l paese di Calliano, il cui nome viene fatto derivare dal Settia da “Callius”, sorse come “fundus” in epoca romana ai lati della strada che da Asti conduceva a “Rigomagus” (Trino Vercellese). Il Settia fa notare, in “Strade romane e antiche pievi fra Tanaro e Po”, che, pur non trovandosi sul tracciato principale della strada, Calliano doveva tuttavia, fin dall’antichità, essere toccato da un diverticolo che, seguendo la valle del rio Grana, raggiungeva la “plebs sancte Dei genitris virginis Marie sita loco qui dicitur Grana”; in tutta la valle Grana sono notevoli i ritrovamenti di epoca romana.
Dunque il paese è antico, d'origine romana. Nel medioevo appartenne al Marchesato del Monferrato e passò ad Asti nel 1206. Fino al 1294 fu oggetto di contese ed aspre lotte fra Astigiani e Monferrini; questi ultimi, infine, prevalsero ed il borgo ritornò a far parte dei possedimenti dei marchesi del Monferrato.
Molto antica è anche la chiesa romanica di San Pietro, già citata nell'anno 886 d.C., come ricorda il Bosio in “Storia della Chiesa d’Asti". In questo documento del dicembre 886 d.C. si legge “Adalardo presbiter minister et rector ecclesie sancti Petri in villa Calliano” permuta tre pezze di terra “ipsius ecclesia sancti Petri”. Adalardo, prete e ministro di San Pietro “in villa Caliano” permuta terre situate nei pressi della chiesa (“prope ecclesiam”) con un importante proprietario del luogo, il longobardo Amandolone, il cui nome sarà usato fra il X e l’XI secolo per indicare il villaggio e distinguerlo da altri omonimi (“loco Caliano qui dicitur Mandaloni”).
Nel 924 d.C. proprio col figlio di tale personaggio, il giudice Garialdo, il vescovo di Asti Audace permuta terre a Calliano, site “nel prato di San Pietro” e permute analoghe avvengono all'inizio del secolo successivo.
Da una di esse, del 1003, siamo informati della dipendenza della chiesa di San Pietro dalla pieve di Grana (“basilica S. Petri sita loco Caliano qui dicitur Mandaloni... pertinere videtur de plebe sancti Dei genitricis Virginis Marie sita loco Grana”), che tre secoli più tardi, nel 1345, estendeva il suo distretto, oltre che su San Pietro di Calliano, su altre tre chiese dello stesso luogo, sulle chiese di Perno e Razate (scomparsi), di Grazzano e su cinque chiese di Montemagno: fra tutte, però, quella di San Pietro continuava ad essere la meglio dotata, con un registro di 30 lire di reddito, cioè di sole cinque lire in meno rispetto alla sede di Grana.
Al suo benessere dovevano certo aver giovato lasciti e donazioni, come quello di cui è rimasta traccia nel testamento di Guglielmo Pagano che nel 1255 lasciava a San Pietro di Calliano 20 soldi e 10 alla pieve di Grana. Nel 1474, con la creazione della diocesi di Casale, Calliano fu staccato dalla pieve di Grana e sottomesso alla nuova sede diocesana.
Dai vescovi di Casale, che ne lasciarono un'ampia descrizione, fu visitata per la prima volta nel 1568: a quel tempo la chiesa parrocchiale di San Pietro fuori le mura si presentava costruita in mattoni, con tre navate su due colonne con archi, coperta da un tetto, non pavimentata, senza volte né solai e aveva l'altare maggiore sotto una volta in muratura, ornato di un'ancona in mattoni, imbiancata ma senza pitture, mentre la volta era affrescata con le immagini di Dio padre e dei tre animali degli Evangelisti nella parte superiore e con altre immagini dei santi in quella inferiore. Dietro l'altare maggiore c’era un piccolo vano ad uso di sacrestia, con volta ma senza chiusure, il presbiterio era pavimentato solo sotto la volta, al di fuori di essa (davanti all’altare) si trovavano dei sedili in mattoni in funzione di coro.
Sul lato a sinistra dell’altare era stato da poco costruito un tabernacolo a muro con decorazioni di poco valore per la conservazione del sacramento ed era senza chiusura; sulla destra al fondo della navata vi era un'altra volta in mattoni, senza intonaco, con una finestra senza chiusura, che minacciava rovina; l'altare, in mattoni, era dedicato a San Giacomo; da questa parte c'erano quattro finestrelle senza chiusure e una porta di legno senza serratura, oltre la quale sorgeva un altare in pietra, dedicato a Sant’Antonio; sulla facciata si aprivano una finestrella a destra e una grande porta con battenti in legno senza serratura, nell'ingresso c'erano dalle due parti due bacini lapidei per l'acqua benedetta. Anche sulla sinistra si apriva in facciata una finestrella in corrispondenza della navata, in fondo alla quale sorgeva la cappella della Vergine, voltata e affrescata, con un'altra finestrella sopra l'altare costruito in mattoni. Presso la seconda colonna entrando a sinistra della navata centrale, sorgeva infine il battistero di mattoni, costruito da poco, chiuso da una porta di legno ma senza chiave.
Nella successiva visita del 1584 veniva ordinato alla comunità di far “ristorar tetto e pavimento... e ridur l'altare a debita forma et coprirlo di tavole”. Un secolo più tardi, nel 1665, il visitatore non descrive più la chiesa, segnala l'esistenza di un “quadro vecchio che serve d'icona” e constata che ormai non si celebra più la messa che nel giorno di San Pietro, “portandosi li paramenti dalla Parochiale del luogo”.
Ora l’antichissima chiesa di San Pietro si presenta con la facciata deturpata da un incredibile “restauro”. Originariamente l'abside di San Pietro doveva essere completamente in pietra arenaria; oggi il basamento, date le cattive condizioni in cui essa versa, si presenta rafforzato alla meno peggio e le primitive pietre sono state sostituite con qualche mattone ed un poco di cemento. Anche più in alto, sotto cornice, l'abside è agitata da disordinate macchie di colore, formate da mattoni messi lì, in un estremo tentativo di tamponamento, ma senza nessuna preoccupazione di ordine estetico.
Due colonnine addossate la dividono nei consueti tre campi, ma soltanto in quello di mezzo ed in quello di sinistra si aprono ora le semplicissime finestrelle pluriarcate. L'abside, nella parte superiore, è decorata da una cornice a scacchiera e, più sotto, da un nastro, anch'esso in arenaria, a denti di sega. I soliti archetti pensili, ad ampio raggio, poggiano su mensoline semplici. Solo una di queste, a forma di volto, è degna di rilievo; anch'essa, come del resto tutto l'insieme, è però piuttosto deteriorata.

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Chiesa Romanica di San Pietro (Calliano)