a chiesa romanica di San Secondo di Cortazzone, che sorge sulla collinetta di Mongiglietto (dal latino "Mons Iovis" monte di Giove) non molto distante dal centro abitato di Cortazzone, è citata per la prima volta in un diploma del 1041 con cui Enrico III conferma al vescovo Pietro 19 pievi.
Molto scarse appaiono le notizie sulla famosa chiesa romanica di San Secondo di Cortazzone, ancora parrocchiale nel Cinquecento, nonostante la distanza dall'abitato sviluppatosi già nel Trecento attorno al castello di Cortazzone, politicamente dipendente dal vescovo di Pavia fin dal XII secolo. Data la presenza patrimoniale nel territorio (fino al 1223) del priorato benedettino di San Secondo della Torre Rossa di Asti, soggetto all'abbazia di Fruttuaria, non è mancato chi ha proposto una dipendenza originaria da esso (per altro non documentata) anche della chiesa di Cortazzone. Dal punto di vista ecclesiastico, tuttavia, all'epoca in cui compare documentata, San Secondo dipende dal vescovo di Asti: nel 1300 infatti il vicario del vescovo Guido, su richiesta dei signori di Cortazzone, Francesco di Montiglio e Baldracco Pelletta, che ne detenevano il patronato, conferiva “rectoriam et administrationem” di tale chiesa a un sacerdote da loro presentato; mezzo secolo più tardi, nel 1345, la chiesa di Cortazzone fa parte del distretto della pieve di Montechiaro d'Asti, una pieve dipendente direttamente dal Capitolo della Cattedrale di Asti. Da un successivo documento (1390), ora scomparso, ma attendibilmente riportato dal De Canis, siamo informati dell'esistenza in quell'epoca degli affreschi ancora oggi visibili nel catino absidale, poiché in occasione di una pacificazione stipulata nella chiesa il notaio che stende l'atto fa esplicito riferimento ai “santi Secondo e Brunone concittadini chiamati a testimoni e considerati presenti in quanto appaiono dipinti sulla parete”. Il vescovo rappresentato in tale affresco, individuato nel Trecento come l'Astigiano San Brunone, vescovo di Segni, è stato invece interpretato più recentemente come San Siro protettore della diocesi di Pavia. La sua presenza, unitamente alla dipendenza politica del feudo di Cortazzone dalla mensa episcopale pavese, ha fatto pensare alla possibilità di una originaria, in ogni caso più antica, appartenenza anche della chiesa di San Secondo alla medesima diocesi, in maniera analoga alla chiesa di Tigliole.
La decadenza di San Secondo probabilmente fece seguito allo sviluppo del villaggio attorno al castello, dove la chiesa ivi costruita assunse però il titolo parrocchiale soltanto nel 1660.
Nel 1585 si celebrava la messa soltanto una volta all'anno, tuttavia le condizioni erano ancora abbastanza buone e l'affresco ben conservato, nonostante le pareti intonacate e l'uso funerario a cui era adibita. Da una visita, avvenuta nel 1688, sappiamo che la chiesa era stata recentemente dotata di una campana per richiamare i fedeli. Nel 1805, San Secondo, con la parrocchia di Cortazzone, viene assegnata alla diocesi di Asti, sotto il vicariato di Bagnasco.
Nel 1813 la visitò e la descrisse dal punto di vista architettonico l'erudito G. Secondo De Canis rilevando il rifacimento moderno della facciata. Nel 1839 si presentava nel complesso in cattivo stato; l'abbandono di ogni manutenzione sembrava provocato dal passaggio dei numerosi beni fondiari, in precedenza posseduti dalla chiesa, alla Compagnia del Corpo di Cristo che se ne disinteressava; in occasione della visita il vescovo intimava dunque a chi di dovere di provvedere alle riparazioni e ordinava ai rettori di sottoporre ogni anno la contabilità al parroco di Cortazzone.
La chiesa di San Secondo di Cortazzone, monumento nazionale, è un autentico gioiello dell’arte romanica in Piemonte, ed è uno dei più begli esempi di romanico religioso presenti nella Provincia di Asti. Come molte altre, anche la chiesa di San Secondo sorge su di un colle, vicina ad un piccolo nucleo abitativo, ma ad una discreta distanza dal paese, e con la sua forma solida e compatta domina l'ampia vallata sottostante.
L’edificio di San Secondo, probabilmente risalente all'ultimo trentennio dell’XI secolo, è a pianta basilicale a tre navate, terminanti ognuna con un’abside semicircolare, ed è costruito con materiali di origine locale. La muratura è prevalentemente in blocchi di pietra faccia a vista, con l’inserimento di file di mattoni. Ha misure esterne di metri 19,50 di lunghezza e metri 8,60 di larghezza; l’altezza al sommo del tetto è di metri 8,25. L’interno ha la lunghezza di metri 18 e larghezza di metri 7,25.
La facciata in muratura costituita in gran parte in blocchi di pietra, s’innalza poi nella parte centrale con una muratura di mattoni, alla sommità della quale vi è un campaniletto a vela, costruito nel XVII secolo e dotato di campana per richiamare i fedeli.
L’ingresso si presenta con doppio arco di pietra, delimitato superiormente da una cornice orizzontale di conchiglie, che indicherebbe San Secondo come chiesa sulla via dei grandi pellegrinaggi.
Il portone in noce, della metà dell’800, è stato restaurato nel 1992. Agili semicolonne dividono le parti laterali della facciata e proseguono, alternate a semipilastrini, per tutto il perimetro, dividendo l’edificio in campiture di diversa ampiezza. Sui capitelli s’impostano gli archetti che fanno da coronamento alla muratura. Sotto alcuni archetti, ai lati della cornice di conchiglie e al centro dell’arco in pietra, si ammirano le prime sculture zoomorfe ed antropomorfe. La finestra con grata è stata aperta in epoca non databile.
Il lato nord è piuttosto disadorno, se si escludono gli archetti pensili del coronamento.
Nella parte sopraelevata della navata centrale vi sono tre monofore, due sono chiuse dall’interno, con scarsi elementi decorativi.
La zona absidale si presenta ricca di elementi geometrici nel coronamento, soprattutto quello dell’abside centrale e dell’absidiola sud, con le alte fasce decorative, le sculture a foglie dei capitelli sulle semicolonnine e sulle lesene rettangolari, la varietà delle mensoline su cui poggiano gli archetti pensili.
Vi sono interessanti sculture anche nell’intradosso degli archetti. Fra queste una figura umana nell’atto di aggrapparsi ad uno di essi. Le absidi laterali hanno ognuna una monofora mentre quella centrale ne ha tre; quella rivolta a est conserva parte della grata di chiusura originale in cotto. Nella parte inferiore tutte e tre le absidi hanno una fascia a “denti di lupo” in cotto, che prosegue per un tratto nella muratura della parete sud.
Il lato sud della chiesa merita particolare attenzione, per la ricchezza della decorazione scultorea, soprattutto nella parte alta della navata centrale con l’alta fascia a intrecci, fregi, fogliami e viticci ora interrotta ora ripresa; e poi figure, capitelli scolpiti, cordonature che coronano le tre belle monofore.
Nella parte bassa il coronamento a “damier”, ancora capitelli e archetti scolpiti a fogliami, una croce, testine umane, animali e la bella aquila in cornice quadrata sopra un pilastrino, e altro ancora in una inesauribile fantasia.
A metà della fiancata, una porta dalla quale si accede all’interno, coeva del portone della facciata, anch’essa in noce, restaurata nel 1992. Sovrastano la porta una lunetta ed un arco, a sua volta incorniciato da laterizi a “dente di sega”. Due monofore ed un oculo, danno luce alla parte bassa dell’edificio. Nella terza campitura della parte alta, sopra gli archetti, una singolare scultura che, secondo lo studio di Piero Leonardi (1984), nella sua primitività intende riferirsi ad una scena di accoppiamento, cosa non comune nell’ornamento di una chiesa, e troverebbe spiegazione in tradizioni preistoriche locali. Alcuni interpretano l’incisione e altri segni di fertilità come i seni, propiziatori per la nascita dei figli e per l’abbondanza del latte per nutrirli, o come ex voto in caso di parto difficile.
L'austero interno a tre navate è diviso in cinque campate da colonne e pilastri alternati, con capitelli scolpiti, su cui si impostano gli archi.
Le volte a vela, “in vece delli rovinati solai, con archi distribuiti secondo le arcate vecchie”, il pavimento in piastrelle di cotto, rialzato nel presbiterio da tre gradini, le modifiche all’altare in muratura con gli archetti laterali, sono della metà del XIX secolo, come risulta dalla “perizia di calcolo, per l’urgente riparazione da farsi attorno all’antichissimo edifizio della Chiesa di San Secondo sita sulle fini di Cortazzone”. Perizia fatta dal Capo Mastro Muratore Giovanni Gobbi di “Cortazone”, il 14 luglio 1843, cui seguì una Relazione sull’esecuzione dei lavori, del Perito Giovanni Santanera di Villafranca, del 24 febbraio 1853 (arch. parrocchiale).
Le tre absidi hanno volte a semicatino. In quella centrale, sottolineata da una cornice a “damier”, vi è un affresco del XIV secolo.
Per la datazione dell’affresco fa testo un documento riportato dall’avvocato C.S. De Canis (Corografia Astigiana Manoscritti). Si tratta di un atto di pacificazione stipulato nel 1390 dal Notaio Cocco di Carmagnola, nella Chiesa di San Secondo, in cui si fa esplicito riferimento ai “Santi Secondo e Brunone, concittadini chiamati a testimoni e considerati presenti in quanto appaiono dipinti sulla parete”. Mentre per San Secondo, alla sinistra del Salvatore, non vi furono mai dubbi, per il santo in abiti cardinalizi, ritratto con leoncino ai piedi sono state date varie interpretazioni nei secoli. Nel Medioevo fu identificato come l’Astigiano San Brunone, nel 1877 venne identificato dal Mella come San Siro, mentre in realtà sembra essere San Girolamo, dottore della Chiesa.
L’affresco è stato oggetto di attento restauro, terminato nel 1992, che ha riportato alla luce i trecenteschi colori. Ha permesso inoltre una più esatta lettura della scritta in alto che recita: “Hoc opus fecit fieri Iacobus de Fanco”.
Ciò che attira maggiormente l'attenzione del visitatore, per la particolare decorazione scultorea, sono i capitelli sulle colonne e sui pilastri, che meritano di essere esaminati uno ad uno, anche se la simbologia dei soggetti non è di facile interpretazione. I simboli (animali fantastici e figure antropomorfe) potevano essere allusivi a vizi e virtù e volevano indurre il pellegrino a disporsi interiormente. Di questo bestiario fanno parte sirene, tritoni, cavalli, pesci, uccelli, un lupo che si morde la coda, una lepre, e poi figure umane, teste e busti di oranti.
Esempi:

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Chiesa Romanica di San Secondo (Cortazzone)