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ul finire del XIII secolo, l’ “ecclesia de Razé” e quella “de Cornalee” insieme alle chiese “Sancti Eusebii de Castronovo”, di Zucca e di Garivertino, risultano dipendenti dalla pieve di Santa Maria di Pino d'Asti ed appartengono alla diocesi di Vercelli. Nel 1348 la chiesa “de Cornareto” è unita a quella di San Michele “de Puliano”, mentre quella “de Razeto” lo è, fino al 1440, a San Giovanni di Primeglio. Le due chiese compaiono citate, nel 1355, in un documento dell'Archivio Vaticano, contenente la descrizione dell'organizzazione ecclesiastica del Monferrato nel XIV secolo.
L’ “ecclesia de Cornalee”, (attestata fin dal X secolo), compare la prima volta nel 1298, nell'estimo delle chiese della diocesi di Vercelli. Alla metà del Trecento, negli anni 1348 e 1358, Santa Maria “de Cornareto” risulta unita alle vicine chiese di San Michele e di San Tommaso di Pogliano (Moncucco Torinese). A quell'epoca le tre cappelle erano rette dal prete Guglielmo. Negli ultimi decenni del secolo (1381, 1383) Santa Maria e San Michele erano nuovamente officiate ciascuna da un chierico proprio. Circa due secoli dopo, nel 1570, la cappella di Santa Maria appariva parzialmente scoperta, così come la non lontana chiesa di Sant’Andrea, parrocchiale di Castelnuovo, sicché il delegato del vescovo di Vercelli ordinò al prevosto di Sant’Andrea che le facesse entrambe coprire. Altri dati interessanti circa la struttura e la conservazione dell'edificio si ricavano dai verbali delle visite pastorali del 1573, 1574 e 1597. Nel 1573 fu notato l'altar maggiore della cappella posto sotto una volta bassissima con un'antica statua lignea alquanto indecente.
L'anno seguente il vescovo “visitò la chiesa campestre di Santa Maria di Cornarè, unita alla prevostura di Sant’Andrea, distante dal castello di Castelnuovo un miglio, larga sei passi, lunga otto. Ha un solo altare di adeguata altezza e lunghezza però piuttosto stretto, non consacrato, senza pietra sacra, sotto una volta di pietre piena di crepe che minaccia di rovinare se non si riparerà. Di là dall'altare vi è la parete contenente una statua lignea alta due palmi, raffigurante la Vergine Maria con Gesù Bambino in braccio, dipinta, indorata e coperta con un velo, dotata di una certa eleganza. La volta è divisa da un cancello di legno e da una porta senza chiave. Il resto della chiesa è coperto da un tetto, semplice e antico. Due porte aperte, una a mezzogiorno, piccola, l'altra a occidente, più grande. Intorno all'altare vi sono tre finestrelle e un'altra al corno dell'epistola, pure aperte. Sopra l'altare vi sono un vecchio lampadario e un candelabro di ferro... Il pavimento è diseguale e sporco. La chiesa è frequentata e in modo particolare durante il periodo quaresimale. La predella è fatta di mattoni”.
Alla fine del secolo (1597) le condizioni dell'edificio non erano gran che migliorate. La chiesa appariva all'interno abbastanza rozza, senza volta né pavimento, con l'altare privo di croce, candelieri e di tutte le altre cose necessarie per la celebrazione delle messe, quantunque in essa si celebrasse di quando in quando.
Oggi, la chiesa romanica di Santa Maria di Cornareto, che sorge, nel territorio di Castelnuovo Don Bosco, sul colle omonimo e, si trova completamente isolati fra le vigne ed è raggiungibile soltanto attraverso un sentiero. Il suo isolamento non lascia certo immaginare che probabilmente Cornareto fosse un centro abitato di una qualche consistenza, la cui decadenza sarebbe da far risalire dal XV secolo in poi.
L'edificio, tra l'altro, è insolitamente orientato secondo un asse nord - nord ovest, la pavimentazione, in cotto “a lisca di pesce”, che chiude una cripta non visibile. L'abside, è l'unica parte romanica rimastaci; il corpo della chiesa fu infatti riedificato all'inizio del XVIII secolo, data a cui va fatta risalire anche la costruzione della torre campanaria, crollata all’incirca trent'anni fa. Il corpo della chiesa non si inseriva nella struttura muraria a sacco dell'abside, ma si appoggiava al suo arco, probabilmente formato da conci lapidei. L'abside, rivestita di grossi blocchi di arenaria, è divisa all'esterno in tre campi da lesene, in ciascuno dei quali si apre la consueta finestrella.
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