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lbugnano, dal latino “Albunianum”, forse così denominato per la bianchezza delle sue terre (ma il Bosio fa notare che “Alb” in gallico vuoi dire altura), fu antico possedimento della Contea di Vercelli; appartenne nel 1000 ad Arduino d'Ivrea, che lo concesse in feudo a Manfredo Brosolo. I suoi discendenti ne donarono una parte all'abbazia di Santa Maria di Vezzolano, ed essa ne cedette metà al marchese Bonifacio del Monferrato. Nel 1290 passò interamente sotto la signoria del Comune di Asti.
Scendendo da Albugnano, da dove si può ammirare un vastissimo panorama sul Monferrato, e verso l'abbazia di Santa Maria di Vezzolano, si incontra la bella chiesa romanica di San Pietro, detta “di Fenestrella”, che ora si trova nel cimitero del paese. La prima notizia relativa alla chiesa di San Pietro si trae da un documento del 1235, con cui il vescovo di Vercelli concesse al prevosto di Santa Maria di Vezzolano le chiese di San Pietro “de Fenestrella” e di Santo Stefano “de Maconeto”, entrambe poste sul territorio di Albugnano, con l'obbligo di farle officiare per mezzo di un canonico, il quale tuttavia era tenuto a ricevere l'investitura dal pievano di Pino e a obbedire in tutto al vescovo, al pievano e al capitolo della pieve di Pino, così come erano soliti fare gli antichi rettori delle due chiese. La chiesa di San Pietro, che fu parrocchiale fino al ‘500, doveva essere ridotta in condizioni piuttosto misere già nel 1235, quando, il 14 aprile, Ugo, vescovo di Vercelli, la concesse al monastero di Santa Maria di Vezzolano affinché meglio fosse provveduto alle sue necessità. Successivamente 1' “ecclesia de Finestrella” compare nel più antico registro d'estimo delle chiese vercellesi, risalente al 1298-1299, ma non viene più ricordata negli elenchi di chiese del 1348, 1355, 1440.
Nel 1577 e nel 1619, a quanto risulta dalle visite pastorali dei vescovi di Casale, la chiesa appariva ormai in cattivo stato, e tale era ancora nel 1676, quando il comune di Albugnano protestò presso il vescovo perché il nuovo abate commendatario di Vezzolano aveva preso possesso della chiesa di San Giacomo, nuova parrocchiale, mentre trascurava la chiesa di San Pietro che veniva lasciata in cattive condizioni. Ancora nella visita del 1681 i sindaci si lamentano col vescovo e fanno richiesta perché l'abate o rinunzi alla chiesa o la ripari, in modo che si possa celebrare. La supplica sortì l'effetto desiderato: l'abate alla rinuncia preferì il rèstauro. In quell'occasione il comune fece costruire nella chiesa una tomba per i poveri, il notaio Giacomo Serra il sepolcro familiare, e l'abate, come risulta dalla visita del 1732, rifornì la chiesa del necessario per la celebrazione della messa e di un quadri raffigurante la Sacra Famiglia.
Ha poi subito opere di restauro e di ricostruzione in epoche diverse. La parte superiore fu rifatta verso la fine del 1600, mentre la facciata è stata rifatta nel 1870, accorciando la chiesa di cinque metri, cioè di una campata. Il pavimento è stato rialzato, la porta laterale probabilmente è del 1748, le due finestre “di rottura”, del 1764.
La chiesa deve avere subito restauri anche molto più recenti, a giudicare dalla bella cornice decorata ad intrecci, il cui disegno, però, talvolta risulta interrotto, non combaciando più le pietre. Queste poggiano su di un'elegante teoria di archetti pensili incrociati, terminanti in mensoline variamente lavorate. Due colonnine, ornate da capitelli, dividono l'abside in tre campi, ognuno dei quali presenta una finestrella, a debole sguancio.
Gli archetti pensili incrociati continuano anche nei prospetti laterali e nella facciata, la cui porta, ricorda il Bosio; guarda a ponente secondo l'uso antico.
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