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l nome del paese di Montiglio (l'antico Monteglum) deriva, come si legge in Settia (Strade romane e antiche pievi fra Tanaro e Po), da “monticulus”, generica denominazione di un’altura in epoca tardo romana
Nei pressi di “bric Roico” vi furono scoperti un’iscrizione votiva con probabile dedica a Mercurio, il cui culto era diffuso lungo le vie, e un ripostiglio di monete antoniniane. In questo caso, la via di cui si parla è quella, naturalmente romana, da Asti a Industria, nella Valle Versa.
Montiglio appartenne al Comitato di Monferrato; ebbe poi signori propri, ai quali fu tolto dal Barbarossa, che lo diede ai marchesi del Monferrato (1164). Più volte attaccato dagli Astigiani, ne divenne possedimento nel 1305.
La chiesa di San Lorenzo aveva nel Medioevo dignità plebana ed è menzionata per la prima volta in un elenco di pievi vercellesi, risalente al X secolo. Il Bosio, in “Storia della Chiesa d'Asti”, ricorda che sulla pieve di Montiglio i canonici della chiesa di Sant’Evasio di Casale vantavano diritti nel XII secolo.
La sua giurisdizione plebana si estendeva, alla metà del Trecento, sulle chiese di San Pietro d’Albarengo, Sant’Andrea di Montiglio, San Sebastiano “de Cazia” presso Scandeluzza, San Giovanni “de Ocesengo”, Santa Maria “de Patayana”, San Giustino, Santi Filippo e Giacomo “de Cu1gnengo”, San Giorgio “de Cortozeno”, San Bartolomeo di Rinco, Sant’Eusebio di Corteranzo. Nella stessa epoca, nel 1343, vengono ricordati come testimoni a un atto notarile Giovanni “de Mirolio” pievano di Montiglio e Giacomo canonico della medesima pieve. Nel secolo seguente, verso il 1474, San Lorenzo fu staccata dalla diocesi di Vercelli e sottomessa alla nuova diocesi di Casale, allora istituita. Nel 1577 la chiesa appariva ormai cimiteriale e non più idonea alle funzioni parrocchiali, sicché il visitatore apostolico monsignor Ragazzoni ordinò che si costruisse una nuova chiesa, più ampia dell'antica. La nuova parrocchiale non era però ancora terminata nel 1584, al tempo della visita di monsignor Carlo Montiglio, mentre la vecchia pieve risultava parzialmente rovinata. All’inizio del Seicento la chiesa vecchia parrocchiale di San Lorenzo si presentava al vescovo Pascale “tutta in volta in tre navi” e quindi si può dedurre fosse stata soggetta a lavori di ripristino; peraltro aveva un solo altare “mal in ordine e senza pietra sacrata”.
Sarà però alla fine del Settecento che la chiesa subirà gli interventi più gravi.
Nel 1805 la chiesa fu assegnata alla diocesi di Asti, per decreto del cardinal Caprara, delegato apostolico, in esecuzione della bolla pontificia emanata il giorno 1 giugno 1803.
La bella chiesa romanica di San Lorenzo a Montiglio, posta nel cimitero del paese, è davvero notevole: senza dubbio degna di competere con le più belle chiese romaniche della Provincia di Asti, anche se forse meno nota.
Dalla facciata, simile ad un “sipario” che stacca presente e passato ci si trova nella “scena”, all’interno, cioè, della chiesa, in un’atmosfera antica, impenetrabile. La chiesa subì ampi rimaneggiamenti, tanto che, originariamente costruita a tre navate, ora ci appare a una navata sola, fiancheggiata da cappelle a pianta poligonale ricavate collegando i pilastri alla parete perimetrale mediante forti tramezzi in conci. E i muri che, unendo i pilastri al muro perimetrale, danno vita a queste nicchie, finiscono, evidentemente, con il celare anche una faccia degli stessi pilastri e dei capitelli. I capitelli, di scuola francese, sono in stile corinzio, e i temi richiamano l’agreste il pagano e per simbologia, la cristianità. E’ impossibile non soffermarsi a lungo di fronte ad ogni capitello, ed osservarne e scoprirne la varietà delle forme: leoni androfagi, rapaci, teste mostruose, sirene a doppia coda, figurine umane tra intrecci di rami e grappoli d'uva, decorazioni a foglie d'acanto, acquatiche e a conchiglia; ma alcuni capitelli non sono già più leggibili a causa dello sgretolamento della pietra. Cosi come notevoli sono i motivi decorativi che compaiono su alcune lastre sovrastanti le finestre interne: rami ondulati con gruppi di foglie disposte a ventaglio e contrapposte, due draghi affrontati…
Uscendo e girando intorno alla chiesa, si trova il lato sud, tradizionalmente più ricco. La cornice sottotetto, sulla parete della navata centrale, si rifà anch’essa ai motivi vegetali, abbondanti all'interno; più sotto si sviluppa una decorazione ad archetti pensili incrociati; “intrecci” anche intorno alle finestrelle, lievemente strombate.
L’abside centrale, unica rimasta delle tre absidi primitive, venne liberamente rifatta scrive la Fissore in “Romanico nel Monferrato e suoi rapporti con la Saintonge”, durante i restauri del 1788-1796, come risulta da una trascrizione degli originali dell’archivio del castello di Montiglio conservata presso la Soprintendenza ai monumenti di Torino. In essa si nota una cornice a scacchiera, un po’ aggettante, subito sotto il tetto, cui succede, fra due giri sottili di mattoni, un motivo a rombi. E ancora, mensoline dalle forme astratte si alternano ad altre a forma di testa umana, severe, scolpite con decisione nella pietra.
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