

Motto: “Virtus, fortunae, comes”
signori di Camagna, Frinco, Montemagno, Quattordio, Revigliasco, Tigliole, Tonco, Neive, Barbaresco; consignori di Corsione, Manzano, Mombarcaro, Mombercelli, Mondonio, Viale
Prime attestazioni: Fine XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina
Turco non ebbero peso rilevante nella vita politica cittadina, se non dal momento in cui si unirono con gli Isnardi e i Guttuari, tuttavia, i Turco non appaiono quasi mai negli elenchi dei credentari e non si hanno testimonianze di una loro nomina a sapienti. La famiglia dei Turco, insieme a quelle dei Guttuari e degli Isnardi, formava il potente gruppo chiamato l'Albergo dei De Castello che erano a capo dei ghibellini astigiani.
Oltre che di Frinco, essi erano signori di Mombercelli, Montemagno, Tonco, Viale, ed in parte di Neive, Barbaresco, Revigliasco, Savigliano, ecc..
La genealogia di questa famiglia è poco nota. Il conte Galeano Napione afferma che Gherardo Turco, signore di Tonco, fu l'istitutore dell'ordine Gerosolimitano nel 1084. Giovanni Turco, fu superiore del medesimo ordine nel 1130; Riccardo Turco, successore del primo priore d'Inghilterra nel 1189; un altro Giovanni Turco, giudice al seguito dei podestà astigiani: nel 1278 compare a Mondovì come luogotenente del podestà Mellano Solaro; ed emerge anche Guglielmo Turco, descritto come uomo feroce e vendicativo, il quale nel 1300, insofferente verso il governo guelfo, uccise per strada Emanuele Solaro e suo fratello Valeriano Solaro, scatenando una nuova, cruenta fase di guerra civile.
Circa il 1309, avendo guelfi e ghibellini astigiani eletto arbitro delle loro contese il conte Amedeo di Savoia, Guglielmo Turco fu dal conte condannato a ritirarsi, con suo figlio, nell'isola di Cipro; ma egli non volle andarvi, e questo fu il motivo di nuove lotte intestine nella città di Asti.
Filippo Turco, nobile di Asti, viveva nel 1320, ed il figlio Antonio era signore di Montemagno, Mombercelli e Frinco (1350).
Tommaso Turco, figlio del precedente, venne investito dei feudi sopraccitati coi fratelli Lorenzo, Enrico e Gabriele, verso il 1390. Giovanni Turco, capitano generale del Marchese di Monferrato, per accusa di fellonia, venne fatto impiccare presso Moncalvo (1430).
Agostino Della Chiesa nella “Descrizione del Piemonte” tratta la genealogia dei Turco d'Asti, ma le brevi notizie, spesso lacunose e incerte, si concludono alla prima metà del 1600.
Il Cibrario scrive che più tardi i Turco perdettero l'antico prestigio e i loro discendenti caduti in povertà, tornarono all'aratro, ma serbarono le pergamene avite.
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l precoce insignorimento dei Turco fa presumere che la famiglia, al pari di tante altre, all'inizio del XII secolo esercitasse l'usura a livello locale, incrementando il proprio patrimonio con i proventi e con l'incameramento dei pegni. Al tempo dei primi disordini cittadini (1270 circa), i Turco iniziarono a operare all'estero, privilegiando la regione dell'attuale Belgio e in particolare le città di Valenciennes, Binche e Maubeuge. In queste località essi furono presenti fino al Quattrocento inoltrato. Le capacità finanziarie dei Turco li resero indispensabili ai conti di Hainaut come consiglieri e soprattutto prestatori: i mutui ingenti erano ricompensati con rendite, monopoli, diritti di riscossione di gabelle e perfino feudi. Nel corso del Trecento la famiglia gesti casane anche in Savoia (Ailly, Thonon, Sembrancher, Syon e Martigny) e mutuò di frequente denaro ai Savoia e al conte di Namur (Fiandra).
Il primo membro di essa che troviamo esercitare una attività feneratizia in Savoia, è Palmerone, che tiene banco a Thonon e Sembrancher dal 1335 al 1363. Nel gennaio 1347 il balivo del Chiablese, a nome del conte di Savoia Amedeo VI, tratta col Vescovo di Syon perché soddisfi Bartolomeo Turco dal danno subito nel Vallese per parte di Giovanni de Monz e renda più sicure le vie commerciali. Nello stesso anno, la casana di Sembrancher, tenuta probabilmente dai Turco in società coi Garretti, è soggetta ad un sequestro da parte del fisco comitale. Nel 1348, Palmerone Turco impresta al conte di Savoia Amedeo VI una somma di mille fiorini. Ancora nel 1400 si trova un Oliviero Turco, banchiere ad Ambronay.
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el primo quarto del Duecento, i Turco risultavano signori o consignori di Serralonga, Neive, Barbaresco, Monfalcone, Sarmatorio e Manzano. Alla fine del secolo essi entrarono in possesso di Tonco e Frinco, loro parzialmente ceduta dai Pelletta. Nel 1342 Antonio e Turchetto Turco acquistarono ancora una quota di Frinco dai Pelletta e il castello di Montemagno dal comune di Asti. Nel 1375 quello stesso Antonio Turco acquistò il castello di Mombercelli dagli Scarampi e l'anno seguente comprò Carmagna dal marchese Guglielmo di Monferrato e ne fu da lui infeudato. Oliviero Turco fu infeudato di Revigliasco dal marchese di Monferrato (1367), ma quando la località tornò sotto la dominazione del comune di Asti il Turco dovette restituirla. Nel 1431 Pietrino Turco fu investito di Quattordio da Filippo Maria Visconti. Un ramo della famiglia si stabilì nei Paesi Bassi (Hainaut) dove, nel 1337, Rolando Turco De Castello acquistò la signoria d'Iwuy. I suoi discendenti accrebbero il numero di castelli e infeudazioni in numerose località dello Hainaut.
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