Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “A bon rendre”

marchesi di Cortanze (1622), Moncrivello (1680), Serravalle (1656), Verièl, San Severino; conti di Borgo Sant'Agata, Buttigliera, Calosso, Guarene, La Vezza, Marmorito, Mombarone, Monticello, Poirino, Revello, Revigliasco, Sciolze, Settime, Sommariva Bosco, Sommariva Perno, Valdondona; baroni di Avrieux, Cuynes, Frassinello, Olivola, San Marzanotto, Ternavasio; signori di Agliano, Baldissero, Banna, Barre, Belangero, Borgone, Bra, Canale, Castagnetto, Corsione, Dogliani, Dulin, Fortepasso, Hauteville, Lesegno, Marcellengo, Montà, Montegrosso, Monteu Roero, Neive, Piea, Piobesi Torinese, Porcile, Pralormo, Priocca, Rossana, San Didero, San Raffaele, Santo Stefano Roero; consignori di Alpignano, Balangero, Bruzolo, Burio, Carisio, Casasco, Castagnito, Ceresole, Cervere, Corneliano, Cuccaro, Garzigliana, Magliano, Montaldo, Piobesi d'Alba, Quattordio, Sanfrè, San Gillio, Santena, Torre Valgorera, Torricella, Villarfocchiardo

Provenienza: Bossola, località del suburbio a ovest di Asti
Prime attestazioni: Seconda metà del XII secolo
Posizione sociopolitica:
Famiglia de hospitio, in parte ghibellina e in parte guelfa
 

Roero, o Rotari, appartennero alla nobiltà originaria, figurando già come nobili al loro apparire nella storia: sonò quindi tanto antichi che la loro origine si perde nell'ombra dei secoli.
Fin dai tempi più remoti, furono tra gli uomini più illustri per nobiltà, per ricchezza ed autorità che vi fossero in Asti; “Nobiles de Civitate” li giudicano molti scrittori, mentre altri li dicono stranieri trapiantatisi in Italia.
Alcuni fanno derivare i Roero dalla Germania o, più propriamente, dalle Fiandre; altri li suppongono Longobardi, in base al fatto che il nome “Rotari” si riscontra ripetuto fra quel popolo. Tutti poi concordano nel dire che nel 1160 un Tomaso Roero (capostipite del Roero) si sarebbe trapiantato in Asti, al seguito dell'imperatore Federico Barbarossa che l'avrebbe investito di sommo potere. Ma di questi anni, le notizie sono ancora frammentarie e confuse.
Il Manno inizia la genealogia del casato rotariano, con un certo Berardo Roero che nel XIII secolo fu uno dei più fidi baroni e consigliere intimo dell'imperatore Ottone IV, che egli accompagnò a Roma per l'incoronazione.
Qualunque sia la loro origine, è incontestabile che i Rotari, fin da remotissimi secoli si riscontrano nella storia di Asti in stato eminente, figurando spesso come rappresentanti di quella Repubblica in vari ed importanti trattati. Politicamente i Roero parteggiarono per gli Imperatori, quindi come ghibellini, fatte poche eccezioni, furono sempre aggregati alla fazione dei De Castello (Guttuari, Isnardi, Turco), principali fautori della cacciata da Asti del partito guelfo, già capeggiato dai potentissimi Solaro.
L'opportunismo politico dei Roero fece sì che essi fossero presenti senza soluzione di continuità nella vita pubblica astigiana. Credentari almeno sin dal 1188, i Roero occuparono ripetutamente le più alte cariche comunali. Guglielmo Roero fu più volte “sindacus” e ambasciatore dal 1217 al 1224. Suo figlio Ruffino ne seguì le orme tra 1257 e 1276. Tra i Roero vi fu anche almeno un rettore della società dei Militi, Oberto, nel 1274. Altro personaggio di spicco, Tommaso Roero, fu attivo negli anni più movimentati della storia di Asti, a cavallo tra XIII e XIV secolo. Tommaso Roero fu infatti nominato “sapiens” del comune già nel 1277, segno del prestigio politico e sociale di cui godeva anche in giovane età. Da allora egli svolse numerose missioni diplomatiche e, nel 1292, presenziò all'autenticazione del “liber iurium” di Asti, il libro che raccoglieva i documenti comunali. Legatosi alla parte guelfa e sostenuto nei suoi incarichi dal Popolo, Tommaso Roero fu incessantemente attivo nella vita pubblica fino alla sua morte (1315 circa) eccetto per il breve periodo (1303-1304) in cui subì l'esilio per mano del partito rivale dei De Castello, Corradino, che fu nel 1339 uno dei Savi che approvarono i capitoli della nuova società dei militi. Tra 1339 e 1342, l'operato politico dei Roero, con i Pelletta, influì fortemente nel determinare la fine dell'egemonia guelfa dei Solaro. Altri personaggi degni di memoria sono: Giovanni Roero di Revigliasco, tesoriere del duca d'Orlèans per Asti nel 1420, e di suo figlio Francesco, uomo di fiducia del regime, membro del prestigioso Consiglio segreta ducale e castellano di Bra. Teodoro, senatore e consigliere del duca di Milano nel 1488; Monfrino Roero, governatore di Asti nel 1532; Francesco Roero, gran ciambellano di Francesco I re di Francia; Conreno Roero (o Corrado), primo gentiluomo di camera del duca Carlo Emanuele I di Savoia; Renato Ignazio Roero, tenente generale di cavalleria, indi governatore della città e provincia di Saluzzo, morto nel 1765; Gennaro, viceré di Sardegna nel 1823-1824.
Tenuti in grande stima da Sovrani e Principi, i Roero furono investiti in ogni tempo delle più alte cariche civili, militari e di corte e colmati, sia in patria che all'estero, di sommi onori, nonché di privilegi speciali. E così per un diritto di giustizia regale, concesso dall'imperatore Enrico VII, verso il 1310, potevano in ogni anno graziare tre condannati a morte, e l'imperatore Carlo V volle che uno dei loro palazzi a scelta servisse, quale casa di gran principe, come asilo inviolabile a qualsiasi persona. Erano privilegi questi che furono mantenuti fino al tempo della Rivoluzione Francese (1789).
La contrada, in cui sorgevano in Asti i palazzi dei Roero, si chiamò e si chiama tuttora Via Roero; in passato, per antica consuetudine, era vietato farvi passare i condannati a morte, e i parroci, non potevano transitarvi coi feretri.
Moltissimi i cavalieri gerosolimitani: il Dal Pozzo, che molti ne dimentica, pure ne segna 35. Sette i cavalieri della SS. Annunziata, un cardinale e 12 vescovi.
Ci piace ricordare la lunga serie di personaggi di questa illustre famiglia che appartennero alla gerarchia ecclesiastica:

Importanti rami di questa nobile famiglia sono:

Dai conti di Revigliasco, nel XV secolo derivarono:

Dal ramo dei Roero conti di Settime, si formarono:

asate principalmente sul commercio (a Genova, inizio XIII secolo) e sull'usura. Verso il 1240, i Roero mutuarono denaro al comune, ottenendone in cambio redditi sul moleggio. I Roero furono attivi come prestadenaro nei Paesi Bassi dalla seconda metà del XIII secolo. La loro presenza in Fiandra, Brabante, Hainaut e nella Contea di Looz fu assolutamente capillare e non ebbe eguali fra le altre famiglie di lombardi piemontesi. Successivamente i Roero operarono anche in Germania (Colonia, Bonn) e nell'attuale Svizzera, a Friburgo e Lucerna. Sempre all'estero, nel Trecento essi risultavano in società con le maggiori famiglie ghibelline astigiane (Pallido, Pelletta, De Mercato, Laiolo, De Rocca, Cacherano) e dagli anni Trenta di quel secolo godettero fama di abili finanzieri presso i principi europei. Parallelamente continuarono a prestare in patria, sia alla clientela locale, sia ai Savoia e ai Monferrato.
I Roero furono tra i più ricchi prestatori astigiani nelle terre dipendenti da Casa Savoia, dalla quale ottennero numerose investiture.
Nel XIV secolo questa grande famiglia è in relazione di grossi affari con Amedeo VI e Amedeo VII, col Marchese del Monferrato, col Vescovo di Asti, con il papa Gregorio XI prima, e in seguito con Clemente VII.
E l'acquisto nel 1372 del feudo di Poirino da parte di Aymonetto Roero per 19.000 fiorini d'oro lascia chiaramente intendere, scrive il Brossa, una probabile vendita di Amedeo VI di Savoia ad estinzione di debiti contratti coi Roero stessi.

el 1257, Ruffino Roero fu mallevadore di Tommaso II di Savoia e castellano di Cavoretto. Nel 1277 Tommaso Roero acquistò dal comune beni a Priocca, precedentemente confiscati ad alcune famiglie signorili del luogo. Nel 1287 Oddone Roero acquistò castello, beni e diritti signorili e giurisdizionali a Marcellengo. Nel 1299 un ramo dei Roero fu investito dal vescovo di Asti dei luoghi di Monteu, Santo Stefano e Castagnito. Nel 1375 Percivalle e Aimonetto Roero occuparono il castello di Monticello sottraendolo ai Malabayla, i quali lo occupavano illegalmente. Quattro anni dopo essi acquistarono il castello di Guarene e parte di Piobesi e ne furono investiti dal marchese di Monferrato. Nel 1363 Guglielmo Roero acquistò Sommariva Bosco e nel 1379 i suoi eredi vennero infeudati del castello di Canale da Gian Galeazzo Visconti. Nel 1380 Antonio Roero, della linea di Canale - Sommariva, fu infeudato di Montà dal Visconti. Nel 1387 Aimonetto Roero fu investito per Calosso e per parte di Ceresole dal duca di Orléans; precedentemente egli aveva giurato fedeltà ai Visconti per Pralormo. Nel 1395 Domenico e Antonio Roero prestarono giuramento di fedeltà a Luigi d'Orléans per Ceresole e Canale. Nel 1400 un ramo della famiglia acquistò i diritti sul castello di Vezza. Da segnalare, infine, l'acquisto di Settime compiuto da Opizzino Roero nel 1407 e quello di Cortanze avvenuto nel 1435.