ricordata per la prima e unica volta nel Registro diocesano di Asti del 1345 (Registrum Ecclesiarum Diocesis Astensis ) come unita alla chiesa di San Martino di Portacomaro e con essa sottoposta alla giurisdizione del monastero benedettino di San Bartolomeo di Azzano d’Asti. In un documento di un secolo prima (la bolla di papa Innocenzo IV del 1247 a conferma dei beni dell'ente) il monastero appariva già in possesso della chiesa di San Martino, mentre non si faceva parola di San Pietro: ignoriamo se ciò fosse dovuto a una semplice dimenticanza del copista o se effettivamente San Pietro sia pervenuta a San Bartolomeo nel corso dei seguenti cento anni.
I possedimenti del monastero di San Bartolomeo di Azzano d’Asti, nel XIII secolo erano molto estesi e presenti nei comuni di Asti, Azzano, Calliano, Portacomaro, Rocchetta Tanaro, Isola d’Asti, Calosso, Agliano, Montegrosso d’Asti, Vigliano d'Asti, Montaldo Scarampi, Mombercelli, Rocca d'Arazzo, Castello di Annone, Masio, Quattordio, Viarigi, Grana, Scurzolengo, Mirabello Monferrato. L’abbazia di San Bartolomeo affidava ad abitanti di questi comuni le proprie terre da coltivare per un lungo numero di anni o addirittura “in eterno” in cambio di una parte consistente del raccolto o di un compenso in denaro. Infatti, in un documento dell’aprile 1318 leggiamo che Nicolao, abate di San Bartolomeo, concede in affitto per nove anni una vigna a Bonino Mutto di Portacomaro. Vengono date precise istruzioni colturali, e fissato il canone annuo in un terzo di uva, vino o qualsiasi altro frutto da essa ricavato.
L’avere nel Trecento il registro comune con San Martino pare denunciare già una certa decadenza, dovuta forse a un accentrarsi dell’abitato intorno all’attuale nucleo di Portacomaro: entrambe le chiese nel 1585 risultano essere al di fuori dell'abitato, dove funziona normalmente la nuova chiesa di San Bartolomeo. Nel 1583 San Pietro è ormai chiesa cimiteriale, si presenta senza pavimento e con una volta sopra l’altare, mentre il portale è sbarrato poiché minaccia rovina; due anni più tardi appare però abbastanza ben tenuta, anche se si officia solamente di tanto in tanto.
Nel 1619 le condizioni della chiesa sono nuovamente peggiorate, infatti si decretò di farla ristrutturare a spese del Papa e di celebrare almeno una volta al mese per i defunti.
Anche la chiesa di San Martino era rovinata. Poiché la diffusa povertà in quel tempo non permetteva di ristrutturare due edifici si decise in seguito di distruggere la chiesa di San Martino e utilizzarne i resti per il restauro di San Pietro. La volta della cappella maggiore, in parte minacciante rovina, venne quindi riparata e nel cimitero si diede disposizione che potessero essere seppelliti solo i familiari dei componenti della confraternita dei Disciplinanti.
Nel 1742 la Chiesa parrocchiale è già l’attuale San Bartolomeo.
Nel 1836 la sua manutenzione risultava spettare al comune di Portacomaro e le condizioni dell’edificio apparivano discrete; sopravviveva ancora la memoria delle sue originarie funzioni parrocchiali. Nel 1910 il cimitero di San Pietro viene definitivamente chiuso e le salme inumate sono traslate nell’attuale cimitero dì San Rocco; la chiesa viene privata delle lapidi murate sulle fiancate e sconsacrata. Con la costruzione di villa Degiani all’inizio del secolo XX, la chiesa si trova inserita nel parco e diviene proprietà privata. Dal 1968 la chiesa di San Pietro è di proprietà di Giglio Binello.
All’inizio del 1999, in occasione del Giubileo dell’anno 2000, lo Stato Italiano ha effettuato uno stanziamento di fondi per il restauro delle chiese romaniche del Piemonte, in particolar modo per quelle che si trovano sulla Via Francigena percorsa nel Medioevo dai pellegrini diretti a Roma.
La collina su cui poggia San Pietro, è stata sbancata tre volte: una prima volta a Sud per tracciare l’attuale Viale Dott. Degiani, poi a Ovest per edificare la villa Degiani, infine ad Est e a Nord per realizzare il campo sportivo e la relativa strada di accesso.
La chiesa romanica di San Pietro a Portacomaro, sottolinea come, nel corso dei secoli, il paesaggio muta, è finita, infatti, segregata nel parco di una villa privata e lo spazio di fronte alla facciata è ora esiguo e declina ripido verso la strada sottostante. La facciata si presenta “a capanna” ed in parte è ancora rivestita con pietra arenaria ben squadrata; gli altri spazi sono ricoperti di mattoni, aggiunti evidentemente in seguito. Due “rosoni” compaiono ai lati della superficie leggermente aggettante sulla quale è “disegnato” il portale, che poggia su di un pesante architrave. Molte sono le parti rifatte, ma dove la costruzione è rimasta integra si notano gli archetti pensili che danno vita ad una semplice cornice. Nel fianco sud a ridosso della seconda lesena a circa 2 metri da terra vi è un’interessante decorazione in cotto e pietra: si tratta di una croce stilizzata molto simile a quella dell’Ordine Templare. Sul significato di questa croce, è stato ipotizzato che servisse come “insegna” per i pellegrini che si spostavano sulla Via Francigena, in direzione Roma o di Santiago de Compostela.
Alla chiesa, manca la consueta abside circolare; comunque, all'interno della chiesa, al centro della parete di fondo, in quello che può essere definito lo spazio absidale, compare, sopra l'altare, un affresco raffigurante un Cristo crocifisso e, ai suoi lati, la Vergine e, presumibilmente, Sant'Andrea. Alla destra altre due figure riproducono San Pietro e, forse, Santa Lucia; e alla sinistra San Giovanni Battista. Un altro affresco lo si scorge sulla parete di destra; qui si intravede un San Sebastiano martirizzato e Sant'Antonio Abate.
Questi affreschi (molto probabilmente quattrocenteschi) paiono di buona fattura, non privi di un certo interesse artistico oltre che storico.
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