

Motto: “Tel fiert qui ne tue pas”
marchesi di Battifollo (1772), Borgo San Dalmazzo (1722), Breglio (1700), Chiusa di Pesio (1591), Dogliani (1613), Entraque (1619), Oviglio (1781), Villanova Solaro (1784); conti di Bairols, Belvedere, Cantogno, Casalgrasso, Cavaglià, Cortandone, Favria, Govone, Macello, Margarita, Monasterolo, Moretta, Torre San Giorgio, Vazons, Villar del Varo; baroni di Sarre con Chesalet, signori di Andoglio, Caraglio, Casasco, Castelvecchio, Cortazzone, Dubbione, Felizzano, Levaldigi, Moncucco, Motturone, Neive, Osasco, Oviglia, Pianfei, Pogliano, Saint Vincent, San Marzano, Santena, Stupinigi, Tigliole, Valdichiesa, Villanova d'Asti; consignori di Agliano, Baldissero, Bussolino, Cavallerleone, Cervere, Châteauneuf, Corneliano, Lisio, Mirabello, Monale, Moriondo, Ozegna, Priocca, San Martino, Santo Stefano Roero, Serralunga, Vernone, Vignale, Villafalletto
Prime attestazioni: Seconda metà del XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, guelfa
u tra le più potenti e vitali casate astesi che dettero un'impronta alla storia della terra astigiana, i Solaro occupano un posto preminente: dalle Crociate in oriente, alle guerre d'occidente. Il loro vessillo, anche nelle vicende storiche nazionali, ch'ebbe origini assai antiche, sventolò per secoli le loro glorie sebbene più volte fosse ammainato in esilio, in seguito al bando da parte del partito avverso ghibellino.
Di questa illustre famiglia, scrissero molti storici, tra cui Ogerio Alfieri, Antonio Astesano, Guglielmo Ventura, Giorgio Benvenuti, Antonio Muratori, Carlo Denina, Giovanni Molina, monsignor Agostino Della Chiesa.
I Solaro d'Asti sono un ramo dei signori di Govone, dov'era la località fortificata di "Solarium", e basterebbe la lettura del “Codex Astensis” e del “Libro Verde della chiesa d'Asti” a dimostrarci quale larga parte essi abbiano preso nel governo, nelle associazioni e negli avvenimenti della città di Asti.
I Solaro presero parte alla vita pubblica astigiana dalla fine del XII secolo, ricoprendo nell'arco di diverse generazioni ogni sorta di incarico comunale.
Al 1170 appartiene la prima memoria dei Solaro d'Asti. Nel settembre di quell'anno è nominato un Oberto Solaro, testimone d'una donazione fatta dal conte Umberto di Savoia alle chiese di Oulx, Susa e Avigliana. Si distinse Manfredo Solaro, credentario nel 1190 e nel 1200 e successivamente console (1202 e 1206).
Nel 1199 il comune di Asti mandava un proprio contingente alla Crociata di Innocenzo III, e tra i “capitani dei cavalli”, vi era Alberto dei Solaro di Govone. Nel 1217 Bernardo Solaro, “chiavaro” (ossia tesoriere) di Asti. Era uso, allora, che gli amministratori del comune attingessero al proprio capitale in caso di necessità per le finanze comunali, Bernardo, ad esempio, in un'occasione anticipò all'erario ben 300 lire. Insieme a Rolando suo fratello, acquistava nel 1231 il feudo di Tigliole. Bernardo Solaro, in seguito fu spesso sindaco e rappresentante di Asti, attivo fino al 1257 circa, quando, insieme al figlio Palmerio, prese in consegna da Asti il castello di Gorzano. Spicca anche Raimondo Solaro, più volte credentario tra il 1217 e il 1252. Nel 1224 Raimondo Solaro fu nominato console e durante il suo mandato si occupò della costruzione della strada che collegava Asti al porto commerciale di Savona. Nello stesso arco cronologico si distinsero anche Mascaro Solaro (iudex), Daniele, Giovanni e Capra Solaro. Essi ricoprirono diversi incarichi comunali di responsabilità, tra cui quello di estimatore; Capra Solaro fu inoltre rettore della società dei Militi nel 1252. Nel 1279 Leone Solaro era capitano delle milizie della città di Asti. Nel corso degli anni Ottanta del Duecento, i Solaro acquisirono ulteriore influenza sulle decisioni comunali, partecipando in gran numero alle sedute consigliari e occupando cariche al vertice (sapienti, ambasciatori, rettori di società.
In particolare, il loro operato fu decisivo per concludere la pace tra Asti e Carlo d'Angiò, grazie all'intervento di Duniotto nel 1276 e soprattutto a quello del “sapiens” Bonifacio Solaro nel 1283. Da allora, la scelta di collegarsi politicamente al Popolo decretò il successo dei Solaro e del loro "hospitium" (formato anche dalle famiglie Cazo e Mignano). Bonifacio Solaro, fu fautore degli scontri (guelfi - ghibellini) del 1271, il quale fu spesso credentario, sapiente nel 1282, e più volte ambasciatore, sindaco e procuratore del comune di Asti, fin verso il 1310. Nel 1296 Sinibaldo Solaro fu nominato podestà di Alba. Negli stessi anni, altri membri della famiglia furono podestà o capitani di Popolo a Mondovì (Berardo Solaro: 1282, 1292 e 1302; Giacomo Solaro: 1288 e 1298).
La carriera podestarile fu percorsa da diversi Solaro, fino a Benentino, podestà di Castelnuovo di Rivalba (oggi Castelnuovo Don Bosco) nel 1377.
Il Crollalanza fa osservare come questa famiglia abbia anche dato alla chiesa molti illustri prelati, tra i quali sono da ricordare San Brunone, vescovo di Segni nel 1086; Uberto Solaro, vescovo di Ivrea nel 1322; Agostino Solaro, vescovo di Fossano nel 1621; Maurizio Solaro, vescovo di Mondovì nel 1642; Giacinto Solaro, vescovo di Nizza nel 1664; Giovan Pietro Solaro, vescovo di Vercelli nel 1743.
Ben 27 persone di questa famiglia vestirono l'abito dell'Ordine di Malta dal 1433 al 1700, e 15 furono insigniti dell'Ordine supremo della SS. Annunziata dal 1618 al 1788.
Nel territorio della città di Asti, i Solaro possedettero oltre venti castelli, fra i quali Dogliani, Moretta, Macello, Torre San Giorgio, Monasterolo, Govone, Borgo San Dalmazzo, La Chiusa, Montaldo, Villanova-Solaro, Casalgrasso, Val di Chiusa, Breglio. Monale e Piea.
I Solaro, come capi del partito guelfo, dominarono Asti per circa mezzo secolo e, arbitri spesso dei destini del Comune, furono, secondo il Grassi sulla linea dei Visconti, dei Torriani, degli Scaligeri, dei Medici.
Nemici dei ghibellini astesi, aderenti alla fazione dei De Castello (Guttuari, Isnardi, Turco) i Solaro, in quegli anni, erano così numerosi e tanto potenti che, nella guerra contro i ghibellini alleati ai marchesi di Monferrato e di Saluzzo, armarono molte centinaia di fanti e di cavalli e li mantennero a proprie spese finché durò il conflitto. Forse, avrebbero potuto, servendosi meglio della loro potenza e sfruttando più sapientemente le varie situazioni, farsi signori effettivi della città. Per convincerci di ciò, basta scorrere le pagine di Guglielmo Ventura che ci riferisce che la tavola dei Solaro era sempre imbandita per i forestieri e per i loro partigiani. Con i Solaro stavano i Malabayla, i Garretti, i Troya, i Falletti, i Ricci, i Damiani e qualche gruppo dei Layolo, dei De Regibus, degli Asinari, dei Pelletta, dei Roero.
I Solaro, cacciati dalla città d'Asti nel 1303, per opera dei ghibellini De Castello, vi rientrarono vincitori nel 1304; ed avendovi trovate le loro case distrutte, si diedero a ricostruirle. Ma quale delusione per i popolani! I magnati guelfi, riafferrato il potere, fecero rimpiangere i loro avversari, per i continui vandalismi ed i feroci crimini che sì protrassero fino al 1339, quando i Solaro vennero nuovamente banditi dalla città per l'intervento del marchese Giovanni II di Monferrato spalleggiato da Luchino Visconti.
Più tardi, Galeazzo Visconti, al quale era toccata in parte Asti, lasciò rientrare in città i Solaro, che da parecchi anni ne erano banditi, ma essi vi rimasero per poco tempo. Nel 1356 i Solaro, non potendo sperare alcun favore dal marchese Giovanni di Monferrato, andarono in volontario esilio, da dove i vari rami francesi (de la Fontain Solar, i baroni d'Oignon, i conti de la Bassière, de Vertan, de Vitry) e Italiani (Solaro di Govone, Solaro di Monasterolo, Solaro di Chieri signori di Moncucco, Solaro di Macello e della Torre, Solaro conti di Ozegna, Solaro di Mondovì conti della Margarita, Solaro di Moretta e Casalgrasso, Solaro di Osasio e Baldissero, Solaro di Stupinigi, Solaro di Villanova, di Caraglio, ecc., Solaro marchesi del Borgo, Solaro marchesi della Chiusa, Solaro marchesi di Battifollo, Solaro marchesi di Breglio e di Favria, Solaro marchesi di Dogliani, Borgo San Dalmazzo, ecc.).
Tra i numerosissimi personaggi, vogliamo ricordare il conte Clemente Solaro della Margarita, uomo politico, nato a Cuneo nel 1792 e morto a Torino nel 1869. Altro personaggio di notevole interesse storico, è il conte Emanuele Solaro di Moretta, morto nel 1622. Egli fu governatore di Vercelli e commissario generale della fanteria; ambasciatore a Mantova e in Francia; gran ciambellano di Savoia (1618). Venne insignito del collare dell'Annunziata.
A questo ramo, cioè ai Solaro di Moretta, appartenne il conte Angelo, morto a Torino nel 1800. Brigadiere di fanteria (1771), divenne luogotenente generale (1774), quindi viceré di Sardegna (1783), generale d'armata (1786) e, infine, governatore di Alessandria. Nel 1788 ebbe il collare dell'Annunziata.
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Solaro, presenti a Genova almeno fin dalla metà del XII secolo come mercanti, possedevano beni fondiari nella vicina Sestri. Verso la metà del Duecento il ramo detto di Govone aveva ancora forti interessi commerciali a Genova. I Solaro, in genere, agivano per conto proprio, isolatamente, e raramente entravano in società con altre famiglie. L'attività più remunerativa per i Solaro consisteva nel prestito: tra i loro clienti spicca il vescovo astigiano. Nel corso del secolo successivo essi esercitarono l'usura sia sulle piazze oltralpe, sia in patria. Per quanto riguarda l'estero, essi sono attestati nella Francia del nord, a Douai, nel 1247. Circa un ventennio dopo, i Solaro ebbero un banco di pegno a Tournai (Fiandra). Tuttavia, allo scoppio delle guerre civili, la presenza capillare di astigiani ghibellini rese insicura la permanenza dei Solaro nel nord Europa. Essi preferirono ritirarsi in Savoia, dove erano presenti dal 1252 (a Saint Georges d'Esperanches) e dove gestirono una grande quantità di banchi di pegno, fino al XIV secolo inoltrato. Tra i loro clienti annoverarono casa Savoia, in particolare dagli anni Trenta del Trecento. Verso la metà del secolo essi ebbero casane nella Franca Contea e in Borgogna, a Baume-les-Dames. Per quanto riguarda il versante italiano, i Solaro mutuarono regolarmente denaro a singoli e comunità del contado astigiano e dal 1300 Leonardo Solaro ebbe il monopolio della casana di Torino per concessione di Filippo d'Acaja. Leonardo dei Solaro, astigiano, aveva ottenuto il 30 novembre 1301, di aprire una banca per dieci anni, a patto di pagare come censo annuale della detta casana, 60 lire di buoni denari astesi.
Dal 1331 al 1343 Poncino, con Teobaldo, tiene casana a Còte Saint André; nel 1344 Benentino è a Evian; nel 1348 Stefenone a Chatelard en Bauge; Siondo a Saint Georges d'Esperanche dal l350 fin verso il 1360, mentre, nello stesso periodo, Marco ed Antonio Solaro operano in questo settore a Còte Saint André.
Nel 1404 si riscontra nei conti del Tesoriere Generale di Savoia la menzione dì un mutuo fatto da Antonio Solaro al conte Amedeo VIII.
I Solaro, come molte altre nobili casate astesi, esercitarono spesso l'usura. L'Appendice del “Codex Astensis” reca alcuni documenti che sono una vera prova dell'usura praticata da questa famiglia.
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l cronista novarese Pietro Azario (XV secolo), nell'accennare alla potenza dei Solaro, scrisse che essi erano signori di ventiquattro castelli. In effetti, il casato esercitò diritti signorili in numerose località del contado astigiano. I Solaro acquistarono beni fondiari e diritti signorili a Cortazzone e Cortandone alla fine del XII secolo, rivendendoli a un ramo dei Pelletta e ai di Montiglio nel 1228. Berardo e Rolando Solaro acquistarono, nel 1231, il castello di Tigliole. Il castello di Govone, invece, venne infeudato dal vescovo di Asti Uberto, ai fratelli Mascaro, Enrico, Guglielmo, Rolando, Capra e Pancia, figli di Giacomo Solaro. Nel 1275 la politica filoghibellina del comune di Asti colpì gli interessi dei Solaro, obbligandoli a rinunciare alla parte di castello, villa, giurisdizione e diritti signorili che essi detenevano a Revello. Nel 1280 essi risultavano titolari del castello di Castelnuovo, recentemente acquistato dai decaduti signori di Gorzano. Nel 1330 i fratelli Ainaldo e Domenico Solaro ottennero dal principe d'Acaja la restituzione e l'investitura di Cavallermaggiore. Tre anni dopo i Solaro furono investiti da Filippo d'Acaja di Agliano, e metà di Felizzano e San Marzano. Nel 1344, Giovanni Solaro ebbe in pegno da Giacomo d'Acaja il castello e i luogo di Bagnolo. Allo stesso modo Michele Solaro ebbe da allora il castello di Monasterolo, quello di Villafranca e quello di Moretta. Nel 1389 ventuno membri della famiglia aderirono agli Orléans per il luogo di Tigliole, loro infeudato dal vescovo di Pavia.
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