Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Nobili astesi
signori di Maretto

Prime attestazioni: Inizio XIII secolo
Posizione sociopolitica:
Famiglia de hospitio, guelfa
 

olto scarse e frammentarie sono le notizie che riguardano la nobile casata dei Troya. Agostino Della Chiesa scrive che i Troya erano antichi nobili astesi, ed il Vergano aggiunge che, politicamente guelfi, essi appoggiavano i Solaro, coi quali stavano i Malabayla, i Garretti, i Falletti, i Ricci, i Damiani e qualche gruppo dei Laiolo, dei De Regibus, degli Asinari, dei Pelletta, dei Roero.
Nel “Codice d'Asti”, apprendiamo che nella pace stabilita tra il marchese Manfredo di Saluzzo ed il comune di Asti nel 1206, tra i credentari partecipò anche Pietro Troya, cittadino astese.
Filippo, altro personaggio della famiglia che ricoprì nel 1221, la carica di credentario.
Il casato, seppure rilevante dal punto di vista economico, non fu di grandi dimensioni. Il numero dei consiglieri è quindi basso, seppure abbastanza costante negli anni. Verso la fine del XIII secolo si distinse Tommaso Troya: sapiente (1290) e credentario, subì l'esilio a Chieri nel 1303 a opera dei ghibellini.
E nel 1217, tra i 49 uomini di Neive che giurarono fedeltà al comune di Asti, vi fu Guglielmo Troya.
Nel 1303 i Solaro vengono cacciati dalla città di Asti, e con essi devono andarsene anche i loro aderenti, tra cui i Troya.
I marchesi del Monferrato e di Saluzzo, appoggiati dai De Castello, si stabiliscono in Asti, il primo nel Palazzo dei Falletti (in Via Giobert) e l'altro nel Palazzo Troya, che dalla Torre Troyana (in Piazza Medici) si prolungava lungo l'attuale Via Cesare Battisti (oggi istituto professionale “A. Casigliano”).
Il marchese di Saluzzo si impadronì dei granai e delle cantine di Tommaso e di Paolino Troya.
E certo, comunque, che tali fazioni (guelfi e ghibellini), specialmente per quanto riguarda le famiglie di minore entità, non furono stabili, ma mutarono di aspetto col mutare delle condizioni politiche ed economiche della città.
Durante il XIII secolo, i Troya svolgono un'intensa attività commerciale e per forza di cose e per interessi, si trasformano assai presto in banchieri. Essi si recano sulle diverse piazze europee, in cerca d'affari, con risolutezza, affrontando le difficoltà dei viaggi, gli agguati, le pretese dei feudatari... Poi, a poco a poco, essi abbandonano la mercatura, e istituiscono una specie di banco, che riceve in deposito i denari dei mercanti ed offre prestiti su pegno.
Così, nel 1349, Tommaso Troya, insieme con Manfredo De Monte, fondano a Lucerna un'importante banca che dura per circa mezzo secolo.
Nel 1400, Vincenzo Troya, è comproprietario di una casa di affari a Berna.
La mercatura e l'attività feneratizia, significano per i Troya il raggiungimento di una potenza finanziaria di primo ordine e il rapido moltiplicarsi della propria fortuna.
Vincenzo Troya, probabilmente verso la seconda metà del XIII secolo, diventa signore di Maretto, denominato in quei tempi, “Meletum de Troya”, per distinguerlo da “Meletum de Montafia” e “Meletum de Roati”; tre località palustri ed umide oggi corrispondenti al comune di Montafia.
Più tardi, Beatrice Troya, moglie di Giorgio Guttuari, vende il feudo di Maretto ai nobili Montafia.

el 1262 la municipalità di Treviri (Germania) concesse agli astigiani Troya la borghesia e il monopolio sulle attività di prestito cittadine per dieci anni. Nell'ultimo decennio del Duecento, Guglielmo Troya ebbe uno dei tre banchi di pegno di Metz e annoverò tra i suoi clienti anche il duca di Lorena. A Colonia invece, all'inizio del Trecento, operò Tristano Troya, il quale ottenne dall'arcivescovo il lucroso appalto di metà dei tributi di Bonn e di Andernach in cambio di un cospicuo prestito. Nel 1349, in società con i De Monte, alcuni esponenti dei Troya ottennero la casana di Lucerna che gestirono fino alla fine del secolo. La permanenza del casato nell'attuale Svizzera fu di lunga durata: ancora all'inizio del Quattrocento, Vincenzo Troya deteneva il banco di pegno di Berna e quello di Solothurne. Nel 1387 Antonio Troya ottiene la concessione di un banco a Gand. Una parte della famiglia, invece, fu estremamente attiva sul versante piemontese, prestando con assiduità a popolazione locale ed enti monastici. In particolare, Tommaso Troya e i suoi figli mutuarono denaro al monastero di Santa Maria di Vezzolano e, insieme ai soci Falletti, nel primo decennio del Trecento ottennero il monopolio della casana di Chieri.

a famiglia nobile dei Troya non risulta titolare di beni feudali in età medievale. Piuttosto, essi erano proprietari di beni allodiali a Maretto, come emerge nell'alleanza con i Visconti, nel 1377. L'allodialità del castello era determinata dal fatto che esso si trovava nel distretto astese. Nel 1389 Antonio Troya dettò il proprio testamento nel castello di Maretto e altrettanto fece, nel 1416, la sorella Richetta, vedova di Rainaldo Solaro. Ancora nel 1417 Giovanni Troya rinnovava l'aderenza per Maretto.