na “capella sancti Emiliani ordinis hospitaliorum” è menzionata nel più antico estimo delle chiese vercellesi, risalente al 1298. I registri di decime del 1348 e del 1358 elencano la “domus sancti Emiliani de Villa ordinis hospitalariorum sancti Iohannis Gerosolimitani”, ossia una casa ospitaliera dipendente dall’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Tale casa era da tempo retta da un precettore, come si deduce da un documento del 1302 relativo a un capitolo generale del priorato gerosolimitano di Lombardia, tenutosi ad Asti appunto in quell'anno, a cui intervenne, tra gli altri precettori, anche il prete fra Guglielmo precettore di Sant’Emiliano. Molto più tardi, nel 1564 - 1566, la cappella di Sant’Emiliano con tutti i suoi beni terrieri è di nuovo ricordata, ma non più come precettoria, bensì come semplice “membro” (dipendenza) della commenda gerosolimitana di San Martino di Buttigliera d’Asti, e tale rimase fino al 1799, quando l’Ordine fu soppresso in Piemonte e negli altri stati sabaudi. A quell’epoca Sant’Emiliano possedeva 51,3 giornate di terra nel territorio di Scandeluzza e 27,1 giornate a Villadeati.
A partire dal 1630 la chiesa di Sant'Emiliano venne regolarmente visitata dai commissari dell’Ordine, i quali spesso notavano lo stato di conservazione dell’edificio e le eventuali migliorie o restauri fatti eseguire dai commendatori di Buttigliera. Così nel 1630 i visitatori scrissero che il “membro” di Scandeluzza possiede una piccola chiesa campestre detta “la Madonna de’ Campi”. Dati più interessanti si ricavano dalla visita successiva, avvenuta nel 1649: “La chiesa di santo Emiliano dalla parte dell'epistola si trova con un'apertura dalla terra sino alli coppi, et dalla parte dell'evangelo altra apertura simile che richiedeno necessaria et pronta riparatione. Di più è di necessità rinovargli un travo inchiodatore qual è marzo et agiongergli molti coppi che mancano a ricoprire detta chiesa. Di più detta chiesa dinanzi è del tutto aperta senza muraglia et uscio, che li animali brutti pono entrare di dentro a suo beneplacito”. I restauri di cui necessitava la cappella vennero eseguiti negli anni seguenti, anteriormente però al 1655, allorché i commissari trovarono “una chiesiola chiamata santo Emilliano... assai in buon stato”. Nella visita successiva del 1669 non solo si rilevarono i restauri, ma si notarono anche le sacre suppellettili e altre particolarità della chiesa: “la piccola chiesa campestre chiamata Santo Emiliano... non ha altramente cura d'anime, è però ben custodita da un heremita et si vede esser stata reparata col danaro delle elemosine che hanno fatto alcuni particolari, li quali per luoro divottione di quando in quando vi fanno celebrare la santa Messa. In essa chiesa vi è un sol altare sopra del quale la preda sacrata, un quadro con l'effigie di santo Emiliano, la tavoletta del sacruffitio, due candellieri et croce di lottone. Et insomma la detta chiesiola si trova in stato decente”. Alla fine del secolo, nel 1691, i visitatori trovarono invece “la porta di noce fatta di novo, come pur di novo è fatta la facciata... la cappella per la metà verso l'uscio coperta a coppi e l'altra metà verso l'altare fatta a volto”.
Con un po’ di buona volontà è possibile raggiungere la chiesetta romanica di Sant’Emiliano a Scandeluzza. In origine, come ricorda Vergano in “Chiese romaniche nella provincia di Asti” la chiesa era dedicata a Sant’Magno e appartenne ai Cavalieri di Malta; Vergano cita anche il curioso ultimo e ben preciso paragrafo degli Statuti del luogo, compilati nel XIV secolo, che vietava severamente di tenere “anseres in Scandeluzia sotto Pena di soldi cinque astesi”.
Per raggiungere Sant’Emiliano bisogna proseguire lungo la strada verso Murisengo, quindi svoltare verso la località Sorina, poi seguire le indicazioni per Casa Battia. La chiesa, inclusa nel parco di una villa privata, sorge in un luogo invidiabile: un piccolo bosco in cima ad un colle.
Come quasi sempre avviene, è l’abside la parte più interessante dell’edificio: si presenta divisa, da due colonnine, in tre campi, nei quali si aprono tre finestrelle pluriarcate, a evidente strombatura. Sopra alla consueta successione di archetti pensili corre un nastro in cotto a denti di sega. L’abside è stata restaurata e rafforzata con alcuni rassicuranti sostegni in cemento, posti ai suoi piedi, che dovrebbero scongiurare il pericolo di smottamento.

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Chiesa Romanica di Sant'Emiliano (Montiglio frazione Scandeluzza)