l paese di Castelnuovo Don Bosco appartenne al Comitato di Torino, e fu possesso (X secolo) dei marchesi d'Ivrea. Passato ai Monferrato nel 1164 (diploma di Federico Barbarossa), nel 1193 venne diviso e dato in feudo parte ai conti di Biandrate parte ai signori di Rivalba. Nel 1290, riunificato, appartenne ad Asti.
La parrocchia fu assegnata nel 1805 alla diocesi di Asti. Nel 1299 apparteneva alla diocesi di Vercelli, poi a quella di Torino.
L’ “ecclesia sancti Eusebii” è menzionata per la prima volta in un documento inedito del 31 ottobre 1280, concernente la divisione dei beni del fu Giacomo signore di Castelnuovo. La chiesa, dipendente dalla pieve di Santa Maria di Pino d'Asti, viene poi ricordata negli anni 1298, 1348, 1358, 1440, negli elenchi delle chiese della diocesi di Vercelli, e in altri documenti del 1348 e 1359. Nel 1348 i conti Radicati di Cocconato, dal 1296 patroni e avvocati della pieve di Pino e delle chiese dipendenti, nominarono rettore di Sant'Eusebio, vacante per la morte del prete Antonio Buxeti, Giacomino figlio di Giovanni Conti.
Nel 1574 il vescovo di Vercelli, in occasione della visita pastorale, ne diede una descrizione abbastanza precisa e particolareggiata: “Visitò la chiesa di Sant’Eusebio posta a duecento passi dal paese, un tempo parrocchiale ora campestre, dipendente dalla prevostura di Sant’Andrea, nel cui cimitero talvolta si seppelliscono i cadaveri. È larga otto passi, lunga venti, ha un’unica navata. Ha un solo altare di insufficiente grandezza con la pietra sacra, a quanto sembra, senza predella e senza ornamenti, sotto una volta di mattoni non dipinta e antica. Vi sono tre finestrelle aperte e due porte ai lati, in parte chiuse da pietre malamente connesse e in parte aperte. Un'altra porta più grande di fronte all'altare, a occidente, viene chiusa con un chiavistello. Il resto del tetto è semplice e lascia passare la pioggia. Il pavimento disuguale e sordido è da rifarsi insieme con le pareti e la volta. Il cimitero è aperto. Dentro la chiesa si sono trovati alcuni strumenti per fare le funi”. La chiesa di Sant’Eusebio aveva da tempo ceduto le sue funzioni parrocchiali alla vicina chiesa, poi prevostura, di Sant’Andrea, costruita in cima al colle di Castelnuovo dentro il recinto del castello, e già attestata nel 1387, allorché viene ricordato come testimone “domino presbitero Bertholomeo Genibro rectore ecclesie sancti Andree de Castronovo”. Alla fine del Cinquecento, e particolarmente nel 1597, la nuova parrocchiale viene comunemente designata come “praepositura SS. Andreae et Eusebii”. In quel medesimo anno la vecchia parrocchiale appariva ancora in cattive condizioni, come si rileva dai verbali della visita pastorale: “Visitò l'antica chiesa parrocchiale intitolata a Sant’Eusebio posta nel medesimo luogo, ma ora priva di tutto il necessario per la celebrazione delle messe ed è anche in parecchi punti scoperta sicché vi piove dentro. Non ha la volta né il pavimento. La predella è indecente e l'altare spoglio, l'ancona è vecchia, piccola e indecente, quantunque in essa si celebri ma occorre provvedervi. Si vedono due piccole finestre oblunghe, una nella parte posteriore e l'altra al corno dell'epistola, che vanno chiuse se si intende celebrare. Inoltre davanti al detto altare bisogna costruire un cancello di legno. Non vi è campanile né sacrestia”.
La chiesa romanica di Sant’Eusebio sorge all'estremità nord-orientale del paese, a breve distanza dall'incrocio fra le strade per Albugnano e Moncucco Torinese. Si può tralasciare la facciata, che denuncia un evidente intervento settecentesco, per andare, invece, alla ricerca della parte romanica dell'edificio, costituita dall'abside.
Questa, però, a causa dello smottamento della vicina collina, dovuto probabilmente ad un fenomeno alluvionale, risulta sprofondata nel terreno, fino all'altezza dell'imposta della finestrella che ancora si apre al centro di essa. Ciò ha poi dato luogo ad un'opera di sopraelevazione, per cui la struttura originaria ha finito per diventare il basamento delle successive costruzioni.
Dunque, dell'abside sono tuttora visibili le tre finestrelle, oltre a quella citata ve ne sono altre due, sia pure murate, e due esili colonnine che la dividono nei tre campi; tra di essi, però soltanto per un breve tratto, corrono gli archetti pensili. Interessante è, soprattutto, la finestrella centrale che presenta, nella parte superiore, una cornice decorata da scanalature parallele, contrapposte in modo tale da formare un unico motivo a spina di pesce. Per il resto, ha un'apertura ad arco fortemente strombata, con il falso arco scavato, a semicerchi concentrici, in un unico concio rettangolare impostato su piedritti.

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Chiesa Romanica di Sant'Eusebio (Castelnuovo Don Bosco)