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Chiesa De Sancto Iohanne de Conchis "Codex Astensis"
n valle San Giovanni, oggi frazione di Calamandrana, sorgeva la chiesa romanica dedicata a San Giovanni alle Conche, in cima a una bassa collina.
Pieve dipendente dalla diocesi di Acqui, San Giovanni delle Conche sorgeva nello scomparso villaggio omonimo, al centro di un territorio sottoposto alle concorrenze politiche dei comuni di Asti e di Alessandria, per fronteggiare le quali signori e abitanti della regione all'inizio del Duecento si erano riuniti in un consorzio definito dell'Acquisana, comprendente i villaggi di Agliano, Calosso, Castelnuovo Calcea, Vinchio, San Marzano Oliveto, Calamandrana, Alice Bel Colle e i luoghi oggi scomparsi di Lintignano e Lanerio, presso Nizza Monferrato. Proprio nella chiesa di San Giovanni il 6 febbraio 1203 i consoli dell'Acquisana si riunirono per stipulare l'atto di dedizione al comune di Alessandria; nel 1218, tuttavia, alcuni signori del consortile cedettero ad Asti la loro parte di San Marzano, Lanerio e San Giovanni delle Conche. Dopo anni di contrasti fra i due comuni per la supremazia sulla zona, Alessandria ebbe la meglio con l'edificazione della “villanova” di Nizza che attrasse gli abitanti degli insediamenti precedenti, provocandone l'abbandono e il declino: anche San Giovanni delle Conche subì la medesima sorte e la sua chiesa fu posta alle dipendenze dell'arcipretura di San Siro, costruita a Nizza. Una miniatura trecentesca del “Codex Astensis” (per altro di dubbia attendibilità) la rappresenta con una semplice facciata stretta fra due paraste, con un piccolo campanile cilindrico sorgente lungo il lato nord presso l'abside semicircolare. Nel Cinquecento lo stato di abbandono era evidente: nel 1577 il visitatore ne vieta infatti l'uso come deposito che era invalso, minacciando la devoluzione ai poveri di Nizza degli oggetti che saranno ritrovati al suo interno, e ordina il restauro dell'altare e la celebrazione della festività; nel 1585 stabilisce che si provveda ai vasi per l'acqua santa e all'immagine sacra sopra la porta. Nel Settecento appariva in discrete condizioni, anche se si celebrava soltanto il giorno della festa patronale, ma alla fine del secolo (1788) l'affluenza era aumentata poiché da essa dipendevano circa sessanta famiglie della frazione distante due miglia dalla città, e all'arciprete di San Siro, da cui continuava ad essere officiata, era fatto obbligo di provvedere alle funzioni e alla istruzione religiosa di quella popolazione.
La chiesa romanica di San Giovanni delle Conche, probabilmente, era un edificio ad aula unica orientato, cioè con l'abside posta ad est. Ai piedi della collina ora c’è soltanto una cascina e tutt'intorno, vigneti; una scala conduce al piazzale antistante all'edificio sacro che presenta una facciata neo-classica.
L'attuale immagine di San Giovanni delle Conche è totalmente mutata rispetto alla primitiva: di romanico è rimasta solo l'abside, che si incastra nel fianco destro dell'attuale chiesa; simmetricamente ad essa è stata edificata un'altra abside, simile, ma più piccola e in stile neogotico, mentre una terza, molto più alta, posta a nord, è tardobarocca e chiude lo spazio interno del presbiterio. Un quarto elemento, la torre campanaria a pianta quadrata, accorda volumetricamente le due absidi, romanica e tardobarocca, al corpo della chiesa. Questo gioco di intersezioni ha reso poi lo spazio all'interno dell'edificio quasi circolare: qui le pareti risultano decorate da affreschi ottocenteschi di fattura popolare; le figure che compaiono nel catino dell'abside romanica sembrano però ricalcare, nell'iconografia, precedenti e più antichi affreschi.
La struttura muraria dell'intero edificio è in mattoni; solo nell'abside romanica troviamo conci di arenaria: sia nella cornice “a gola”, posta sottotetto, sia nella tradizionale teoria di archetti pensili, poggianti su mensoline, sia negli stipiti e nei falsi archi, a ghiere rientranti, delle tre finestrelle.
Sottili decorazioni geometriche sono scolpite sul blocchi monolitici in cui sono stati intagliati gli archi e le ghiere; ciascuno dei tre campi dell'abside è scandito da lesene che si raccordano agli archetti pensili attraverso piccoli capitelli, decorati da disegni fitomorfici molto stilizzati, tra cui spunta anche una testina umana. I mattoni e gli angoli sono ben limati: questo fatto e la stilatura dei letti di malta indicano interventi restaurativi non lontani.
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