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a piccola chiesa romanica di Corsione intitolata alla Madonna dell’Aniceto (la definizione migliore è cappella campestre) sorge su una collina poco lontana dall'abitato di Corsione, nei pressi della Valle Versa. Le fonti documentarie attestano che in origine fu la chiesa parrocchiale, poi abbandonata quando la popolazione si trasferì in un'epoca che non possiamo definire con precisione sulla vicina collina dove ora sorge il paese di Corsione. La definizione “Aniceto o Noceto” (esistono comunque parecchie altre varianti, quali Nosetto, Valnicetto, Nozzetto, Nocetto e Noceto) pare essere un fitotoponimo, legato ad un’eventuale piantagione di noci nelle vicinanze; fino a meta degli anni ‘70 l'edificio era utilizzato per alcune funzioni ed era riccamente adornato di exvoto che le frequenti visite di ladri hanno del tutto fatto scomparire, come del resto l'intero contenuto e gli arredi della costruzione; attualmente questo edificio non è più adibito a pratiche religiose e cultuali.
La ricostruzione della storia di questo edificio è possibile almeno in parte grazie soprattutto alle indicazioni riportate nelle Relazioni Pastorali e da alcune bolle papali. In effetti in una bolla pontificia del 20 dicembre 1156 è attestata l'esistenza di un “castrum cum capella”: a Corsione esisteva un “castrum maius” una costruzione difensiva di maggiori proporzioni che avrebbe soppiantato il “castrum minus”, costruito presso un edificio di culto, dove si trovava la sede originaria del paese. È verosimile quindi che si faccia menzione all'edificio primitivo da cui deriva l'attuale chiesa (analoga definizione si trova anche in un altro documento pontificio del 10 giugno 1266). La prima attestazione sicura dell'esistenza di una chiesa intitolata a Santa Maria “de Niceto” è data da un atto battesimale del 12 novembre 1564: l'edificio viene definito “eclesia sancte Marie de Niceto”, dimostrazione sia dell'uso ordinario dell'edificio sia della sua importanza. Nella relazione del 28 maggio 1569 in occasione della visita del vescovo Della Rovere si legge: “Visitavir parochialem Sancte Marie Virginis de Niceto” ed ordinò di riparare sia l'altare maggiore, sia la lastra marmorea ornata da un'immagine della Madonna: è interessante notare come la chiesa avesse il titolo di parrocchiale, denominazione che non le viene più attribuita a partire dagli ultimi venti anni del secolo, quando evidentemente assunse un ruolo primario la chiesa di San Cristoforo, come si riesce a dedurre anche dal “Liber Statutorum Communitatis Corsioni”, della fine del XVI secolo, in cui è presente una disposizione relativa all'olio della lampada “in ecclesia Sancti Cristophori protectoris Corsioni”, chiesa ormai indicata come unica patronale (alla chiesa di San Cristoforo, senza tuttavia precisare se fosse già la patronale o meno, si ha cenno già in un atto del 2 aprile 1266, in cui viene menzionato il “presbiter Iacobus rector et minister ecclesie sancti Cristofori de Corseono”). In effetti la prima conseguenza fu che le condizioni della chiesetta, da ora in poi definita “campestris”, cominciarono gradatamente a peggiorare, finché alla metà del XVIII secolo si addivenne alla sua ricostruzione. Già a partire infatti dal 1663, come si ricava dalla Relazione della visita pastorale di quell'anno, si legge che questa chiesa “nihilum habet parochialie antique”, pur riconoscendone uno stato di conservazione “abbastanza decente”. Cominciano comunque a scarseggiare gli arredi sacri, malgrado essa sia utilizzata per le celebrazioni “di tanto in tanto, soprattutto durante l'estate e nel giorno dei morti”; possiede un cimitero intorno alla costruzione, che il vescovo ordina di cingere con uno steccato. Una curiosità: questa relazione pastorale attesta la presenza di un eremita, prendendosi cura, con il permesso ufficiale della chiesa, presenza di cui si accenna soltanto più nella Relazione del 1669, senza peraltro maggiore dettaglio di particolari. In questo documento è ribadita l'esigenza di provvedere ad una nuova statua della Madonna, a candelabri e ad un altare, la cui mancanza era già stata rimarcata alcuni anni prima; inoltre il Vescovo ordina di procurare una nuova campana, essendo l'originaria rotta. Tra il 1669 ed il 1695, data della successiva visita pastorale a noi nota, le condizioni dell'edificio peggiorarono al punto tale che in questa Relazione si legge semplicemente che “un tempo era la parrocchiale, mentre ora manca di ogni cosa e da ogni parte minaccia rovina”. Nel 1730, data della successiva Relazione (24 maggio), la situazione appare del tutto diversa, segno evidente che nel frattempo erano stati realizzati i lavori di restauro o, più probabilmente, di totale ricostruzione dell'edificio, per cui “in tutto - si legge - si trova in buone condizioni e nel giorno della Natività della Vergine e della Visitazione si celebra in essa la funzione”. I lavori dovettero avvenire nella prima parte del secolo, stando a quanto si ricava dai dati contenuti nel documento del 1749, in cui a proposito dell'intervento conservativo o ricostruttivo viene utilizzata l'espressione “communitas paucie abhinc annis huivs capelle restaurationem assumpsit” e poco dopo si dice che l'edificio originario ebbe una vera e propria opera di ricostruzione (de facto readificatur). Dopo questa data non ci sono più notazioni rilevanti sulla storia della chiesa: nelle Relazioni pastorali successive è ribadita la buona condizione dell'edificio; a proposito dei lavori attuati sull'edificio nella Relazione della Visita Pastorale del 1765 si legge: “a communitate huius loci a pluribus annis readificata”, segno di un'autentica opera non solo di ristrutturazione. Nel 1796, secondo l'attestazione della lapide attualmente posta sull'ingresso della chiesa, fu ricostruito l'altare (“comunitas readiuicavit ibi altare”). Dalla metà degli anni ‘70 la chiesa è caduta in un totale stato di abbandono e trascuranza, con gravi conseguenze nella sua struttura muraria e negli arredi, sottratti da frequenti visite di ladri. Negli ultimi anni, grazie all'impegno del titolare dell'azienda vinicola prossima a questa costruzione, a cui dalla Curia Vescovile è stata affidata la chiesa, il suo stato di conservazione è andato migliorando e l'edificio, prima completamente avvolto dalla boscaglia, è ora facilmente e chiaramente visibile.
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