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l paese di Castell’Alfero, dapprima appartenente ai marchesi di Monferrato, divenne feudo dei signori di Castagnole, i quali nel 1189 si sottomisero ad Asti. Nel 1290 il paese fu quasi distrutto nel corso di violenti scontri con i Monferrato che tentarono di riconquistarlo. Ricostruito, vide nel 1333 riconosciuti ai propri abitanti gli stessi diritti e privilegi dei cittadini astigiani. Valentina Visconti lo portò come bene dotale agli Orleans. Infine nel 1575 divenne possedimento dei Savoia.
Al centro di un territorio soggetto a complesse vicende connesse col popolamento di Castell'Alfero, la chiesa romanica di Santa Maria (oggi della Neve) sorgeva un tempo nel territorio di Viale o Viallo, luogo scomparso nel corso del XIII secolo in cui fin dal 1156 venivano confermati da papa Adriano IV (e da Alessandro III nel 1169) ai canonici della cattedrale “tre mansi con chiese e loro pertinenze”, cioè, presumibilmente, la stessa Santa Maria e San Dalmazzo, che ora non esiste più ma che si può identificare con l'attuale cascina Bologna. Difficile determinare se e a quale pieve appartenessero in origine queste chiese e la vicina chiesa (ora scomparsa) di San Pietro di Cassano, controllata dal Capitolo nel 1270: probabilmente appartenevano alla pieve di Cossombrato, un tempo Coacio, come, fino al 1286, anno in cui pervenne ai canonici per permuta, da essa dipendeva la chiesa di San Pietro di Lissano; i villaggi di Viale, Cassano, Lissano, ricordati nel diploma del Barbarossa del 1159, contribuirono infatti sul finire del XII secolo alla prima edificazione di Castell'Alfero. Nel secolo successivo nasce ai piedi di Castell'Alfero un nuovo, effimero borgo, San Pietro di Valle Versa o Guadarabio, che però non dura a lungo, poiché, per cause belliche, verso il 1290 i suoi abitanti ritornano sul colle di Lissano-Castell'Alfero. Nel 1288, tuttavia, si parla ancora dell’ “ecclesia de Viallo”, come già era stata ricordata nel 1232, ma nel 1345 compare per la prima volta fra le chiese del Capitolo una Santa Maria “de Guidorabio”, citata con lo stesso titolo in una conferma fatta nel 1381 dal vescovo d'Asti Francesco dei Piacentini, benché nel catasto di Castell'Alfero del 1348 continui ad essere presente “ Santa Maria de Viallo” che funge da importante riferimento stradale nell'elenco delle strade di Castell'Alfero del 1398. Nonostante la discrepanza fra l'uso locale e quello centrale, non sussistono ragionevoli dubbi per non pensare che le due denominazioni indichino la medesima chiesa, tanto più che dopo il Trecento il nome Guadarabio scompare e dal 1583 al 1749 Santa Maria “de Viallo” ricompare nei documenti canonicali come prebenda del Capitolo. Scaduta certo d'importanza col venir meno dei due villaggi di Viale e di Guadarabio (nel 1494 nella chiesa abitava un eremita), nel Cinquecento conservava ancora il suo cimitero, in cui venivano talvolta sepolti i defunti delle cascine limitrofe, alquanto distanti dal centro di Castell'Alfero.
Nel 1744, nonostante la dipendenza dal Capitolo, presentava un certo stato di abbandono, specie per quanto riguardava il tetto e le finestre e il visitatore ne ordinava la riparazione e l'erezione di una croce di ferro sulla sommità. A quell'epoca nell'edificio attiguo abitava ancora un eremita. Durante la visita del 1836 appariva riparata e convenientemente provvista dell'occorrente.
La parrocchia di Castell'Alfero fu assegnata alla diocesi di Asti nel 1805.
La chiesa romanica della Madonna della Neve, è ubicata nei pressi del paese di Castell’Alfero, ed è posta in un luogo particolarmente grazioso.
Questa chiesa possiede delle decorazioni sicuramente degne di nota.
Elegante è l'alternarsi di cotto ed arenaria, che forma, nei tre campi in cui l'abside è divisa, un disegno “a scacchiera” (raro nei nostri edifici). Rotonda e agile è la torre campanaria (unica nella zona), che cerchi di pietra arenaria fasciano ad intervalli crescenti verso l'alto. Da osservare vi è anche la bella serie di archetti pensili poggiati su mensoline di forma diversa e, più sopra, un nastro in cotto a denti di sega.
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