

Motto: “Modus et ordo”
marchesi di Borgo San Martino (1750), Canelli (1602), Loazzolo (1602), Mioglia (1529), Montaldo Scarampi (1602), Prunetto e Levice (1560), Villanova (1701); conti di Brusaschetto, Camino, Castel San Pietro, Rive, Solonghello; baroni di Nus; signori di Bruno, Cairo Montenotte, Castelrocchero, Cessole, Gabiano, Mombarone, Mombercelli, Monale, Monastero, Montechiaro, Rhins, Roccaverano, Torre Uzzone, Torrione, Vesime, Viale; consignori di Agliano Alice Belcolle, Altare, Belvedere, Bergolo, Borgomale, Bubbio, Carcare, Cassinasco, Castelletto Uzzone, Castino, Cinzano, Cortanze, Cortemiglia, , Cisterna, Denice, Gorrino, Lu, Mombarcaro, Moncucco, Montaldo Roero, Pogliano, Redabue, Rocchetta Belbo, Rocchetta Palafea, San Giorgio, Sessame, Vinchio
Prime attestazioni: Fine XIII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina
li Scarampi, scrive il Della Chiesa, furono tra le famiglie astesi annoverate intorno al 1200 alla “nobiltà originaria”. Alcuni di essi scelsero la carriera podestarile, le prime memorie di questo casato risalgono ad un Guglielmo Scarampi, che fu podestà a Chieri nel 1260, a Genova nel 1264, e che ebbe per nipote Antonio Scarampi d’Asti. Costui, fu investito di Mombercelli nel 1329 dall'imperatore Ludovico il Bavaro, e avendo acquistato porzioni di Vinchio, ne fu investito dallo stesso imperatore, coi feudi di Montaldo e Mombarone (1329).
I figli di Antonio, Giovanni, Oddone, Giacomo, Matteo e Tommaso Scarampi, essendosi arricchiti considerevolmente nelle Fiandre, ove possedevano banchi di credito, acquistarono, tra il 1330 e il 1340, dal marchese di Saluzzo numerosi feudi, e cioè Cortemilia, Vernetto, Perletto, Torre d'Uzzone, Saleggio, Carcare, Bubbio, Monastero, Cessole, Castelrocchero, Camino, per alcuni dei quali riportarono investitura dal marchese di Monferrato. Successivamente, gli Scarampi ebbero in feudo Sessant, Cisterna, Castelletto d'Uzzone (1379), Monale e Bastia (1389), Altare, Bruno, Brusaschetto, Gorrino, Pontestura, Roccaverano, Olmo Gentile (1419), Redabue (1451), San Giorgio (1478), Montanotte, Loazzolo (1530), Viale e Agliano (1524), Cortanze (1528), Canelli (1530), Cassinasco (1585), Vesime e Rocchetta Belbo, Villanova Monferrato, Borgomale, Borgo San Martino, Solonghello, ecc. In seguito, gli Scarampi vennero fregiati del titolo marchionale.
Di questa famiglia, parecchi si distinsero nella gerarchia ecclesiastica: Rolando Scarampi, fu patriarca di Costantinopoli nel 1342; Lorenzo Scarampi, nel 1383 vestì l'abito della sacra religione gerosolimitana, e, dopo di lui, molti altri della famiglia Scarampi furono cavalieri di detto ordine.
Enrico Scarampi, figlio di Oddonino signore di Cortemilia, fu direttore spirituale della beata Margherita di Savoia e vescovo di Acqui nel 1395. Papa Gregorio IX lo volle suo consigliere e segretario, promuovendolo alla sede vescovile di Belluno nel 1405 ed a quella di Feltre nell'anno seguente. Il vescovo di Feltre e Belluno non limitava la sua attività nel governo del suo vescovado, ma era certamente quel che si dice un personaggio molto in vista. Infatti Gregorio XII lo costituì “collectorem exactorem et receptorem” del sussidio da prestarsi in favore della Sede Apostolica “in quibusqumque provinciis, civitatibus et diocesibus”.
Il pontefice Martino V lo fece tesoriere della Camera apostolica, amministratore del patrimonio di San Pietro. Morì nel 1440 e fu sepolto nella Cattedrale di Feltre; il suo corpo nel marzo del 1756, fu trovato incorrotto.
Per dignità ecclesiastiche, emersero ancora Lazzaro Scarampi, vescovo di Como nel 1460; Antonio Scarampi, vescovo di Noli nel 1563; Girolamo Scarampi, vescovo di Compiègne in Francia; Giuseppe Francesco Scarampi, già governatore del Collegio delle province, riformatore, consigliere e poi elemosiniere di S.M. che nel 1757 fu elevato alla sede vescovile di Vigevano.
Fra gli Scarampi che si distinsero per altre cariche onorifiche sono da annoverarsi: Filippo Scarampi, attivo nell'ultimo quarto del XIII secolo, egli fu acceso sostenitore ghibellino, scelse la carriera giuridica e comparve al vertice dell'organigramma di governo, con funzioni continuamente rinnovate di credentario, sapiente, ambasciatore e sindaco, morto nel 1303; Daniele e Bartolomeo, suoi figli, celebri giureconsulti, Giovanni Scarampi, il quale fu cacciato dai Solaro dalla città di Asti (1304) con gli altri nobili imperialisti; Giovanni, Meniero e Secondino Scarampi, banditi col trattato del 1313, con cui gli stessi astesi si sottomisero al re Roberto di Napoli.
Meritevole di essere ricordata è Camilla Scarampi, sposata ad un Guidoboni, poetessa fra le più illustri del suo tempo. Visse nel primo quarto del XVI secolo, e coltivò le belle lettere e la poesia con grande onore. Il Bandello, contemporaneo di Lei e la Bergallo, non meno acclamata poetessa, ne fanno addirittura una “novella Saffo” e ne tessono i più ampi elogi.
Un altro Scarampi Daniele, benemerito di Casa Savoia, fu creato governatore di Chivasso nel 1534; Antonio ebbe la medesima carica in Torino. La famiglia ebbe un cavaliere dell'Ordine supremo della SS. Annunziata nella persona di Domenico Filippo Maria, marchese di Villanova Monferrato, conte di Camino e di Castel San Pietro, morto nel 1773.
Delle varie linee cui fu divisa la casata Scarampi, rimangono soltanto gli Scarampi Del Carretto, signori di Cairo Montenotte dal 1419 e di Cortemilia dal 1496, marchesi di Levice e Prunetto e signori di Scaletta Uzzone per successione della famiglia Del Carretto dal 1602.
Del ramo di Carlo Alberto, ricordiamo Alberto Galeazzo Scarampi (Canadà, 1915), figlio di Carlo Alberto e padre di Galeazzo Carlo (Torino, 1956);
Del ramo di Maurizio, ricordiamo Raimondo Scarampi di Pruney (Napoli, 1914) ed il fratello Aleramo (Viareggio, 1916).
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ome molti altri astigiani, gli Scarampi esercitarono attività commerciali a Genova, al principio del XIII secolo. In seguito, l'assidua frequentazione delle fiere di Champagne permise loro di ottenere speciali salvacondotti per operare liberamente sul mercato. Per molto tempo essi ebbero come area privilegiata la Francia, dove alla fine del Duecento ottennero il diritto di borghesia nei luoghi in cui avessero inteso risiedere per commerciare e prestare denaro (in particolare a Parigi, Meux e Auxerre). Il raggio dei loro interessi si allargò verso l'inizio del Trecento: allora alcuni Scarampi operavano in Lorena, a Metz e a Chateau-Neuf, e altri a Mecheln (Malines, in Belgio), in società con Antignano e Alfieri. Sul versante italiano, gli Scarampi prestarono con assiduità ai conti di Savoia, ai principi d'Acaja, ai marchesi di Saluzzo e Monferrato i quali impegnarono e persero numerosi feudi e all'abate di Lucedio, grande e importante monastero piemontese; infatti Filippo Scarampi garantisce 300 lire per il conte Amedeo di Savoia. Gli affari tra gli Scarampi e i conti di Savoia, continuarono fino al 1381. La famiglia ebbe anche rapporti d'affari con famiglie genovesi e, rispetto agli altri casati astigiani, mantenne oltre il consueto relazioni commerciali con l'oriente, tramite il porto di Genova.
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el 1267 gli Scarampi detenevano il castello di Masio. Il momento delle grandi acquisizioni patrimoniali della famiglia va posto, però, dall'inizio del Trecento. Nel 1316 Emanuele Traversagni dei signori di Vinchio vendette la sua quota dell'omonima località ad Antonio Scarampi. Pochi mesi dopo, Antonio acquistò beni allodiali e una parte del castello nella vicina Mombercelli, della quale fu investito, insieme a Mombarone e Montaldo, dall'imperatore Ludovico nel 1329. I suoi discendenti completarono l'acquisto di Mombercelli dal comune di Asti nel 1371. Nel 1389 Luchino Scarampi entrò in possesso di quattro quinti del castello di Monale. I continui prestiti concessi ai marchesi di Saluzzo e di Monferrato resero possibile l'impressionante serie di acquisti di castelli e giurisdizioni compiuta dalla famiglia nel XIV secolo. Nel 1337, i figli di Antonio Scarampi acquistarono da Manfredo IV di Saluzzo i castelli e i luoghi di Cortemiglia, Castelletto Uzzone, Cessole, San Martino, Perletto, Torre d'Uzzone e parti di Saleggio, Roccaverano, Cairo, Rocchetta del Cairo, Carcare, Altare, Bubbio e Monastero Bormida e ne furono da lui infeudati. Il feudo di Camino, da cui il predicato di un ramo della famiglia, pervenne nel 1323 a Tommaso Scarampi per via dei debiti contratti dal marchese Teodoro I di Monferrato. In modo analogo, nel 1329 e nel 1337 i signori di Camino aggiunsero al loro patrimonio il feudo di Pontestura, loro impegnato dalla marchesa Argentina di Monferrato. Nel 1376 essi ottennero il feudo di Brusaschetto e una parte di quello di Castel San Pietro, ceduto dal marchese di Monferrato a Giorgino Scarampi. La famiglia riconobbe precocemente il dominio visconteo su Asti, collegandosi a esso tramite vincoli di natura feudale: tutti i castelli e i diritti signorili degli Scarampi furono riconosciuti da Gian Galeazzo Visconti, il quale procedette all'investitura.
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