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'unica notizia medievale relativa alla chiesa dei Santi Vittore e Corona si trova nel registro diocesano del 1345 in cui San Vittore appare dipendere dalla pieve di Grana insieme con altre tre chiese ugualmente site nel luogo di Montemagno (San Martino, San Cipriano, San Quirico) e con una non meglio precisata cappella, forse all'interno del castello, probabilmente dedicata a Santa Maria, secondo un documento del 1269; meno ricca di San Martino che denuncia un reddito di 12 lire, San Vittore, come San Cipriano, ha a registro 9 lire, mentre la cappella di Santa Maria 5 e San Quirico 4. Nel 1474 con la creazione della diocesi di Casale, Montemagno, come Calliano, fu staccato dalla pieve di Grana e sottomesso alla nuova sede diocesana. Dal vescovo di Casale fu visitata per la prima volta nel 1568: in tale data appariva ormai unita alla chiesa di San Cipriano, aveva il titolo di parrocchiale, come San Martino, e si presentava in cattivo stato, nonostante fosse coperta dal tetto, senza pavimento e senza porte; anche il campanile che le sorgeva accanto era privo di campana. All'interno conservava un altare di pietra e alcun affreschi; ormai non si celebrava più e accanto ad essa sorgeva il cimitero. Dopo il suo abbandono come parrocchiale venne eretto a ricordo un altare dedicato a San Vittore nella nuova parrocchia di Santa Maria, già presente nel 1584. Nel corso del Seicento decadde fino a ridursi quasi ad un rudere (“senza nessuna forma di chiesa”, si afferma nel 1707), ma venne radicalmente restaurata all'inizio del Settecento e fu nuovamente benedetta dal vescovo di Casale il 13 novembre 1707. In occasione della misura generale del territorio, effettuata nel 1769 per la redazione del nuovo catasto di Montemagno, venne censita e raffigurata in forma di piccola chiesa con annesso campanile: la sua decadenza ulteriore va dunque attribuita al periodo successivo, quando, ormai nell’Ottocento, non è neppur più annoverata fra le chiese di Montemagno.
Della chiesa romanica dei SS. Vittore e Corona, la cui Costruzione risale alla fine del XI secolo, non rimane altro, oltre al campanile, che l'abside aperta e vuota. I suoi ruderi sorgono non distanti dal cimitero di Montemagno.
La dedica ai SS. Vittore e Corona denota poi un'influenza dell'omonimo convento di Grazzano, ma anche la devozione dei marchesi del Monferrato per i santi predetti, il cui culto, ricorda Vergano, fu abbastanza comune nelle terre poste alle loro dipendenze.
Il motivo per cui queste rovine danno, curiosamente, un'impressione di solidità, probabilmente, è da ricercarsi nei larghi strati di conci ben squadrati con cui l'abside è costruita e in quel solido basamento che ne regge la struttura. Per il resto, essa propone temi consueti: è divisa in tre zone da due lesene, ma solo in due si aprono le finestrelle, completamente prive di ornamenti; in alto corre la tradizionale teoria di archetti pensili.
Su di essa grava il campanile, sia pure ancora sorretto da una robusta colonna, costruita parte in frammenti di cotto parte in pietra. Si ritrova qui il motivo; presente a Grazzano, delle quattro lesene angolari. Due archi convergono verso la colonna di sostegno; più sopra, nei due piani, si notano le cornici formate da quattro archetti pensili; infine, le bifore della cella campanaria presentano, al centro, una colonnina con un capitello semplice.
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